I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

NEWS

Defunti

N. 75 record trovati

GIANOTTI sac. Saverio, salesiano

☩ Pordenone, il 24 Gennaio 2012, a 90 anni

Don Saverio è nato a S. Michele all'Adige (Trento) il 27 novembre 1921 da Pio e Giulia Calovi. È stato battezzato nella Chiesa parrocchiale il 3 Dicembre e ha ricevuto la cresima a Lavis il 30 marzo 1930. Dopo aver superato il corso elementare a Lavis (1927-1933) entra nella casa salesiana di Trento per compiervi l'aspirantato (1933-1939).
Dopo il noviziato a Este (1939-1940) è destinato a Nave per il postnoviziato (1940-1942) e successivamente a Torino «Rebaudengo» (1942-1946). Dopo aver conseguito la Licenza in filosofia, ritorna a Nave come docente (1946-1949). Nel 1949 inizia gli studi teologici a Monteortone e viene ordinato a Monteortone il 29 giugno 1952 da Mons. Girolamo Bortignon.
Giovane sacerdote, incomincia il suo ministero pastorale come docente nella casa di formazione di Nave (1952-1954; 1971-1973) e, successivamente, in varie case salesiane: Castello di Godego (1954-1955; 1967-1970), Mogliano Veneto «Astori» (1955-1961), Cison di Valmarino (1961-1967; 1973-1976), Tolmezzo (1970-1971), Venezia Castello (1976-1980).
Nel 1980 riceve l'obbedienza di terminare gli studi all'Università Pontificia Salesiana di Roma, dove consegue il Dottorato in Filosofia e la Licenza in Teologia. Don Braido, riconoscendone le doti di intelligenza e di impegno nella ricerca, chiede al Rettor Maggiore di averlo come collaboratore nell'Istituto Storico Salesiano appena istituito. Vi rimarrà per 14 anni, dal 1982 al 1996 svolgendo un lavoro prezioso, in particolare nella ricostruzione della bibliografia riguardante gli scritti e gli studi su don Bosco.
Nel 1996 ritorna in ispettoria e passa gli ultimi anni della sua vita salesiana a Pordenone (1996-2012).
Don Saverio aveva a cuore la salvezza delle anime e ha speso la sua vita per la gloria di Dio, come gli aveva insegnato don Bosco.
Al mattino, quando celebrava con devozione l'Eucaristia, spesso piangeva e baciava l'ostia e il calice. Nonostante i novant'anni e nonostante non si reggesse più in piedi, pochi giorni prima del ricovero in ospedale, ha desiderato ricevere dal direttore l'eucaristia stando in ginocchio, con il volto rigato dalle lacrime. Nella sua vita sacerdotale aveva coltivato un profondo senso liturgico e si lamentava quando aveva l'impressione che si celebrasse senza attenzione e il dovuto raccoglimento interiore.
La sua fede radicata e il desiderio di fare la volontà di Dio si è manifestata in modo alquanto originale nell'ultimo mese. Al rientro dalle vacanze di Natale la sua salute andava peggiorando.
Don Saverio era un salesiano appassionato, pronto a pagare di persona, capace di accogliere il sacrificio della sofferenza, innamorato di Dio e grato per il dono della vocazione salesiana e sacerdotale. Per lui la consacrazione religiosa era veramente un totale e incondizionato mettersi a disposizione di Dio, al di sopra di ogni inclinazione, attitudine e gusto personale, e questa sua totale disponibilità fu messa a dura prova nella sua vita.
Aveva una fede forte, senza incrinature e ombre e un approccio coinvolgente alle cose e alle attività che affrontava con molta passione.
Don Saverio si è lasciato afferrare saldamente da Cristo nella sua vita. Ha celebrato quotidianamente l'eucaristia ed ha compiuto ogni giorno la sua "trasfigurazione"

CADROBBI sac. Luigi, salesiano

☩ Castello di Godego (TV), il 2 Febbraio 2012, a 89 anni

Don Luigi è nato a Baselga di Pinè (Trento) il 4 novembre 1922 da Domenico e Domenica Gasperi. Il 5 novembre ha ricevuto il battesimo.
Dopo aver frequentato le scuole elementari nel 1936 entra nel Seminario minore di Trento e vi rimane tre anni (1936-1939), frequentando le tre prime classi del ginnasio. Il Rettore del Seminario minore, don Benazzolli, scrivendo una lettera di presentazione di Luigi per il noviziato lo ricorda come timido, ma sereno e molto buono, diligente e disciplinato e di pietà sentita.
Dopo un periodo di aspirantato nella casa salesiana di Trento (1940-1941), in occasione della festa di Maria Ausiliatrice fa domanda al direttore di entrare in noviziato.
Emessa la professione temporanea al termine del noviziato a Este (1941-1942) è inviato per il postnoviziato a Nave (1942-1945). Le prime esperienze pastorali le vive nella casa di Schio (1945-1946) e Pordenone (1946-1948), dove manifesta buone attitudini all'insegnamento e una particolare sensibilità nell'educazione dei ragazzi.
A 26 anni inizia gli studi di teologia a Monteortone (1948-1952), dove viene ordinato sacerdote il 29 giugno 1952. In seguito proseguirà gli studi conseguendo la Licenza in teologia.
Il ministero pastorale di don Luigi, come catechista e insegnante nella scuola media, lo vede impegnato con i giovani in varie case dell'Ispettoria: Venezia «Coletti», Trento (1953-1955; 1974-1976), Bevilacqua (1955-1957), Udine (1957-1958), Este (1958-1961; 1962-1974) Verona «Don Bosco» (1961-1962), Bardolino (1995-2007). L'ultima destinazione è la casa «Mons. Cognata» di Castello di Godego (2007-2012).
Fino alla fine della vita è stato obbediente alla sua consacrazione come religioso salesiano: per questo i giovani gli volevano bene e lui li amava.
Persona dal cuore mite, manifestava la serenità interiore con il sorriso e l'affabilità del tratto. Don Luigi aveva un'agendina che conteneva tutti i nomi dei suoi allievi ed exallievi: li ricordava tutti per nome e pregava per loro e i giovani gli erano affezionati.
Gli piaceva andare in montagna e il suo interesse era la contemplazione della bellezza della natura, che faceva apprezzare anche a quanti lo accompagnavano.
Don Luigi era una persona riservato nella sua vita spirituale, ma si percepiva il suo impegno per ravvivare la coscienza della sua intima relazione con Dio attraverso una preghiera semplice, fiduciosa e apostolica: congiungeva spontaneamente la preghiera con la vita.
È stato un salesiano sacerdote fedele fino alla fine alla Congregazione e alla Chiesa. La serenità della sua morte e il suo abbandono sereno e fiducioso al Dio della Vita è lo specchio della sua vita.

VIRGINTINO sac. Pasquale, salesiano

☩ Salerno, il 25 Febbraio 2010, a 92 anni


Pasquale Virgintino nasce il 6 Gennaio 1918 in via Piazzolla a Santeramo in Colle, da mamma Giuseppina Perniola e papà Francesco. Ultimo di nove figli, rimasto orfano di padre alla tenera età di sette anni, si lega particolarmente alla mamma, la quale, sull'esempio di mamma Margherita, imparte ai suoi figli un'educazione fortemente improntata sui valori religiosi, tanto che ben presto in casa fioriscono tre vocazioni: quella di suo fratello Giuseppe, che diverrà sacerdote secolare alla Sacra Rota, di sua sorella Chiara, che prenderà i voti divenendo suora delle Zelatrici del Sacro Cuore alle quali è tanto devota sin da giovanissima, e la sua.
A soli quattordici anni, Pasquale, o meglio Pasqualino, così come amano chiamarlo tutti, per il suo fisico da sempre esile ma scattante, tanto che quando cammina pare volteggiare come un ballerino, parte per l'Aspirantato Salesiano di Genzano, dove segue gli studi ginnasiali.
In seguito, si trasferisce ad Amelia, in provincia di Terni, dove segue il noviziato terminato con la professione religiosa il 25 Agosto 1935.
Completati gli studi liceali a Lanuvio, si trasferisce a Roma Sacro Cuore per il tirocinio che conclude con la professione perpetua emessa a Roma Mandrione il 16 Agosto 1941 e per studiare teologia.
Terminati gli studi viene ordinato sacerdote il 15 Luglio 1945 con incommensurabile gioia di tutti, in particolare della sua affezionata madre che sino a quel momento tanto atteso prega per lui con fede e devozione.
Ordinato sacerdote viene inviato a Lanusei, in Sardegna, e vi rimane dieci anni, occupato nell'insegnamento di materie letterarie per i ragazzi aspiranti e nella progettazione e realizzazione del "Tempio Don Bosco", che gli permette di esprimere tutto il suo amore per l'arte in ogni sua sfaccettatura.
In seguito, viene trasferito per dodici anni a Roma Cinecittà che lo vede impegnato come insegnante, attività a lui congeniale e che predilige particolarmente.
Successivamente trascorre un anno a Selargius, in Sardegna, come insegnante, per poi essere trasferito nuovamente a Roma per cinque anni, presso l'Opera del Borgo Ragazzi Don Bosco.
Nel 1966, a Santeramo, grazie al buon cuore del Cavaliere Plantamura Angelo Felice e di sua moglie, donna Maria Cristina Sette, viene fondata una Casa Salesiana di Aspirantato, fiore all'occhiello ancora oggi, a distanza di quarantacinque anni, per i cittadini santermani.
Così, nel 1974, con sua grande meraviglia, Don Pasqualino ritorna alle origini: viene trasferito definitivamente nel suo paese natale.
Era una persona speciale, unica, che, nonostante la sua venerabile età (novantadue primavere intensamente vissute), tanto ancora voleva donare, in maniera assolutamente incondizionata e gratuita ai suoi confratelli, ai suoi giovani, nei quali credeva fermamente, proprio come San Giovanni Bosco, del quale sempre ha voluto con orgoglio testimoniare l'esempio.
Gli ultimi anni, quelli della sofferenza e della malattia, con le quali ha imparato a convivere con una dignità senza eguali, sono stati vissuti da Pasqualino come in un'intensa Via Crucis.
Don Pasqualino si è contraddistinto, dunque, per essere stato un sacerdote eclettico, dalle doti innate di insegnante, artista, educatore a 360°, nonché grande esempio di virtù, incarnando appieno il modello di San Giovanni Bosco.

ROSSI sac. Pietro, salesiano

☩ Mestre (VE), il 26 Dicembre 2011, a 87 anni

Don Pietro è nato a Soraga (TN) da papà Pietro e mamma Margherita Brunel il 16 Ottobre del 1924.
Ha fatto di tutta la sua esistenza un servizio liturgico al Natale. Cosa significa educare la vita se non prolungare il Natale del Signore nel tempo? Cosa significa educare dei ragazzi se non far crescere la vita, dare forma alla vita, aprire alla vita, attrezzare per la vita, orientare alla vita, far sognare la vita?
Don Pietro s'è lasciato prendere dal fascino di don Bosco all'età di 24 anni (noviziato nel 1948). E Don Bosco fu un uomo talmente innamorato della vita, che fioriva sotto i suoi occhi ma che vedeva minacciata da tante insidie di morte, da votarsi interamente al non facile compito dell'educare, ben sapendo, quando tutto sembrava crollare dentro di lui e attorno a lui, che poteva sempre contare sul Dio della vita che lo aveva chiamato a quella missione fin dal sogno dei nove anni.
Don Pietro ha svolto questa missione tramite la scuola, convinto che la scuola non è un fine ma un mezzo, strumento efficace per far prendere coscienza della vita che freme dentro ogni ragazzo, della vita che attornia ogni ragazzo avvolgendolo di opportunità e di limiti, della vita che si affaccia ad ogni ragazzo come progetto, chiamata a qualcosa di particolare, esercizio di libertà e di responsabilità. Insegnava lingue, don Pietro; ma attraverso quell'insegnamento egli voleva insegnare la lingua di Dio che è poi la lingua dell'uomo e la lingua dell'uomo che è poi la lingua di Dio. Ha evangelizzato educando ed ha educato evangelizzando.
Educatore sempre, ma soprattutto attraverso la scuola: fin da giovane nei tre anni di prova svolta nell'oratorio di Schio (1951-1954), e poi a Belluno (1959-1962), a Legnago (1962-1976), ed infine all'Istituto "Don Bosco" di Verona (1976-1999). Lo è stato finché ne ha avuto la forza; ma, nel ritirarsi dall'insegnamento, ha avuto la gioia di poter continuare il suo ministero sacerdotale, con un servizio alla comunità di lingua italiana del Duomo di Bolzano, presso i malati della Clinica Bonvicini (fino al giugno scorso quando le forze sono proprio crollate) e, quand'era richiesto e gli era possibile, anche in questa vostra parrocchia di Soraga; ma ha profuso il suo zelo sacerdotale anche nell'animazione del gruppo dei Salesiani Cooperatori, laici che, avendo abbracciato la grande causa di don Bosco, si prodigano a favore dei giovani, soprattutto i più disagiati.
Lo ha fatto con la semplicità che lo caratterizzava, riconoscendo umilmente i suoi limiti ma anche cogliendo tutte le occasioni alla sua portata per servire i fratelli e rendersi, in qualche modo, utile alla comunità una semplicità di cuore che aveva attinto, crediamo, da questa terra e dalla sua gente; là dove non sono le belle parole, le dotte teorie, gli elaborati ragionamenti, i complicati progetti a contare, ma piuttosto i gesti semplici di ogni giorno, la fatica del quotidiano, l'essenzialità di pensieri e dei sentimenti, lo sguardo catturato dalla bellezza che, qui, s'impone su ogni altra cosa.
Servitore della vita è stato don Pietro; ha incontrato il Signore della vita il giorno della festa di Santo Stefano.

BERGAMIN sac. Antonio, salesiano

☩ Mestre (VE), il 12 Novembre 2011, a 79 anni

Don Antonio è nato a San Matrino di Lupari da Tranquillo e Lina Pettenuzzo il 2 novembre 1932. La prima casa salesiana che l'ha accolto, nel 1950, è stata il Patronato di Venezia, dove ha fatto l'anno di aspirantato. L'anno successivo è andato in noviziato per iniziare il suo cammino di consacrazione a Dio. Dopo due anni di tirocinio, uno a Belluno, allo Sperti, e uno a Bevilacqua, ha frequentato gli studi teologici ed è stato ordinato a Monteortone.
Ha iniziato il suo ministero sacerdotale con i piccoli, come docente alle elementari di Schio. La presenza nell'oratorio di quella casa, in modo particolare per l'animazione degli scout e l'animazione delle attività sportive, è diventata la palestra per prepararsi ai futuri incarichi: responsabile dell'oratorio di Padova dal 1968 al 1972 e di Belluno dal '72 al '78. Quell'anno i superiori gli affidarono un compito piuttosto impegnativo: far nascere la comunità parrocchiale di Verona San Domenico Savio. Costituita da pochissimi anni, la parrocchia non aveva ancora una identità ed era senza strutture.
Al termine dei 9 anni passati a Verona, prima che gli fossero indicati altri servizi da prestare, chiese di poter trascorrere un anno in terra santa per un aggiornamento biblico. La generosità nel dedicarsi alla missione non gli faceva dimenticare la necessità di curare la sua formazione.
Gli ambienti in cui proseguirà la sua attività negli anni successivi sono quelli oratoriani parrocchiali, Padova - Schio - e poi nuovamente a Padova, potendo così mettere a frutto la sua esperienza. Negli ultimi cinque anni è stato l'incaricato del pensionato universitario, fino al 21 settembre del 2011 quando si è trasferito nella casa Artemide Zatti.
Don Antonio era un uomo appassionato per la vita, un salesiano ottimista con lo sguardo proteso verso un futuro nel quale scorgeva sempre un progetto di bene scritto da Dio per i suoi giovani. Non c'era niente che potesse fermarlo, nemmeno la malattia con la quale conviveva, con la sua gravità, da ormai due anni. Un uomo dalla fede grande e nello stesso tempo un uomo semplice; puntava in alto ma sapeva accontentarsi del poco. Un uomo esigente con se stesso e indulgente con gli altri preoccupato che ciascuno trovasse la sua strada nella vita compiendo la vocazione per la quale il Signore lo aveva chiamato.
A conclusione di una vita tanto intensa, spesa generosamente per i giovani, e non solo, il Signore ha preparato don Antonio al momento decisivo della sua vita. Mentre la malattia avanzava e consumava le sue energie, cresceva il suo abbandono alla volontà di Dio, un'offerta consapevole della sua vita. Dopo aver ricevuto l'unzione degli infermi, in un momento di profonda commozione diceva alla persona che gli era accanto: "mi sento risanato nell'anima". E nelle ultime ore, nonostante i dolori, il suo volto è sempre rimasto sereno.

OTTOBONI sac. Mario, salesiano

☩ Porto Viro (RO), il 27 Dicembre 2011, a 86 anni

Don Mario è nato a Pincara (Rovigo) il 28 maggio 1925.
Nell'ottobre del 1945 entra nella casa salesiana di Verona Don Bosco e frequenta con buon profitto i cinque anni del corso ginnasiale e l'aspirantato. Il 15 agosto 1950 entra in noviziato ad Albaré di Costermano e, dopo la prima professione religiosa, è destinato a Nave per il postnoviziato e per concludere le scuole superiori magistrali. Il tirocinio lo vede impegnato come assistente e insegnante nelle case di Schio, Venezia Alberoni, Venezia San Giorgio.
Nel 1957, dopo la professione perpetua, fa domanda di andare in missione e viene destinato a Santiago del Cile per gli studi teologici. Il lungo viaggio inizia a Genova con l'imbarco sulla Amerigo Vespucci e termina nel mese di marzo a Santiago. Terminati gli studi teologici, viene ordinato a Santiago il 30 novembre 1960 da Mons. Erniglio Tagle.
Il primo impegno pastorale dopo l'ordinazione è a Lima, in Perù, dove celebra la sua prima santa messa nella grande e bella Basilica di Maria Ausiliatrice.
In questi primi anni di sacerdozio porta a termine gli studi universitari a Lima, con specializzazione in filosofia e teologia e inizia l'insegnamento in Filosofia e altre materie inerenti le scienze sociali.
Il 5 febbraio del 1963 ritorna a San Bellino e celebra la sua prima Santa Messa al paese, accolto in festa dai parenti e dai parrocchiani. Terminato il periodo di vacanza in Italia viene destinato alla Bolivia dove rimarrà dal 1963 al 1986. In questi anni di missione svolge il suo ministero pastorale come docente in varie case: a Cochabamba dove viene nominato direttore degli studi del Collegio Don Bosco e professore di Filosofia e Psicologia; a Pairumani, è direttore degli studi e insegnante di religione nella scuola agricola; nel 1970, gli viene affidata la direzione del Centro Pilota di Educazione Rurale di El Naranjal Don Bosco a Muyurina (Santa Cruz - Montero) e, infine, a La Paz.
Nel 1986 chiede all'ispettore della Bolivia, Don Tito Solari e al Rettor Maggiore, don Egidio Viganò, di ritornare in Italia per motivi di salute. L'ispettore che lo accoglie, don Luigi Zuppini, lo destina a Venezia San Girolamo, dopo avergli affidato per breve tempo il servizio pastorale dalle Figlie di Maria Ausiliatrice a Conegliano. Non passa un anno e gli viene richiesto di andare a Gatchina (San Pietroburgo) in Russia, dove l'ispettoria ha da poco iniziato una presenza salesiana. Vi rimarrà per un anno per poi ritornare a Venezia San Girolamo e poi, fino alla morte, a Porto Viro.
Una caratteristica di don Mario è stata la fedeltà e la adattabilità alle situazioni: sempre disponibile all'obbedienza e attento alle esigenze delle persone.
Persona dal cuore mite, manifestava la serenità interiore con il sorriso e l'affabilità del tratto. La pace interiore che traspariva dal volto gli permetteva di conquistare la simpatia e l'affetto della gente: era sempre pronto ad ascoltare e consigliare. Lo contraddistingueva un tratto delicato e sapeva sorridere anche quando, a causa della sordità, non capiva bene quanto gli veniva detto.
Don Mario era ricercato per il sacramento della penitenza. Lo si trovava sempre nel suo ufficio in parrocchia, dove confessava, con la Bibbia o con un libro di spiritualità tra le mani, anche se ultimamente leggeva con fatica.
Sincerità e schiettezza venivano sempre congiunte a un atteggiamento semplice e umile. Con poche parole sapeva dire quello che pensava, senza alzare il tono e sempre con amabilità.
Potremmo dire sinteticamente che don Mario è stato un uomo di Dio che è vissuto in unione con Dio e la sua morte, improvvisa e serena, è lo specchio della sua vita.

1 - 2 - 3 - 4 - 5 - 6 - 7 - 8 - 9 - 10 - 11 - 12 - 13