I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

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Defunti

N. 75 record trovati

FLORI sig.ra Flora, exallieva cooperatrice

☩ Corigliano d'Otranto (LE), il 4 novembre 2013, a 85 anni

A un anno dalla scomparsa, vogliamo ricordare la signora Flori Flora, una salesiana D.O.C. a 360 gradi: Cooperatrice, Exallieva di Don Bosco, e, per anni, coordinatrice nazionale dei laboratori Mamma Margherita.
Dopo aver lasciato un segno indelebile della sua Salesianità nella scuola (dove ha speso la maggior parte di suoi anni come insegnante nelle scuole elementari), una volta in pensione, ha dedicato tutte le sue energie nell'animazione e nella formazione dei ragazzi e dei giovani dell'Oratorio di Corigliano d'Otranto.
Né mai ha trascurato di essere prodiga di buoni consigli agli adulti, cooperatori, exallievi e parrocchiani che, numerosi, si rivolgevano a lei.
Negli ultimi anni si è dedicata principalmente a svolgere la sua attività di responsabile locale della Caritas. Ha fatto della sua abitazione un porto franco, sempre aperto ad accogliere gli extra comunitari e non solo, che si rivolgevano a lei per bisogno. Per tutti, oltre ad un buon consiglio e una parola di consolazione e di speranza, aveva da dare un po' di cibo e qualche capo di abbigliamento che altre persone avevano provveduto a farle avere.
Il suo buonsenso, la sua saggezza, la sua delicatezza, la sua discrezione e la sua signorilità erano ciò che la identificavano.

LOMBARDI sac. Domenico (Mimmo), salesiano

☩ Foggia, il 5 agosto 2014, a 64 anni

Salesiano dal 1968, amato e stimato da tutti, don Mimmo da 7 anni era vice parroco della parrocchia salesiana del Sacro Cuore di Gesù a Foggia.
Prima ancora di giungere nella parrocchia foggiana aveva rivestito numerosi incarichi nelle diverse case dell'Ispettoria Meridionale Salesiana: Bova Marina, Soverato, Potenza, Cisternino, Cerignola - in quest'ultima realtà salesiana era stato incaricato dell'oratorio, direttore-parroco.
Sempre sorridente, era animato da una forte spiritualità, dall'Amore al Signore Gesù, a Maria Ausiliatrice, a don Bosco, alla Chiesa e alla Congregazione. Amava i giovani e la comunità parrocchiale. La sua vita è stata concretezza di servizio e disponibilità incondizionata; nei vari progetti e iniziative sapeva coinvolgere ed entusiasmare.
La comunità del Sacro Cuore è stata in lutto per l'improvvisa scomparsa dell'amato don Domenico Lombardi.
Il Signore ha chiamato don Mimmo alla liturgia del cielo il 5 agosto, nel giorno del suo 36° anniversario di sacerdozio e a pochi giorni dal suo onomastico (8 agosto) e dal suo 65° compleanno (era nato il 16 agosto 1949 a Morcone-BN).

VENUTI sac. Vittorio, salesiano

☩ Mestre (VE), l'11 luglio 2014, a 94 anni

Don Vittorio era nato a Valle di Reana del Rojale (UD) il 6 ottobre del 1919, figlio di Massimo e Maria Liva Freschi. Fu battezzato la settimana dopo, il 12 ottobre, col nome di Alfonso Vittorio.
Da ragazzo viene invitato ad andare a studiare a Penango, in Piemonte, entra nella scuola salesiana all'età di quasi 14 anni. Negli anni di studio conosce don Bosco, la sua vita spesa per la salvezza dei giovani e matura il desiderio di andare in missione; il 17 ottobre del 1937 arriva in Argentina; aveva 18 anni. Aveva ricevuto pochi mesi prima l'abito clericale dalle mani del vescovo monsignor José Corso.
Pochi mesi dopo il suo arrivo nel paese inizia il noviziato nella città di Fortín Mercedes, provincia di Buenos Aires. Fece la sua prima professione il 28/01/1939. Rimase a Fortín Mercedes facendo i suoi studi di filosofia fino al 1942.
Tra il 1942 e il 1947 lo troviamo in Patagonia: Río Gallegos, poi e San Julián e successivamente a Buenos Aires per iniziare poi i suoi studi teologici presso l'"Istituto Villada" in Córdoba. Sarà ordinato sacerdote in quella città il 22/11/1953 dal vescovo locale, monsignor Castellanos.
Negli anni successivi sviluppò il suo ministero come insegnante, prefetto, parroco, economo e direttore nelle seguenti comunità: San Julián, Puerto Deseado, Río Grande-Tierra del Fuego e Ushuaia.
Nell'aprile 1990 don Vittorio venne in Italia per farsi curare. Rientrò in Argentina, nella casa di Ushusaia, nel mese di ottobre dell'anno successivo, dove vi rimase sino al 2003. Nel 2003 tornò nella sua amata Italia, fino alla morte.
Muore a 94 anni, 75 anni di professione religiosa e 60 anni di sacerdozio. Era stato missionario in Argentina per 63 anni.
Chi ha conosciuto don Vittorio lo ricorda come un uomo schivo e poco incline a dire qualcosa di sé. Era piuttosto austero e parsimonioso, ma dal tratto tenace e generoso.
Don Vittorio ha vissuto la sua vocazione missionaria con dedizione. Essa ha la radice nel battesimo che ci fa figli, testimoni e missionari di Cristo.

VITACCHIO don Carlo, salesiano

☩ Santorso (VI), il 9 marzo 2014, a 83 anni

Nato in un piccolo paese del vicentino il 4 aprile del 1930 da papà Giovanni e mamma Margherita, entrambi operai, era il secondo figlio di quattro. La sua era una famiglia povera ma serena.
Nel 1940 scoppiò la seconda guerra mondiale, il padre fu chiamato al servizio militare e la madre restò sola a provvedere ai figli. Così il parroco decise di mandarlo all'aspirantato salesiano di Trento. Aveva appena dieci anni!
Le vicende della guerra costrinsero i superiori a chiudere l'istituto e così, insieme ai compagni di classe, fu trasferito al collegio Astori di Mogliano Veneto.
Nel 1946 entrò in noviziato ad Este e nel 1947 emise la prima professione religiosa. Nel 1953 entrò in teologia a Monteortone e nel 1957 emise l'ordinazione sacerdotale.
Diverse le comunità salesiane che lo hanno visto come tirocinante, sacerdote, catechista e preside: Bolzano, Trento, Rovereto, Verona. Il 21 settembre 1972 gli viene affidato l'incarico di andare in Germania per vedere le possibilità di intervento per i giovani emigrati. Nel 1974 costituisce insieme ad altri due confratelli la prima comunità salesiana a Colonia.
Dopo 10 anni di Germania ritorna in ispettoria dove gli viene proposto di andare a Recife in Brasile. Così, all'età di 54 anni il 20 gennaio 1984 parte per questa nuova missione. 5 anni dopo viene trasferito a Muricì, sempre in Brasile, dove nacquero due asili intitolati rispettivamente a Don Bosco e a Maria Ausiliatrice, finanziati da tanti benefattori d'Europa e del Canada.
Richiamato dai superiori rientrò in Italia nel 1992 dove fu destinato nella comunità parrocchiale di Santa Croce a Verona per un anno. Successivamente ripartì per il Brasile, destinato all'Istituto filosofico di Recife dove passò gli ultimi 3 anni della sua permanenza in terra straniera.
Nel 1997 rientra definitivamente in Italia assegnato alla parrocchia di san Domenico Savio di Verona, dedicandosi al lavoro pastorale, dove rimarrà fino alla chiamata del Signore.

VIANELLO sig. Antonio, coadiutore

☩ Castello di Godego (TV), il 27 dicembre 2013, a 92 anni

Antonio nasce a Venezia il 22 gennaio 1921, terzo figlio dopo Natale e Olga. Era fieramente orgoglioso della sua origine veneziana e molto affezionato alla sua famiglia.
Frequenta il corso elementare a Venezia e partecipa all'Azione Cattolica della sua Parrocchia fino a diventare "Aspirante Capo". Il suo responsabile, il M° Eugenio Stefani, accompagna la vocazione di Antonio e nel 1935 lo presenta al direttore dell'Istituto "don Bosco" di Verona perché venga accolto a fare la 3a ginnasiale. Viene accettato tra i "Figli di Maria" e nel contempo presta servizio come refettoriere e portinaio. Dopo 4 anni chiede di entrare in Noviziato. Ha 18 anni! Viene accolto a pieni voti riconoscendo in lui un giovane buono, allegro e secondo lo spirito di Don Bosco.
Nei suoi 72 anni come salesiano, lo troviamo in varie case dell'Ispettoria: Gorizia, Schio, Belluno, Pordenone; Venezia-Coletti, Mezzano, Castello di Godego per 39 anni.
Conseguirà un diploma come infermiere che gli permetterà di svolgere questo servizio per confratelli e giovani.
Una personalità aperta, allegra, semplice, umile, generosa, laboriosa, tenace, fedele nelle amicizie. Era tutto un movimento e si interessava tantissimo dei ragazzi e della loro formazione; ci teneva molto alla vita di comunità e alle pratiche di pietà. Un uomo al servizio totale e generoso della Comunità, sentita sempre come la sua famiglia.
Era un uomo dalle mille mansioni: provveditore attento, infermiere, attore insuperabile per mimica e gesti, pilota di barche e barconi nella sua Venezia, sacrista scrupoloso e un cerimoniere attento in chiesa, lettore curioso e incallito di notizie religiose. Tutti lo ricordano con grande affetto e riconoscenza.

MARCHIORI don Giorgio, salesiano

☩ Mestre (VE), l'11 dicembre 2013, a 74 anni

Don Giorgio era nato a Premaore di Camponogara (VE) nel 1939. Era il primo di tre fratelli, il papà era operaio. La mamma si ammalò di Parkinson subito dopo la nascita del terzo figlio.
Il parroco, vedendo Giorgio e suo fratello Ranieri due ragazzi buoni e bravi, propose loro di andare a Castello di Godego per studiare, dato che la famiglia non poteva sostenere le spese degli studi.
Alla scuola di Mons. Cognata crebbero in lui l'amicizia con il Signore e il desiderio di donare la vita per un grande ideale. Dopo la Quinta Ginnasio Giorgio maturò il desiderio di farsi salesiano e andò in Noviziato ad Albarè; fece la prima professione nel 1956.
Ragazzo buono, di belle doti, di pietà, generoso, di buon senso, impegnato nel lavoro, di spirito religioso e apostolico ottimo. Fu ordinato sacerdote nella parrocchia dove è stato battezzato, un'eccezione per allora, a motivo della malattia della mamma.
Ha girato varie case dell'Ispettoria facendo il parroco o il direttore. È stato a Chioggia, a San Donà, a Trieste, a Pordenone fino al 1996 quando venne a mancare la mamma.
Era un sacerdote molto dedito alla gente, gioviale e povero, riservato.
Dopo la morte della mamma accettò l'obbedienza di andare parroco al "Sacro Cuore" di Roma ma poco dopo chiese di cambiare casa e andò come "Parroco del Papa" a Castel Gandolfo.
Nel 2002 gli venne richiesta la disponibilità di andare in Romania a Costanza. Andò con entusiasmo, si buttò a conoscere la gente, a recuperare i ragazzi di strada che vivevano nei tombini della città, trascurando anche la propria salute. Desiderava dare la vita per la gente che gli era affidata.
Don Giorgio avrebbe desiderato morire ed essere sepolto in Romania, ma un ictus lo costrinse a rientrare in Italia curando quel diabete che lo avrebbe reso cieco assieme ad altri danni di salute.
Visse gli ultimi anni nella casa "Artemide Zatti" amorevolmente seguito dai confratelli, dalle suore e dal personale. È stato sepolto nel cimitero del suo paese.

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