I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

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Defunti

N. 72 record trovati

ROSSI sac. Pietro, salesiano

☩ Mestre (VE), il 26 Dicembre 2011, a 87 anni

Don Pietro è nato a Soraga (TN) da papà Pietro e mamma Margherita Brunel il 16 Ottobre del 1924.
Ha fatto di tutta la sua esistenza un servizio liturgico al Natale. Cosa significa educare la vita se non prolungare il Natale del Signore nel tempo? Cosa significa educare dei ragazzi se non far crescere la vita, dare forma alla vita, aprire alla vita, attrezzare per la vita, orientare alla vita, far sognare la vita?
Don Pietro s'è lasciato prendere dal fascino di don Bosco all'età di 24 anni (noviziato nel 1948). E Don Bosco fu un uomo talmente innamorato della vita, che fioriva sotto i suoi occhi ma che vedeva minacciata da tante insidie di morte, da votarsi interamente al non facile compito dell'educare, ben sapendo, quando tutto sembrava crollare dentro di lui e attorno a lui, che poteva sempre contare sul Dio della vita che lo aveva chiamato a quella missione fin dal sogno dei nove anni.
Don Pietro ha svolto questa missione tramite la scuola, convinto che la scuola non è un fine ma un mezzo, strumento efficace per far prendere coscienza della vita che freme dentro ogni ragazzo, della vita che attornia ogni ragazzo avvolgendolo di opportunità e di limiti, della vita che si affaccia ad ogni ragazzo come progetto, chiamata a qualcosa di particolare, esercizio di libertà e di responsabilità. Insegnava lingue, don Pietro; ma attraverso quell'insegnamento egli voleva insegnare la lingua di Dio che è poi la lingua dell'uomo e la lingua dell'uomo che è poi la lingua di Dio. Ha evangelizzato educando ed ha educato evangelizzando.
Educatore sempre, ma soprattutto attraverso la scuola: fin da giovane nei tre anni di prova svolta nell'oratorio di Schio (1951-1954), e poi a Belluno (1959-1962), a Legnago (1962-1976), ed infine all'Istituto "Don Bosco" di Verona (1976-1999). Lo è stato finché ne ha avuto la forza; ma, nel ritirarsi dall'insegnamento, ha avuto la gioia di poter continuare il suo ministero sacerdotale, con un servizio alla comunità di lingua italiana del Duomo di Bolzano, presso i malati della Clinica Bonvicini (fino al giugno scorso quando le forze sono proprio crollate) e, quand'era richiesto e gli era possibile, anche in questa vostra parrocchia di Soraga; ma ha profuso il suo zelo sacerdotale anche nell'animazione del gruppo dei Salesiani Cooperatori, laici che, avendo abbracciato la grande causa di don Bosco, si prodigano a favore dei giovani, soprattutto i più disagiati.
Lo ha fatto con la semplicità che lo caratterizzava, riconoscendo umilmente i suoi limiti ma anche cogliendo tutte le occasioni alla sua portata per servire i fratelli e rendersi, in qualche modo, utile alla comunità una semplicità di cuore che aveva attinto, crediamo, da questa terra e dalla sua gente; là dove non sono le belle parole, le dotte teorie, gli elaborati ragionamenti, i complicati progetti a contare, ma piuttosto i gesti semplici di ogni giorno, la fatica del quotidiano, l'essenzialità di pensieri e dei sentimenti, lo sguardo catturato dalla bellezza che, qui, s'impone su ogni altra cosa.
Servitore della vita è stato don Pietro; ha incontrato il Signore della vita il giorno della festa di Santo Stefano.

BERGAMIN sac. Antonio, salesiano

☩ Mestre (VE), il 12 Novembre 2011, a 79 anni

Don Antonio è nato a San Matrino di Lupari da Tranquillo e Lina Pettenuzzo il 2 novembre 1932. La prima casa salesiana che l'ha accolto, nel 1950, è stata il Patronato di Venezia, dove ha fatto l'anno di aspirantato. L'anno successivo è andato in noviziato per iniziare il suo cammino di consacrazione a Dio. Dopo due anni di tirocinio, uno a Belluno, allo Sperti, e uno a Bevilacqua, ha frequentato gli studi teologici ed è stato ordinato a Monteortone.
Ha iniziato il suo ministero sacerdotale con i piccoli, come docente alle elementari di Schio. La presenza nell'oratorio di quella casa, in modo particolare per l'animazione degli scout e l'animazione delle attività sportive, è diventata la palestra per prepararsi ai futuri incarichi: responsabile dell'oratorio di Padova dal 1968 al 1972 e di Belluno dal '72 al '78. Quell'anno i superiori gli affidarono un compito piuttosto impegnativo: far nascere la comunità parrocchiale di Verona San Domenico Savio. Costituita da pochissimi anni, la parrocchia non aveva ancora una identità ed era senza strutture.
Al termine dei 9 anni passati a Verona, prima che gli fossero indicati altri servizi da prestare, chiese di poter trascorrere un anno in terra santa per un aggiornamento biblico. La generosità nel dedicarsi alla missione non gli faceva dimenticare la necessità di curare la sua formazione.
Gli ambienti in cui proseguirà la sua attività negli anni successivi sono quelli oratoriani parrocchiali, Padova - Schio - e poi nuovamente a Padova, potendo così mettere a frutto la sua esperienza. Negli ultimi cinque anni è stato l'incaricato del pensionato universitario, fino al 21 settembre del 2011 quando si è trasferito nella casa Artemide Zatti.
Don Antonio era un uomo appassionato per la vita, un salesiano ottimista con lo sguardo proteso verso un futuro nel quale scorgeva sempre un progetto di bene scritto da Dio per i suoi giovani. Non c'era niente che potesse fermarlo, nemmeno la malattia con la quale conviveva, con la sua gravità, da ormai due anni. Un uomo dalla fede grande e nello stesso tempo un uomo semplice; puntava in alto ma sapeva accontentarsi del poco. Un uomo esigente con se stesso e indulgente con gli altri preoccupato che ciascuno trovasse la sua strada nella vita compiendo la vocazione per la quale il Signore lo aveva chiamato.
A conclusione di una vita tanto intensa, spesa generosamente per i giovani, e non solo, il Signore ha preparato don Antonio al momento decisivo della sua vita. Mentre la malattia avanzava e consumava le sue energie, cresceva il suo abbandono alla volontà di Dio, un'offerta consapevole della sua vita. Dopo aver ricevuto l'unzione degli infermi, in un momento di profonda commozione diceva alla persona che gli era accanto: "mi sento risanato nell'anima". E nelle ultime ore, nonostante i dolori, il suo volto è sempre rimasto sereno.

OTTOBONI sac. Mario, salesiano

☩ Porto Viro (RO), il 27 Dicembre 2011, a 86 anni

Don Mario è nato a Pincara (Rovigo) il 28 maggio 1925.
Nell'ottobre del 1945 entra nella casa salesiana di Verona Don Bosco e frequenta con buon profitto i cinque anni del corso ginnasiale e l'aspirantato. Il 15 agosto 1950 entra in noviziato ad Albaré di Costermano e, dopo la prima professione religiosa, è destinato a Nave per il postnoviziato e per concludere le scuole superiori magistrali. Il tirocinio lo vede impegnato come assistente e insegnante nelle case di Schio, Venezia Alberoni, Venezia San Giorgio.
Nel 1957, dopo la professione perpetua, fa domanda di andare in missione e viene destinato a Santiago del Cile per gli studi teologici. Il lungo viaggio inizia a Genova con l'imbarco sulla Amerigo Vespucci e termina nel mese di marzo a Santiago. Terminati gli studi teologici, viene ordinato a Santiago il 30 novembre 1960 da Mons. Erniglio Tagle.
Il primo impegno pastorale dopo l'ordinazione è a Lima, in Perù, dove celebra la sua prima santa messa nella grande e bella Basilica di Maria Ausiliatrice.
In questi primi anni di sacerdozio porta a termine gli studi universitari a Lima, con specializzazione in filosofia e teologia e inizia l'insegnamento in Filosofia e altre materie inerenti le scienze sociali.
Il 5 febbraio del 1963 ritorna a San Bellino e celebra la sua prima Santa Messa al paese, accolto in festa dai parenti e dai parrocchiani. Terminato il periodo di vacanza in Italia viene destinato alla Bolivia dove rimarrà dal 1963 al 1986. In questi anni di missione svolge il suo ministero pastorale come docente in varie case: a Cochabamba dove viene nominato direttore degli studi del Collegio Don Bosco e professore di Filosofia e Psicologia; a Pairumani, è direttore degli studi e insegnante di religione nella scuola agricola; nel 1970, gli viene affidata la direzione del Centro Pilota di Educazione Rurale di El Naranjal Don Bosco a Muyurina (Santa Cruz - Montero) e, infine, a La Paz.
Nel 1986 chiede all'ispettore della Bolivia, Don Tito Solari e al Rettor Maggiore, don Egidio Viganò, di ritornare in Italia per motivi di salute. L'ispettore che lo accoglie, don Luigi Zuppini, lo destina a Venezia San Girolamo, dopo avergli affidato per breve tempo il servizio pastorale dalle Figlie di Maria Ausiliatrice a Conegliano. Non passa un anno e gli viene richiesto di andare a Gatchina (San Pietroburgo) in Russia, dove l'ispettoria ha da poco iniziato una presenza salesiana. Vi rimarrà per un anno per poi ritornare a Venezia San Girolamo e poi, fino alla morte, a Porto Viro.
Una caratteristica di don Mario è stata la fedeltà e la adattabilità alle situazioni: sempre disponibile all'obbedienza e attento alle esigenze delle persone.
Persona dal cuore mite, manifestava la serenità interiore con il sorriso e l'affabilità del tratto. La pace interiore che traspariva dal volto gli permetteva di conquistare la simpatia e l'affetto della gente: era sempre pronto ad ascoltare e consigliare. Lo contraddistingueva un tratto delicato e sapeva sorridere anche quando, a causa della sordità, non capiva bene quanto gli veniva detto.
Don Mario era ricercato per il sacramento della penitenza. Lo si trovava sempre nel suo ufficio in parrocchia, dove confessava, con la Bibbia o con un libro di spiritualità tra le mani, anche se ultimamente leggeva con fatica.
Sincerità e schiettezza venivano sempre congiunte a un atteggiamento semplice e umile. Con poche parole sapeva dire quello che pensava, senza alzare il tono e sempre con amabilità.
Potremmo dire sinteticamente che don Mario è stato un uomo di Dio che è vissuto in unione con Dio e la sua morte, improvvisa e serena, è lo specchio della sua vita.

FRIGO sig. Giorgio, coadiutore

☩ Castello di Godego (TV), il 25 Dicembre 2011, a 93 anni

Giorgio è nato a Belfiore d'Adige (Verona) il 29 marzo 1918 in una famiglia di sedici figli, di cui quattro morti in tenera età. In un ambiente familiare in cui si respirava una vita cristiana intensa, sono sbocciate sette vocazioni religiose. Due sorelle gemelle andarono in monastero di clausura a Ferrara e altre tre sorelle diventarono religiose di vita attiva. Il fratello, Don Antonio, maturò la sua vocazione come salesiano sacerdote e Giorgio lo seguì come salesiano coadiutore.
Il 1 ottobre del 1930 Giorgio iniziò la scuola professionale, l'avviamento, presso l'Istituto salesiano Don Bosco di Verona e vi rimase fino al 1934.
Dopo l'anno di noviziato a Este si reca a Torino Rebaudengo per continuare la preparazione professionale, il magistero. La prima obbedienza è a Verona Don Bosco, dove frequenta la scuola tecnica e contemporaneamente inizia come insegnante fino a diventare capo officina. Viene poi trasferito a Venezia Coletti e Venezia San Giorgio e assume la direzione del laboratorio di meccanica. Dal 1967 al 1988 è insegnante di disegno meccanico nella casa di San Donà di Piave. Gli ultimi anni di lavoro li passa nell'ufficio tecnico di Verona San Zeno, dove si è prodigato a progettare attrezzature meccaniche che ancora oggi si utilizzano nel laboratorio di meccanica. Nel 2004, per problemi di salute, è destinato alla Casa Mons. Cognata di Castello di Godego, dove rimane fino alla morte.
Giorgio si è preparato al momento della morte con un lungo periodo di silenzio e di preghiera. Anche nei momenti in cui la malattia ha lentamente prevalso e gli ha impedito di essere autonomo, non ha mai perso la fiducia in Dio e si è affidato alla Sua volontà.
Giorgio ha affrontato con fede la morte ricevendo l'unzione degli infermi. Il Signore lo accoglie tra le sue braccia misericordiose e lo accoglie come un figlio, come ha fatto nel suo battesimo.

BIRRI sac. Ermes, salesiano

☩ Castello di Godego TV), il 19 Dicembre 2011, a 82 anni

Don Ermes è nato a Aiello del Friuli (Udine) il 12 marzo 1929.
Dopo aver superato il corso elementare a Medeuzza, il 16 ottobre 1941 fa il suo primo ingresso nella casa salesiana di Pordenone per l'aspirantato e il 15 agosto 1947 inizia il noviziato a Este. Dopo il postnoviziato a Nave viene destinato per il tirocinio prima nella casa di Gorizia e successivamente a Pordenone e di nuovo ad Este.
Nel 1954 inizia gli studi teologici nella casa salesiana di Monteortone e viene ordinato il 29 giugno 1958 dal Vescovo di Padova, Mons. Girolamo Bortignon.
Le prime esperienze pastorali con i giovani sono a Venezia San Giorgio, Tolmezzo, Venezia Coletti. In questi anni consegue la Licenza in Teologia e l'abilitazione in Educazione fisica.
Nel 1971 inizia la sua attività all'Astori di Mogliano Veneto come insegnante di educazione fisica, prima alla Scuola Media e poi alle Superiori e con la polisportiva. Era un insegnante appassionato, sapeva stare con i ragazzi. Dimostrava molta energia e decisione; sapeva dare carica e otteneva buoni risultati. Ha scoperto in loro dei campioni a livello nazionale e li ha coltivati (è stato insegnante della medaglia d'oro olimpica, Andrea Lucchetta). Era convinto che lo sport deve anche entusiasmare e far contenti i ragazzi e aveva sempre una attenzione particolare per i ragazzi più in difficoltà.
Le ultime settimane di vita, con l'aggravarsi della situazione di salute, le ha passate nella Casa salesiana Mons. Cognata di Castello di Godego.
Negli anni passati a Mogliano Veneto si è prestato per il ministero in diverse Parrocchie, in particolare a Visnadello. Di animo buono e generoso era sempre pronto al servizio.
Carissimo don Ermes, non sei solo nella morte. La tua morte è sostenuta da Cristo, dai tuoi parenti e dai confratelli che oggi pregano per te. Il Signore ci raccoglie tutti nel grande mistero della morte e della risurrezione.

VALERI sig. Luigi, coadiutore

☩ Mestre (VE), il 13 Novembre 2011, a 71 anni

Luigi Valeri è nato a Chions (PN) il 27 novembre 1939.
Dopo aver frequentato il corso elementare a Chions, il 20 luglio 1951 si trasferisce al Colle don Bosco per il periodo di aspirantato. Il 24 maggio 1955 fa domanda per essere ammesso al noviziato e presenta il suo cammino vocazionale.
Terminato il periodo di noviziato a Chieri, Villa Moglia, ritorna al Colle Don Bosco per un corso triennale di avviamento professionale come litografo.
Nel 1959 è destinato a Torino Valdocco poi a Milano Don Bosco come insegnante di grafica. L'ispettoria San Marco lo accoglie a Venezia San Giorgio il 1 settembre 1968 e in questa casa vi rimane come docente fino alla chiusura dell'opera nel 1991. Nel 1991 è destinato alla casa San Marco di Mestre e vi rimane fino alla morte.
La sua comunità lo ricorda come una persona sempre disponibile, sorridente, ottimista, dalla battuta facile. Gli piaceva scherzare, per cui ultimamente, accusando qualche disturbo della salute, si sentiva mortificato di non riuscire a rallegrare l'ambiente.
Diligente e parsimonioso soffriva di fronte allo spreco e si lamentava con il direttore, se vedeva carta sciupata, luci dimenticate accese, finestre aperte con il riscaldamento in funzione. Lui stesso faceva il giro della casa per spegnere luci, chiudere porte e finestre, riportare pulizia e ordine negli ambienti. Si sentiva appagato quando poteva fare un favore, soprattutto relativo al suo mestiere.
Era preciso e puntuale agli incontri comunitari. Lo faceva proprio come segno di rispetto verso la comunità, che considerava la sua famiglia.

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