I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

NEWS

Defunti

N. 66 record trovati

ZUCCON don Franco, salesiano

☩ Castello di Godego (TV), il 24 Febbraio 2013, a 80 anni

Il desiderio di mettere a fuoco la ricchezza racchiusa nel cuore di don Franco, di descrivere il contributo da lui dato alle comunità di cui è stato membro o i tratti che hanno caratterizzato la sua presenza in mezzo ai giovani, deve fare i conti con la rapidità dei suoi passaggi nelle case salesiane in cui è stato inviato: 23 volte i superiori gli hanno chiesto la disponibilità a trasferirsi in un'altra casa per coprire un ruolo di animazione. Ha trascorso la maggior parte del suo tempo nelle strutture scolastiche dove, oltre ad essere docente, è stato anche catechista e consigliere, cioè incaricato della formazione spirituale e della disciplina.
Don Franco è nato a Mogliano, da papà Mario e mamma Eva Giulia Ceolin, una famiglia di decoratori. Mentre frequenta i primi anni del liceo all'Astori avverte la chiamata alla vita salesiana. All'età di 16 anni entra in noviziato ad Albarè. I salesiani che lo accompagnano negli anni della formazione sottolineano continuamente la bontà e la giovialità del carattere, l'autenticità della sua pietà, l'assiduità nello studio.
Nei primi anni della vita salesiana impara ad occupare bene il tempo: mentre conclude gli studi della scuola superiore gli vengono già affidati degli impegni di assistenza ai ragazzi più piccoli. È una fatica che lo tempra, perché la sua indole non gli facilitava il controllo delle classi che gli venivano affidate. Una vita tanto intensa, spesa a favore dei ragazzi e nello studio personale, vissuta con serenità.
Gli anni del tirocinio saranno una palestra utile per impostare l'azione educativa secondo lo stile di Don Bosco; non cambierà comunque il suo temperamento estroso, amante del bello, dell'allegria e dell'improvvisazione. Fin dai primi passi nella vita salesiana inizia gli spostamenti: in quattro anni attraversa tutto il Nordest, il primo anno a Rovereto, poi un anno a Venezia e uno a Pordenone, e conclude ad Udine.
Il suo amore per lo studio lo portano a ritagliarsi il tempo per conseguire due lauree, una in Lettere Classiche e l'altra in Filosofia.
Diventato sacerdote si è donato con generosità e passione nei vari ambiti della missione salesiana: scuola, oratorio, parrocchia. Per alcuni anni è stato anche missionario in Brasile; per diversi anni è stato assistente religioso presso comunità delle Figlie di Maria Ausiliatrice.
Le sue doti gli permettevano di stabilire facilmente dei rapporti che lasciavano un'impronta. Il suo amore era semplice, cordiale, ma anche concreto. Coglieva l'occasione di feste, compleanni o onomastici, per allietare i presenti con le sue composizioni poetiche o musicali.
Quando si è accorto che non riusciva più a far fronte alle attese degli altri si è appartato, per non disturbare. E in punta dei piedi si è congedato da noi, lasciandoci tra le mani questi versetti: "Palpita il cuore. E gambe a camminare e forza mi darà, finché sincronizzato batterà! Mancando il carburante un dì si fermerà. In meno di un istante sarà l'Eternità!" Così è partito.

GERMANI sig Giorgio, coadiutore

☩ Mestre (VE), il 6 Gennaio 2013, a 85 anni

Germani Giorgio è nato a Roma il 2 agosto 1927 e morto a Mestre il giorno dell'Epifania. È stato sepolto per sua volontà nel cimitero di Chirignago (VE) vicino alla comunità salesiana "Artemide Zatti" che lo ha seguito negli ultimi tre anni.
Aveva 10 anni quando l'amore per Gesù ha dilatato le pareti del suo cuore. Ogni giorno alle 6 del mattino partecipava alla santa messa ricevendo l'eucaristia: era un incontro d'amore. Poi militai nell'Azione Cattolica, aspirante e giovane. A 18 anni ha iniziato a fare il catechismo domenicale tra i ragazzi della periferia di Roma e ha continuato questa attività per 30 anni.
La parrocchia di San Giustino di Roma organizzava in estate i campiscuola a Mezzano di Primiero, dai Salesiani. È lì che il vigile urbano, sagrestano, animatore, catechista Giorgio Germani ha visto la possibilità di realizzare la sua consacrazione a Dio nella figura del coadiutore.
Per 25 anni ha svolto il lavoro di vigile urbano a Roma. Il Comando lo aveva assegnato presso il Senato della Repubblica e lì ebbe modo di conoscere tanti onorevoli e stringere qualche amicizia. Si faceva ben volere per il suo stile di dirigere il traffico. Non diede quasi mai multe anzi, era spesso invitato al bar per un caffè da quelle personalità importanti. Finito il lavoro aveva i suoi cento ragazzi che gli volevano bene e con loro trascorreva le ore più belle. Faceva giochetti di prestigio, lavori artigianali e artistici, catechismo e animazione nel ricreatorio parrocchiale.
Nel settembre del 1985, a 57 anni e dopo tante richieste, entra con altri novizi molto più giovani a Pinerolo (Cuneo) per vivere l'anno di prova. È lì che approfondisce le linee guida della sua vita spirituale, linee che aveva da sempre vissuto.
Finito l'anno di noviziato Giorgio Germani passa alla Comunità Proposta di Mogliano Veneto dove hanno bisogno di un fac totum, in particolare di un cuoco per la cena dei giovani aspiranti. Una casa tra le case, non un collegio, una vita di famiglia, ma anche l'oratorio parrocchiale dove Giorgio può mettere in atto le sue doti di prestigiatore e animatore cordiale. Così molti dei futuri salesiani hanno modo di conoscerlo perché rimane in comunità vocazionale per 10 anni. Rinnovò i voti triennali e fece i voti perpetui nel 1991.
Quando l'età incominciò a manifestare le debolezze e i limiti della salute, Giorgio Germani fu mandato nella comunità parrocchiale di Porto Viro, ma solo per un anno perché la sua artrite reumatica soffriva dell'umidità del luogo. Allora eccolo a Gorizia per più di 10 anni a dare una mano come sagrestano a San Giuseppe Artigiano, ma anche come aiuto all'oratorio.
Sempre fedele alle pratiche di pietà comunitarie si alzava anche di notte o al mattino presto per passare alcune ore in cappellina a pregare. Abitudine che mantenne anche quando fu mandato negli ultimi anni nella Casa di Riposo "Artemide Zatti", una delle due comunità salesiane istituite per la cura dei confratelli anziani e malati.

PIROLA sig Angelo, coadiutore

☩ Mestre (VE), il 16 Settembre 2012, a 95 anni

Angelo Pirola nasce il 16 giugno 1917 a Terno d'Isola, terra di Papa Roncalli, figlio di Francesco e Giuseppina. Ha sempre portato nel cuore il suo paese, la chiesa, la sua lingua: il dialetto bergamasco. Ha ereditato una religiosità, una fede cristiana vissuta da quella comunità fatta in prevalenza di agricoltori, ritmata dalle stagioni, dal lavoro nei campi e così ben descritta nel film "L'albero degli zoccoli" dal suo conterraneo Ermanno Olmi.
Quando Angelo aveva 17 anni lascia il suo paese e va in Piemonte a Bivio Cumiana, perché lì c'è qualcosa che lo attira: una scuola agricola per salesiani coadiutori missionari fondata nel 1928 da don Filippo Rinaldi. Diventa tecnico agrario e poi nel '38 fa il noviziato a Villa Moglia.
Passa gli anni difficili della seconda guerra mondiale a Novi Ligure tra peripezie e rischi. Ma nel '46 torna a Cumiana come istruttore. E' un giovane adulto, religioso entusiasta di don Bosco, felice del suo lavoro. Come in tutte le case salesiane si dedica anche al teatro come attore drammatico, nel ruolo di burbero, quel teatro che prima dell'invenzione della televisione occupava un posto significativo nella vita educativa. Dopo 15 anni di Cumiana, nel 1959 Angelo viene trasferito a Roma. L'Ispettoria Centrale a San Tarcisio, via Appia Antica, ha una grande tenuta agricola sulle catacombe.
L'incontro con don Luigi Boscaini lo porterà ad Albarè per 16 anni. In comunità è felice di poter assistere fino alla fine don Renato Ziggiotti, Rettor maggiore emerito. Lo fa con senso filiale, con riconoscenza, con dedizione. Per qualche tempo ricopre anche la carica di economo della comunità che nel frattempo da noviziato diventa casa di spiritualità per ritiri e incontri dei gruppi legati alla famiglia salesiana. Poi nel 1987 passa al "Tusini", a Bardolino e vi rimane per 25 anni.
Nel febbraio del 2012 Angelo ha accettato di trasferirsi nella comunità "Artemide Zatti" a Mestre, dove ha trascorso gli ultimi 7 mesi di vita nella serenità.

LIBRALON don Luigi, salesiano

☩ Mestre (VE), il 19 Luglio 2012, a 77 anni

Don Luigi è nato a San Giorgio delle Pertiche (PD) il 15 marzo 1935 da Sisto e Celeste Virginia Dallan.
Dopo avere frequentato la scuola elementare a Sant'Andrea di Campodarsego, il 13 ottobre del 1947 entra per l'aspirantato nella casa salesiana di Monteortone e successivamente a Trento per frequentare il corso ginnasiale. In occasione della festa di Maria Ausiliatrice, fa domanda per entrare in noviziato.
L'anno di noviziato ad Albaré si conclude con la professione temporanea. Dal 1953 al 1956 frequenta il postnoviziato di Nave (BS) e consegue la maturità classica. Nel 1959 inizia gli studi di teologia a Monteortone, dove verrà ordinato sacerdote il 9 aprile 1963.
La prima casa che lo accoglie come catechista e insegnante è Castello di Godego, e successivamente Venezia «Coletti», Venezia «Castello». Nel 1970 viene nominato direttore della casa salesiana di Venezia «San Giorgio». Al termine del mandato riprende gli studi di Teologia all'Università Pontificia Salesiana e consegue la Licenza in Teologia Spirituale. Rientrato in ispettoria viene destinato a Pordenone e nominato poi direttore della casa salesiana di Castello di Godego. Al termine del mandato per due anni svolge la mansione come economo a Udine e viene poi nominato direttore a Gorizia e nel 1993 al Centro ISRE di Venezia «San Giorgio». Nel 1996 il Rettor Maggiore gli chiede di assumere l'incarico di economo della comunità «Beato Michele Rua» alla Casa Generalizia e don Luigi, dopo aver espresso le sue difficoltà, obbedisce. Al termine del sessennio rientra in Veneto e viene destinato come parroco a Venezia «Castello» e poi a Venezia Mestre «San Marco». L'ultima casa che lo accoglie è Venezia Mestre «Artemide Zatti».
Don Luigi è stato un salesiano sacerdote fedele a don Bosco, coerente nella vita e con un forte senso di appartenenza alla Congregazione: doti che gli hanno guadagnato la stima dei confratelli. Esigente con gli altri, ma ancor più con se stesso, era dotato di capacità organizzative che sapeva convogliare in una visione di insieme. Ha vissuto la sua vita salesiana prevalentemente nel lavoro educativo delle case salesiane e con responsabilità crescenti, manifestando un impegno culturale illuminato e permeato dalla fede.

FERRARESSO sig. Giovanni, coadiutore

☩ Castello di Godego (TV), il 10 Luglio 2012, a 103 anni

Giovanni è nato a Pianiga il 26 marzo 1909 da Fortunato e Olfi Eufemia. La sua vita salesiana inizia con un periodo di aspirantato a Caserta come assistente in infermeria. Aveva seguito uno zio salesiano a Caserta e, dopo un periodo di prova, aveva fatto domanda per il noviziato.
Le prime esperienze educative con i giovani avvengono a Torre Annunziata, Caserta e San Severo. Giovanni si mette a disposizione con generosità come insegnante e si presta come assistente e provveditore alle varie necessità della casa.
Nel 1943 viene trasferito a Venezia, successivamente ad Albaré, Verona, Este, Tolmezzo, Belluno, Legnago, Bardolino, Monteortone e Castello di Godego.
Negli ultimi anni e, in particolare, a Monteortone, Giovanni si prendeva cura delle api, attendeva all'orto e alla vigna, e si dedicava all'allevamento di vari animali.
Giovanni è stato una figura caratteristica, per vari motivi. Dotato di una memoria formidabile, anche in tarda età recitava senza intoppi interi canti della Divina Commedia, testi poetici di autori, brani di prosa narrativa. Gli piaceva scrivere poesie in dialetto e alla bella età di 98 anni si è classificato come terzo a un concorso nazionale di poesie e racconti organizzato per le case di riposo dal «Centro Culturale Pio Albergo Trivulzio» di Milano.
Giovanni aveva uno spirito a volte salace e polemico, ma sapeva conservare il senso della misura e la discrezione. Spesso ricorreva a battute, proverbi, aforismi, detti celebri: è stato un uomo di conversazione e di amicizia.
Negli anni della formazione aveva conseguito il Diploma magistrale e l'autorizzazione all'insegnamento di educazione fisica e sapeva esercitare le attività didattiche e sportive a buon livello.
Viene ricordato come un uomo saggio, dal cuore buono, disponibile al dialogo e allo scherzo; un uomo di comunione che aveva trovato il principio della fraternità nella comunione anzitutto con Dio. Era fedele agli impegni della vita comunitaria. Sobrio e essenziale era esemplare nella povertà.

GONELLA don Corrado, salesiano

☩ Verona, il 28 Maggio 2012, a 86 anni

Don Corrado è nato a Lovolo di Albettone (VI) il 19 aprile 1926, da Riccardo e Silvia Fraron. A cinque anni fu iscritto alla prima elementare e, nello stesso anno, fu ammesso dal Parroco don Marco Maraschini alla preparazione per la prima comunione.
Terminata la quinta elementare fu condotto al Collegio «Manfredini» di Este, ma fu giudicato troppo piccolo per essere ammesso dove però riuscì ad entrare l'anno successivo.
Dopo la prima ginnasio il Parroco di Ponte di Barbarano, visti gli esiti scolastici lusinghieri lo invitò ad andare in Seminario a Vicenza. Corrado scelse di continuare a guadagnarsi gli studi al «Manfredini», prestandosi per i lavori, a volte impegnativi e faticosi, che gli venivano affidati.
Al termine della quinta ginnasio viene accolta la domanda di ammissione al noviziato, ma al termine dell'anno non viene ammesso alla professione per motivi di salute: una sospetta osteomielite al piede destro che comportò l'amputazione dell'alluce. Emette, tuttavia, i voti privatamente alla presenza del maestro dei novizi, don Luigi Benvenuti nel 1944.
Nel 1947, dopo aver conseguito la Maturità, gli viene proposto di rimanere a Este come insegnante incaricato di lettere e di iscriversi alla Facoltà di Lettere di Padova, ma Corrado desidera frequentare Matematica. Viene inviato a Rovereto, al Convitto Municipale Salesiano, in qualità di assistente dei convittori e insegnante incaricato di Matematica. È in questo periodo che, su suggerimento del suo confessore, Mons. Giuseppe Cognata, Corrado scrive a Torino e chiede di essere finalmente ammesso ai voti. Il 6 agosto 1949 emette la prima professione e nel 1952 la professione perpetua. Il 29 giugno 1954 da Mons. Girolamo Bortignon, viene ordinato sacerdote.
Insegna ad Este e nel frattempo si iscrive alla Facoltà di Matematica di Padova. Al quarto anno si laurea regolarmente in «Scienze Matematiche».
Viene poi inviato a Verona «Don Bosco», poi a Bolzano come consigliere ed insegnante.
Nel 1963 ritorna a Verona come insegnante e successivamente come preside, e vi rimarrà fino alla morte.
Uomo sincero e prudente, schietto e delicato, retto e umile, onesto e misericordioso. Alla severità nell'insegnamento univa un atteggiamento coerente ed equilibrato, semplice e intelligente, buono e riconoscente. Aveva sensibilità per le piccole cose e per la natura che lo circondava. Don Corrado ha speso la sua vita nel mondo della scuola. È stato un docente di matematica preparato ed esigente. Terminata la sua attività di docente, don Corrado ha continuato a mettersi a disposizione della scuola.
Come religioso, don Corrado ha fatto della partecipazione regolare agli appuntamenti comunitari il filo conduttore della sua fedeltà. Aveva una autentica devozione a Maria Ausiliatrice e ai santi salesiani. Voleva bene alla sua comunità salesiana ed era attento alle necessità dei missionari.

1 - 2 - 3 - 4 - 5 - 6 - 7 - 8 - 9 - 10 - 11