I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

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Defunti

N. 72 record trovati

POLATO sig. Angelo, coadiutore

☩ Castello di Godego (TV), il 16 Ottobre 2001, a 89 anni

Angelo ha dato la sua vita a Dio pronto a spendersi per i giovani con lo stile di Don Bosco; condivideva con tutti i salesiani la consapevolezza che la sua vocazione lo impegnava ad essere segno e portatore dell'amore di Dio ai giovani, a far fiorire nel cuore dei giovani un atteggiamento costante di gratitudine a Dio.
Ha conosciuto i salesiani frequentando le case salesiane più vicine a Tribano, paese in cui la famiglia si era trasferita, dapprima a Monteortone e poi a Este. A 19 anni fa la domanda di essere ammesso al noviziato. È molto essenziale nell'esplicitare le ragioni che lo spingono a consacrarsi al Signore, ma da ciò che scrive emergono due punti fermi: la gratitudine a Dio per il dono della vocazione e a Maria che l'ha accolto nella sua casa e la speranza di poter rimanere fedele. Nelle valutazioni fatte dai superiori durante i primi anni di vita religiosa traspare il suo impegno a far sul serio: animato da volontà ottima, fedele, laborioso, docile, di grande pietà.
Ha trascorso venti anni nella casa salesiana di Legnago, che a causa di un bombardamento era sfollata a Bevilacqua.
Nel 1962 viene stato trasferito nella parrocchia di Padova, fondata pochi anni prima. Vi rimane per 40 anni, fino al trasferimento nella comunità di Castello di Godego, dove trascorre questi ultimi 9 anni.
Egli ha sempre ricoperto ruoli poco appariscenti, ma grazie ai quali le persone hanno potuto trovarsi a loro agio.
Sia a Legnago che a Padova è stato bidello di scuole medie statali ospitate nella casa salesiana. Per lui non era solo un lavoro, ma l'occasione per avvicinare i ragazzi. Qui a Padova, poi, è stato anche il sacrista, con tanto di riconoscimento ufficiale da parte del vescovo allo scadere dei 30 anni di servizio.
Si può dire che Angelo sia stato uno di quei piccoli di cui ci ha parlato il Vangelo, che ha avuto la sapienza di fidarsi di Dio.

RUFFATO sig. Giorgio, coadiutore

☩ Mestre (VE), il 7 Agosto 2011, a 84 anni

Giorgio è nato a Mirano (Venezia) il 1 gennaio 1927. Dopo aver frequentato le scuole elementari a Venezia, consegue il diploma del corso triennale di Avviamento e inizia a lavorare prima come tornitore meccanico all'Arsenale e successivamente come impiegato in azienda e assistente per tre anni in un collegio dell'ECA.
Il 4 luglio 1958 entra per la prima volta nella casa salesiana Coletti di Venezia, poi Trento per l'aspirantato e ad Albaré per il noviziato. A 33 anni emette la prima professione perpetua.
Debole di salute, dopo la guarigione dalla tubercolosi, si dedica con generosità agli impegni che gli vengono affidati nelle varie case in cui ha lavorato.
Nella sua vita salesiana Giorgio ha manifestato zelo e spirito apostolico con i ragazzi e si è dedicato con generosità alle attività ricreative e teatrali, oltre che alla musica e al canto. Ha conservato fino agli ultimi anni più di 400 trucchi che utilizzava negli spettacoli di giochi di prestigio con i ragazzi.
Giorgio sapeva coltivare il sorriso e il buon umore, l'ottimismo e la gioia e la comunicava con semplicità e umiltà.
Nel 1962 aveva conseguito la patente di infermiere presso la Croce Verde e l'Ospedale di Verona e nelle varie comunità ha svolto per tanti anni questo incarico con spirito di obbedienza, di sacrificio e di iniziativa.
La morte ha colto Giorgio in perfetta povertà. Nella sua camera vi erano solo pochissimi effetti personali. Valgono per Giorgio le parole che don Bosco mise nell'Introduzione alle Regole e che riprese nelle prime righe dell'articolo sulla povertà: «Se non lasciamo il mondo per amore, dovremo un dì lasciarlo per forza. Coloro che nel corso del vivere mortale lo abbandonano con atto spontaneo avranno il centuplo nella vita eterna».
Giorgio è stato nella sua vita salesiana fedele custode della speranza; il Padre lo accolga nella Sua casa e gli doni la vita in pienezza.

POJER sac. Valentino, salesiano

☩ Mestre (VE), il 18 giugno 2011, a 86 anni

Don Valentino è nato a Schio (Vicenza) da Luigi e Teresa Gramola il 16 luglio 1924.
Il 22 novembre 1931, dopo aver frequentato come esterno le scuole elementari nell'Istituto Salesiano di Schio, continua gli studi nell'aspirantato di Trento e nel 1940 entra in noviziato a Este e continua la formazione nel postnoviziato di Nave.
Le prime esperienze con i giovani avvengono nei quattro anni di tirocinio a Este, a Venezia Coletti e a Mogliano Veneto.
Gli studi teologici, compiuti a Monteortone, si concludono con l'ordinazione sacerdotale per l'imposizione delle mani di Mons. Girolamo Bortignon. In seguito completa la formazione teologica presso il Pontificio Ateneo Salesiano a Torino conseguendo la licenza in teologia e la Laurea in filosofia presso l'Università di Padova.
Abilitato per l'insegnamento delle scienze umane e della storia, approda a Verona Don Bosco e dopo un paio d'anni passati a Mogliano Veneto Astori ritorna al Don Bosco come insegnante. Nei primi anni insegna nella scuola media e nell'Istituto Tecnico Commerciale e successivamente nel Liceo Scientifico.
Nel 2009, in seguito all'aggravarsi della malattia, viene accolto nella casa di Mestre Artemide Zatti.
Don Valentino ha coltivato la ricerca storica sui problemi degli insediamenti tedeschi durante il medioevo nei sette comuni di Asiago e nei tredici comuni veronesi con ricerche presso l'Archivio di Stato e l'Archivio Diocesano di Vicenza. Frutto di queste ricerche è il rinvenimento e la pubblicazione nel 1985 degli statuti dei comuni rustici delle valli dei Conti e dei Signori, comuni unificati già da Napoleone e che hanno assunto nel 1927 la denominazioni di Valli del Pasubio.
Così lo ricordano le nipoti: «Non è facile esprimere con le parole una vita di relazione e di affetti che ci hanno legati allo zio Valentino. Noi oggi vogliamo ricordarlo proprio come zio e non come l'insegnante e lo studioso che molti hanno conosciuto. Ha accompagnato prima la crescita di noi nipoti e poi dei pronipoti incoraggiandoci, rispettando le scelte di ciascuno e mostrandosi orgoglioso per ogni tappa raggiunta. Non ha trascurato neppure i legami con la famiglia più allargata. Uomo dalla mente acuta ed intellettualmente onesto, sacerdote rigoroso ma aperto ha saputo trasmetterci in profondità i valori di una fede convinta, adulta e libera da moralismi».

PENZO sac. Pietro, salesiano

☩ Castelfranco Veneto TV), il 13 giugno 2011, a 82 anni

Don Pietro è nato il 12 novembre 1928 a Sossano (Vicenza). Dopo aver superato il corso elementare al paese natale, entra per la prima volta nella casa salesiana di Legnago il 29 settembre 1938 e, dopo un periodo di aspirantato, frequenta il ginnasio e il noviziato a Este.
Gli studi di filosofia lo vedono impegnato per due anni a Nave e le prime esperienze con i giovani a Belluno e Mogliano Veneto Astori. Gli anni di tirocinio gli diedero la gioia di sperimentare cosa vuol dire stare con i giovani e dedicare a loro la propria vita. Il corso di studi teologici a Monteortone si concludono con l'ordinazione presbiterale il 29 giugno 1956 per l'imposizione delle mani di Mons. Girolamo Bortignon.
Varie case salesiane lo hanno accolto come insegnante, consigliere scolastico, catechista, economo e anche vicario.
Nel 2005, per problemi di salute, viene trasferito a Castello di Godego Mons. Cognata.
Nell'impegno educativo di don Pietro ci sono stati anni difficili, ma pur con la grinta dell'insegnante esigente è sempre riuscito a seminare cordialità, amicizia e confidenza.
La sofferenza dovuta alla malattia è entrata con decisione nella sua vita e non è stato sicuramente facile accettarla. Don Pietro ha dovuto superare le proprie resistenze per offrire al Padre il suo consenso. Nel disegno del Padre ogni prova ha lo scopo di promuovere il bene di colui che deve affrontarla e sopportarla.

ROSSETTO sig. Felice, coadiutore

☩ Mestre (VE), il 10 Maggio 2011, a 88 anni

Il signor Felice Rossetto è nato a Vicenza il 6 luglio 1922, secondogenito di undici figli. Nel 1933, al termine della quinta elementare, Felice incontra un giovane studente dell'Istituto missionario Monsignor Cagliero, in vacanza in famiglia, e riceve la proposta di continuare gli studi nella casa salesiana di Ivrea. Papà e mamma accolgono l'invito e il Parroco di Santa Caterina di Vicenza, attraverso la San Vincenzo provvede alla retta. In quegli anni si ammala gravemente ai polmoni e, dopo un periodo passato a casa, viene richiamato da don Gioioso e ricoverato nel Sanatorio San Luigi di Torino.
Il Bollettino Salesiano pubblicò, in occasione della beatificazione di Domenico Savio, la testimonianza della guarigione completa di Felice, attribuita al beato.
Felice rischia per una seconda volta la vita. Mentre serve la Santa Messa un tedesco gli punta un fucile e gli intima di seguirlo. In quel momento Felice promette al Signore che se si fosse salvato sarebbe partito per le missioni. Anche questa vicenda drammatica si conclude bene.
Nella casa salesiana del Rebaudengo si diploma come sarto tagliatore da signora e dopo 4 anni di aspirantato viene ammesso al noviziato.
Nel 1942 inizia il noviziato a Chieri Villa Moglia e, dopo aver professato con altri 120 novizi, viene destinato a Bagnolo Piemonte, dove erano sfollati gli studenti di teologia dell'Istituto Teologico Internazionale.
In un rastrellamento tedesco viene arrestato e mentre passa davanti alla casa salesiana viene salvato in extremis da Alfons Stickler, allora catechista della casa e successivamente vescovo e cardinale.
Dopo alcuni anni passati nella casa salesiana Conti Rebaudengo di Torino (1944-1947) per il magistero professionale, Don De Bernardi esaudisce la sua richiesta di partire per la missione e viene destinato a El Salvador.
Dal 1947 al 1981 lavora nella casa salesiana di Santa Tecla, Collegio Santa Cecilia a San Salvador. In quegli anni si laurea in ingegneria meccanica e svolge il suo lavoro con fedeltà come capo laboratorio di meccanica del Centro di formazione professionale per i ragazzi salvadoregni poveri e abbandonati.
Nel maggio del 1980 un gruppo di 30 guerriglieri comunisti irrompono nel collegio per circa mezz'ora e Felice si oppone con coraggio all'occupazione. Il paese è in piena guerra civile e i guerriglieri, che non dimenticano la reazione di Felice, lo condannano a morte. Dopo un breve soggiorno in Italia viene trasferito a Panama, ma anche qui non si sente al sicuro. Il Direttore di Santa Tecla gli consiglia di rientrare in Italia per non rischiare di nuovo la vita. Felice preferirebbe continuare la vita in missione a Panama ma rientra in Italia e viene destinato a Verona San Zeno, e qui vi rimarrà per vent'anni fino a gennaio del 2011, quando viene accolto nella Comunità Artemide Zatti di Mestre.
Felice ha affidato a Dio la sua vita nella Congregazione salesiana e ha lavorato tutta l'esistenza per la salvezza dei giovani.

ANDOLFATTO sr. Barbara, Figlia di Maria Ausiliatrice

☩ Torino, il 22 Ottobre 2009, a 81 anni

L'infanzia e la prima giovinezza di suor Barbara furono segnate dal dolore per la perdita del papà quando lei aveva solo 6 anni. La mamma, rimasta sola con i quattro figli ancora bambini, si impegnò con grandi sacrifici a curare la loro educazione. Barbara, dopo la quinta elementare, fu mandata a Torino dove frequentò la scuola media venendo a contatto con le FMA. Conseguì l'abilitazione Magistrale frequentando la Scuola Sacro Cuore di Bassano del Grappa. A 22 anni tornò a Torino per rispondere alla chiamata del Signore.
Dopo la professione religiosa, nel 1953, suor Barbara fu destinata all'aspirantato di Arignano, come assistente ed insegnante delle aspiranti. Negli anni seguenti fu a Mornese, poi al Noviziato di Casanova, ed infine nuovamente ad Arignano come direttrice. Qui profuse tutto il suo ardore nella missione apostolica.
Dal 1967 svolse sempre incarichi di responsabilità: come direttrice, vicaria ed economa a Rivalta "Laura Vicuña", nuovamente ad Arignano, a Bessolo; fu segretaria e vicaria ispettoriale per otto anni, quindi direttrice della casa di Torino Maria Ausiliatrice ed infine coordinatrice della Scuola Primaria San Giuseppe Cafasso di Torino.
Concluso questo servizio nel 2001, per alcuni anni prestò ancora piccoli aiuti in comunità e l'assistenza nella scuola primaria finché nel 2006 fu accolta nella casa San Giuseppe, in riposo.
Anche nel declinare delle forze non perse mai il senso dell'umorismo e la serena fiducia che la disponeva a ricevere ogni gentilezza e attenzione con sorprendente gratitudine. Della sua attuale comunità ripeteva spesso: "Qui sono in paradiso!".

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