I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

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Defunti

N. 66 record trovati

MARINELLI sig. Ettore, exallievo salesiano

☩ Taranto, il 3 novembre 2011, a 70 anni

Nasce a Carosino (TA) il 24 luglio 1941 da Cosimo e da Eleonora Zingaropoli (che perde prematuramente all'età di 24 anni). É ultimo di sette figli.
Dopo aver frequentato le scuole elementari nel proprio paese presso le Figlie di Maria Ausiliatrice, comincia l’approccio con l’educazione salesiana. Fin dalle scuole medie fa il suo ingresso negli Istituti Salesiani. Dapprima presso l’Istituto Salesiano di Torre Annunziata (NA), dove frequenta la scuola media ed il Ginnasio e poi presso l’Istituto Salesiano di San Gregorio di Catania (CT), dove frequenta i tre anni di Liceo Classico. Da allora vive intensamente lo spirito salesiano e si sente profondamente salesiano.
Si laurea in Lettere e Filosofia con lode presso l’Università degli Studi di Lecce, dove collabora come assistente presso la cattedra di Filosofia. Dopo la laurea collabora con i Salesiani dell’Istituto “Don Bosco” di Taranto, mettendo a disposizione tutta la sua esperienza: insegnando Lettere e Religione nella Scuola media, nonché Storia e Geografia al Ginnasio e al biennio del Liceo Scientifico; assumendo l’incarico di assistenza a Refettorio, nello Studio, e nelle Camerate.
Collabora con il quotidiano “Il Tempo” come critico d’arte.
Il 19 maggio 1973 sposa la professoressa Maria Carmela Gioffreda. Nel 1977 nasce la figlia Eleonora, che, unitasi in matrimonio con il dr. Giovanni Argentieri, nel 2008 gli dona l’adorato nipote Eduardo Maria.
Abilitato all’insegnamento di Lettere alle scuole medie insegna presso la Scuola Media Statale “Giorgio Castriota” di San Marzano di San Giuseppe (TA) e successivamente presso la Scuola Media Statale “G.L.Marugj” di Manduria (TA). Abilitato in Scienze Umane e in Scienze Umane e Storia, è ordinario di Filosofia e Pedagogia presso l’Istituto Magistrale “Livio Andronico” di Taranto e di Storia e Filosofia presso i Licei Classici di Manduria (TA) e di Francavilla Fontana e presso il Liceo Scientifico di Francavilla Fontana, ove presta servizio fino al 31 agosto 2008.
Da sempre impegnato in Parrocchia, è stato sia presidente di Azione Cattolica della Collegiata del S.S. Rosario che dell’Oratorio Parrocchiale, da lui fortemente voluto. Impegnato anche in diocesi, ha fatto parte con la moglie del gruppo di Pastorale familiare.
Ha dedicato la sua attenzione soprattutto al tema dell’incontro tra psicanalisi, pedagogia ed etica, prospettando un’ipotesi di psicanalisi positiva, orientata alla ricognizione delle potenzialità sane e costruttive dell’inconscio spirituale, e all’etica della prima persona o della virtù. Ha fatto esperienza diretta della Preventività con i Salesiani che lo hanno educato negli anni della sua giovinezza e sono esempi radiosi e punti di riferimento nel corso della sua esistenza.
Ha vantato un qualificato impegno educativo in campo giovanile, associativo e oratoriano.
Il 3 novembre 2011 cristianamente ha fatto ritorno alla Casa del Padre.

GURINI sig Annibale, coadiutore

☩ Monviso - Crissolo (CN), il 13 settembre 2014, a 67 anni

Il salesiano coadiutore sig. Annibale Gurini è deceduto tragicamente dopo aver asceso il Monviso e conquistato la cima.
Il suo corpo fu ritrovato nel canalone della parete est, coperto per buona parte di neve e da un enorme masso. La sera del 12 settembre, col sorriso sulle labbra, Annibale avvisò il direttore (dell'Istituto Salesiano “C. Rebaudengo”) che, il giorno dopo, intendeva scalare il Monviso. Era raggiante. Al direttore che gli raccomandava prudenza, rispose che sul Monviso era stato altre volte, l'ultima nel 2013, che conosceva bene il percorso e che sarebbe stato prudente.
Ma il “Signore delle cime” lo attendeva lassù, dove Annibale si sentiva più vicino a lui.
Come Salesiano ha condiviso la vita anche con schiere di ragazzi, che nel corso degli anni, sono passati al Rebaudengo. Fu attento Educatore e Formatore dei suoi allievi nelle aule e nel laboratorio di meccanica, con tutti, fu valido animatore nel cortile, nelle varie attività e nei campi di scuola.
Le sue passioni sportive gli permisero di allacciare amicizie profonde e sincere con molti allievi, exallievi e tante persone che condividevano i suoi interessi. Per lui era un modo per fare apostolato, perché la sua presenza, il suo modo di fare e le cose che diceva erano un richiamo ad innalzare lo spirito al Creatore.
Nei primi anni di vita salesiana aveva svolto apostolato presso l'oratorio Rebaudengo, il quale era rimasto molto affezionato, tanto che fino alla fine ha fatto parte del coro parrocchiale che animava la Santa Messa, e ha curato la podistica Reba, da lui fondata. Con i membri della podistica ha partecipato, per tanti anni a varie gare, compresa la famosa: Torino-St. Vincent.
Annibale è risultato tra i podisti con la maggior partecipazione a la 100 km del Passatore, la 100 Km della Brianza, ecc.; è stato quattro volte campione italiano di categoria sulla distanza dei 100 Km; e più volte campione del mondo categoria salesiani, sempre sui 100 Km.
Nonostante tutto questo, parecchie volte, spontaneamente rinunciava ai primi posti per sostenere coloro che del gruppo si trovava in difficoltà correndo accanto a loro.
Con alcuni confratelli coltivava l'hobby della bicicletta e insieme, nel periodo estivo macinavano km e km per salutare i parenti in Lombardia.
Un'altra grande passione, era la montagna, della quale subiva il fascino. Era il richiamo delle sue montagne della Valtellina. Diceva che in montagna si sentiva più vicino a Dio.
Nei periodi estivi quando si recava dalla famiglia, trasmetteva questa sua passione ai nipoti, che fin da piccoli, portava con sé in montagna, insegnandogli “a vedere la presenza di Dio nella maestosità della montagna e nella bellezza della natura”.
Tante le sue virtù: la generosità, la bontà, la laboriosità, il sorriso accogliente, la costante disponibilità, l'ascolto partecipato, la caparbietà del montanaro e tanto tanto AMORE.

SANNA Stefano, exallievo

☩ Riola Sardo (OR), il 25 ottobre 2008, a 33 anni

Seppure a 7 anni dalla sua inattesa e dolorosa scomparsa, la memoria e il sorriso di Stefano Sanna, giovane Riolese di 33 anni, torna con grande forza specialmente per i suoi cari genitori e quanti lo ricordano, avendone sperimentato l'affidabilità, la simpatia, e il coraggio della fede, perché Cristo Gesù costituì, ed è ciò che più importa, il primo e suo più caro amico.
Come si avverte questa sua assenza in tempi in cui i giovani, celebrata la confermazione, abbandonano sul più bello il loro posto in Parrocchia!
Ci sono tuttavia figure che non mancano mai nelle comunità, giovani come Stefano che anche dopo la morte, hanno lasciato un vivo e gioioso senso di appartenenza a questa terra, ma solo di passaggio e per aver seminato bene.
Exallievo dell'Opera Salesiana di Arborea (OR) e dell'Opera Salesiana di Cagliari, era un ragazzo studioso e di ottima famiglia.
Animatore nato, organista e guida di canto, generoso in famiglia e affettuoso con i genitori, sincero e disponibile con gli amici, sensibile ai poveri e agli emarginati, riversava queste sue qualità di insegnante entusiasta, sui suoi alunni della scuola elementare, che lo amavano con vero trasporto, pronti ad assecondarlo in tutto.
Davvero Stefano aveva assimilato e interiorizzato la formazione salesiana che poté seguire per tutta l'adolescenza fino al ginnasio.
Chiuso l'Istituto Salesiano si trovò perfettamente a suo agio nel Liceo psico-pedagogico di Oristano, gestito dalle Figlie di San Giuseppe, confermando le sue doti innate e spiritualmente affinate di altruismo e generosità. Come dimenticarlo?
Tanto vuoto sì ma anche tanto amore, tanta attesa di riabbracciarlo sapendolo nel seno di Dio, sorridente e in preghiera per i giovani di questi tempi difficili e per questa umanità tanto bisognosa di esempio.

Un vecchio amico e Suor M. Romana Pittaluga sua ex Preside

POLO don Giuseppe, salesiano

☩ Mestre (VE), il 1° novembre 2014, a 80 anni

Cinquant'anni non sono pochi. Sono gli anni che don Giuseppe Polo ci ha messo per conquistare il cuore della gente di Mogliano. Il giorno del suo addio alla città erano venuti per salutarlo: amici, autorità, collaboratori, estimatori, simpatizzanti, padri e figli dei suoi ex allievi.. non ci stavano tutti nella chiesa del Collegio. Tutti per dirgli “grazie” e toccare idealmente la sua bara per un ultimo addio.
Don Giuseppe era arrivato a Mogliano nel 1964 fresco di studi. Campo di lavoro l'insegnamento di lettere, storia e geografia nella scuola media. La sua passione di educatore e studioso invaderà anche altri campi. Ma loro, i “ragazzi”, saranno sempre nei suoi pensieri, oggetto di fatiche e anche soddisfazioni.
Amava i giovani. Viveva per e con loro: attività, sacrifici, nulla risparmiava. Li seguiva passo passo tutto il giorno nello studio, nel refettorio. Nel cortile era l'anima del gioco, attento a quanto serviva perché la ricreazione fosse di loro gradimento. Li occupava anche nel fine settimana coinvolgendo le loro stesse famiglie. Programmava uscite nei luoghi storici del territorio e oltre. Mete preferite: la laguna veneta e i luoghi della prima guerra mondiale. Preparava schede con informazioni storiche, culturali, ambientali sulla flora e fauna locale. Coinvolgeva i ragazzi e gli stessi genitori in gare di cucina, caccia al tesoro e concorsi fotografici.
Amava la scuola. Esigente non pedante. Preparava le lezioni e le arricchiva con l'aiuto di sussidi didattici e mini video da lui realizzati con l'aiuto del computer. Non perdeva un'ora di lezione anche a scapito della sua salute. Se l'orario di lezione coincideva con le terapie necessarie per i suoi mali, erano quest'ultime a dover essere spostate con grande disappunto dell'infermiere e dei medici per trovare un orario a lui confacente.
Amava il territorio moglianese da lui studiato con acribia e diligenza. Ne conosceva la storia, gli usi e i costumi. Aveva fondato il “Gruppo Ricerca Storica Astori” per divulgare la storia e la cultura del territorio fin dalle sue origini.. Con il “Gruppo” ha promosso un'intensa attività culturale, mostre e conferenze di alto valore didattico su luoghi e personaggi moglianesi.
Quante ore passate nella ricerca di documenti negli archivi comunali e parrocchiali della zona. Fotografava ogni piccolo documento con tanta pazienza. Tutto serviva per arricchire l'archivio. Divulgava poi queste sue ricerche negli incontri con gli amici del “Gruppo Ricerca”, incontri sempre attesi ed interessanti, preparati con cura e arricchiti con filmati da lui preparati. In tutto questo lavoro sapeva trovare collaborazione. E non era poco il lavoro specie in occasioni di mostre o di celebrazioni.
Non desisteva dal lavoro anche se i malanni logoravano il suo fisico. Amava la città di Mogliano. Seguiva i suoi sviluppi, si interessava dei suoi problemi. Viveva in mezzo alla gente, si lasciava coinvolgere nelle loro richieste o attività. Si prestava volentieri come cappellano militare presso le locali associazioni patriottiche, sempre presente alle varie manifestazioni, alle loro feste dove non mancava mai la santa messa. Non ha mai chiesto niente in cambio.
Tra le tante doti e qualità che aveva don Polo, non si può non ricordare una in particolare: la generosità. Non diceva mai di no quando necessitava un servizio, in tutti i campi, specie quello pastorale. Sostituiva volentieri i confratelli nel ministero delle confessioni o nel celebrare la messa nelle parrocchie vicine.
Ricorderemo a lungo don Polo, sentiremo la sua mancanza. Ci conforta il pensiero di avere un amico che ci sorride e prega per noi dal Cielo.

CAGNIN don Severino, salesiano

☩ Mestre (VE), il 7 giugno 2015, a 81 anni

Don Severino Cagnin salesiano-giornalista-pubblicista. Nel suo biglietto da visita possiamo aggiungere un neologismo: “comunicatore”. Fu uomo di comunicazione, appassionato cultore della comunicazione sociale. Di certo per le sue molteplici attività nel campo delle scienze sociali, ma non solo, per lui “comunicare” era la sua vita, un modo gioioso tutto suo per incontrare le persone e poter parlare e stare insieme. Senza esagerare, erano fiumi di parole. E sagge, sempre appropriate. Passava dai fatti del giorno alle questioni politiche o religiose di attualità con tanta naturalezza. Aveva un parlar forbito, non ricercato. Lo si ascoltava volentieri. Un bagaglio di notizie non indifferente ricavato dai suoi studi letterari, dalle letture, dai suoi viaggi. Leggeva più quotidiani, riviste, libri. Ne aveva tanti che li trovavi disseminati per la sua stanza anche sul pavimento. Buon lettore gli piaceva regalare libri in occasione di feste o ricorrenze Non gli bastava il cartaceo. Cliccava sul computer e da principiante navigava sul web in cerca di notizie. Ultimamente, degente in infermeria, non potendo muoversi, aveva aperto un blog per non perdere il contatto con il suo mondo.
Gli piaceva fermarsi a tavola a lungo sbecolando tra un dire e l'altro. Gli amici lo invitavano spesso a pranzo proprio per sentirlo parlare e conversare con lui.
Anche la scuola fu per lui un campo dove poter “comunicare”. Insegnante competente seguito dai suoi allievi andava oltre i libri di testo e spaziava su opere di autori moderni e contemporanei. Fu anche autore e collaboratore per edizioni di testi scolastici.
Oltre la scuola, l'interesse dedicato al campo della Comunicazione Sociale, lo fece conoscere ad un vasto pubblico. È stato membro della Consulta Comunicazioni Sociali della diocesi di Treviso. Giornalista pubblicista, collaborava a varie riviste: Dimensioni, Note di Pastorale Giovanile; a periodici come il Bollettino Salesiano. Diede vita e diresse per molti anni il periodico Astori Notizie. Non poteva mancare l'interesse per “comunicare” via etere attraverso la radio. Con non poca fatica, iniziò le trasmissioni di Radio Astori che diresse per lungo tempo. Per la Biblioteca Astori ha curato l'Archivio Giuseppe Berto, scrittore moglianese, contenente opere inedite, tesi di laurea, documenti bibliografici.
Gli piaceva andar per mostre, specie quelle di pittura. Ne sponsorizzava alcune incoraggiando i giovani autori. Una in particolare di cui faceva parte della giuria: la rassegna grafica umoristica della mostra di Marostica.
Un mezzo di comunicazione a cui ci teneva tanto è stato il “Cineforum studentesco”. Selezionava con cura il cartellone degli spettacoli, invitava a presentarli registi (venne anche Olmi) e attori conosciuti alla mostra cinematografica di Venezia e con i quali era in amicizia. Serate che si protraevano in commenti e conversazioni fino a tarda sera. Non gli mancava di certo la parola.
Uomo della comunicazione. Così lo ricorderemo, aperto a tutto e a tutti, fratelli, amici, al mondo dell'arte. Tutte le arti perché era convinto che il “bello” faceva parte della creazione di Dio.

COJAZZI don Antonio, salesiano

☩ Salsomaggiore (PR), il 27 ottobre 1953, a 72 anni

Dopo don Noguier, ideatore della fotografia della Sindone (siamo nel 1900) e primo salesiano studioso della Sindone, altri salesiani si posero a studiare e a diffondere la conoscenza della venerata reliquia: tra questi il don Antonio Cojazzi, nato a Roveredo il 30 ottobre 1880, quarto di sette figli (anche i fratelli Enrico e Francesco diventeranno salesiani).
Laureato, sacerdote, insegnante e grande educatore, di don Toni è notissimo il suo libro su PierGiorgio Frassati (tradotto in una ventina di lingue).
Morì a 73 anni, di infarto, nell'ottobre del 1953 a Salsomaggiore, parrocchia di don Ersilio Tonini, dov'era stato chiamato per una serie di conferenze. Vero apostolo di Cristo, così fu elogiato autorevolmente da mons. Montini, pro-Segretario di Stato in Vaticano, il futuro Papa Paolo VI: «era molto amato e molto seguìto: il suo nome associato a quello di PierGiorgio Frassati (di cui egli seppe fare splendido esempio di giovanile virtù cattolica) è e sarà tra quelli più cari a quanti hanno lavorato per la rinascita cristiana del nostro Paese».
Giovanni Battista Enrico Antonio Maria Montini, prima di diventare Papa Paolo VI, ordinato Sacerdote nel maggio 1920, conobbe don Antonio Cojazzi e di lui disse: "Uno dei Salesiani più noti in Italia"! Che ha avuto il merito di scuotere la pigrizia di un suo cugino, Luigi, aiutandolo a maturare una vocazione salesiana e missionaria; fu don Antonio, giovane prete, ad accompagnare il cugino Luigi dai salesiani a Valdocco, seguendolo poi sempre durante gli anni di 'missione' con grande interesse, sentendosi legato a don Bosco e alla sua Famiglia da una 'affezione parentale'.

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