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Le vostre notizie >> Jaime, il sorriso di Casa don Bosco - Expo 2015

È l'unico padiglione che porta il nome di una persona. Volutamente. Casa don Bosco ha l'ambizione di diventare un punto di riferimento umano e tangibile per tutti i visitatori di Expo. La famiglia salesiana apre le porte non solo a chi ne fa già parte e arriva in visita dai 130 Paesi nel mondo dove la comunità è presente, ma a tutti coloro che nella frenesia dell'Esposizione cercano un punto di ristoro per la mente e per il corpo, in un'oasi silenziosa e fresca realizzata con materiali sostenibili, il legno, l'acciaio e le fibre naturali.
In prima fila ad accogliere gli ospiti (soprattutto famiglie, ragazzi, educatori) c'è Jaime. Ha 22 anni ed è arrivato dalla Bolivia tre anni fa. Ha cambiato amici e scuole. Ha lasciato tanti affetti per ricongiungersi alla madre occupata in Italia da dieci anni. Ha rivoluzionato tutta un'esistenza abbandonando il primo anno di studi in Economia e Commercio.
Jaime oggi è qui - nel padiglione che ha scelto un tema espositivo rimodulato «Educare i giovani, energia per la vita» - per testimoniare «come i salesiani possano cambiare la vita di una persona». «Al mio arrivo ho passato momenti molto difficili e mi sentivo solo - racconta - ma la comunità mi ha accolto come un figlio e mi ha dato una chance per integrarmi. Mi ha colpito l'apertura verso i ragazzi che arrivano da ogni parte del mondo e adesso voglio restituire quello che ho ricevuto, lavorando con i giovani per trasmettere un messaggio di solidarietà e speranza che a 200 anni dalla nascita di San Giovanni Bosco è più vivo che mai. Un esempio? Cerco di fare con gli altri animatori del mio oratorio quello che avrebbe fatto don Bosco: vado a cercare i giovani fuori dal cancello».