Indietro

 

Home

L'INVITATO

O. PORI MECOI

Don Mauro Mantovani

Rettore Magnifico dell'Università Pontificia Salesiana

A 80 anni dalla fondazione, l'Università salesiana, attraverso la sua sede romana, le due sezioni di Torino e di Gerusalemme e una rete di 35 Centri di studio collegati in tutto il mondo, è una grande realtà internazionale formativa e culturale.

Puoi auto presentarti?
Sono nato a Moncalieri, in provincia di Torino, 54 anni fa. Mia mamma Germana ha lavorato con passione nel mondo della scuola, papà Ottorino nel settore dei veicoli industriali. Da ormai un anno e mezzo ho una nipotina, Emanuela, figlia di mio fratello Claudio e di Irene. Una famiglia “normale”, direi, e unita, molto impegnata nella vita della nostra parrocchia.
Gli anni del Liceo per me sono stati molto preziosi, con diverse amicizie che durano a tutt'oggi; anche i gruppi e lo sport hanno senz'altro influenzato la mia crescita. Salesiano dal 1986, sono stato ordinato sacerdote il 10 settembre 1994 nella Basilica di Maria Ausiliatrice a Torino, dunque ormai da più di 25 anni...

Com'è nata la tua vocazione?
Ho conosciuto i Salesiani attraverso gli studenti di teologia della nostra sezione di Torino, la “Crocetta”, che venivano il sabato e la domenica ad aiutare in parrocchia per le attività dell'oratorio. La loro dedizione a noi giovani, la capacità di empatia e di vicinanza con il nostro mondo, accompagnate da una profonda vita spirituale e dalla testimonianza del loro volerci e volersi bene, per me è stata elettrizzante.
Avevo già cominciato l'Università a Torino e stavo studiando biologia, ma pian piano ho cominciato a pensare che anche per me poteva esserci una chiamata a ... dedicarsi a conoscere e a servire la vita in un modo diverso da quello prima immaginato. E negli anni a seguire mi sono poi fatto accompagnare nel discernimento.
Una scoperta per me importante è stata il fatto che se ci si mette a vivere veramente il Vangelo, e possibilmente lo si fa insieme, la propria esistenza cambia davvero, e si può diventare più felici. L'essere cristiani non spegne la nostra umanità più autentica, ma la accende e la fa fiorire.

Che cosa significa essere Rettore Magnifico dell'Università Pontificia Salesiana?
Scherzando, quando mi chiamano così, rispondo subito che lascino pure stare il “magnifico”, perché già solo il “reggere” bene basterebbe. L'essere rettore è un onore e insieme una responsabilità, ovviamente possibile grazie al lavoro e al sostegno di tanti collaboratori e dell'intera comunità accademica.
Quando il 3 maggio 1940 nacque a Torino il nostro Ateneo, esso sorgeva per venire incontro alle necessità della crescente Congregazione salesiana di formare il proprio personale cominciando anzitutto dagli studi filosofici, teologici e di diritto canonico. Oggi, attraverso la sua sede romana, le due sezioni di Torino e di Gerusalemme della Facoltà di Teologia, e una rete di 35 Centri studio collegati presenti in tutto il mondo, l'Università Pontificia Salesiana (UPS) ha assunto una fisionomia sempre più internazionale e indirizzata ad offrire nei diversi contesti alla Famiglia Salesiana, alla Chiesa e alla società una proposta formativa e culturale, fatta di studio, di ricerca e di divulgazione, del nostro carisma salesiano, consapevoli che don Bosco e il suo “Sistema preventivo” sono un dono di Dio per tutti e non solo per noi.
Il rettore di un'Istituzione universitaria della Santa Sede, come la nostra, ha prima di tutto il compito di promuovere e accompagnare la realizzazione di questa missione secondo il Progetto Istituzionale e Strategico e secondo gli Statuti, ultimamente rinnovati e approvati dalla Congregazione per l'Educazione Cattolica.

Quali sono le facoltà “di punta” dell'UPS?
Le Facoltà dell'UPS attualmente sono cinque: mi è difficile indicarne alcune... senza far torto alle altre. Senz'altro una particolare centralità e importanza va riconosciuta alla Facoltà di Scienze dell'Educazione, la più numerosa, che presenta una ricca e variegata offerta formativa, con i curricoli di psicologia, pedagogia per la scuola e la formazione professionale, pedagogia sociale, pedagogia per la formazione delle vocazioni, pedagogia per la formazione della vocazione matrimoniale e familiare, educazione e religione, catechetica. Alcuni di questi percorsi di studio, recentemente rinnovati, non si trovano in altre università pontificie romane.
Anche la Facoltà di Scienze della Comunicazione sociale, attraverso la sua offerta formativa in “Comunicazione sociale, Media digitali e Cultura”, e con un indirizzo specifico in “Comunicazione pastorale”, promuove la competenza e la professionalità nelle varie forme di comunicazione a servizio della persona e della società, con un'attenzione preferenziale alla dimensione educativa e al mondo giovanile.
Per noi inoltre è indispensabile e fondamentale l'apporto che viene dalle Facoltà di Teologia e di Filosofia, proprio per la nostra identità e per la necessità di confrontarsi con le grandi questioni antropologiche, etiche, pastorali ed educative. La Facoltà di Teologia offre significative specializzazioni in Teologia pastorale, Pastorale giovanile, Teologia dogmatica, Teologia spirituale, Studi salesiani, Formazione dei formatori e degli animatori vocazionali.
La Facoltà di Filosofia, con i percorsi di specializzazione in scienze storico-antropologiche e in scienze umane e sociali, si sta segnalando a livello internazionale proprio per l'attenzione al rapporto tra antropologia ed educazione, e la Facoltà di Lettere Cristiane e Classiche, come Pontificium Institutum Altioris Latinitatis, svolge un servizio specialistico e molto prezioso in favore di tutta la Chiesa per quanto riguarda lo studio e la didattica, anche innovativa, delle lingue classiche.

Oggi, l'UPS è una grande realtà a livello internazionale. Quali sono le difficoltà che incontri?
Attualmente, se consideriamo la sede centrale di Roma e le sezioni di Torino e Gerusalemme della Facoltà di Teologia, gli studenti sono 1873, dei quali 1066 laici e 807 religiosi, e tra essi 271 salesiani. Dopo l'Italia i paesi con maggiore rappresentatività di provenienza sono nell'ordine India, Nigeria, Repubblica Democratica del Congo, Brasile, Croazia, Messico, Colombia, Ucraina, Polonia, Cina, Madagascar, Vietnam, Kenya, Sri Lanka... Anche il corpo docente è spiccatamente internazionale, coadiuvato da oltre una cinquantina di collaboratori del personale tecnico-amministrativo e bibliotecario. L'UPS è membro di vari organismi internazionali, come le Federazioni internazionale ed europea delle Università Cattoliche, e le Associazioni internazionale ed europea delle Università. In questo anno 2020 rinnoveremo la nostra adesione alla Magna Charta Universitatum, l'importante documento siglato a Bologna, e sosteniamo il Magna Charta Observatory.
Le maggiori difficoltà che incontro, almeno a livello strutturale, sono quelle tipiche delle “grandi” istituzioni che normalmente tendono ad autoconservarsi con una certa refrattarietà al cambiamento e all'innovazione, dimensioni invece fondamentali oggi di fronte alle sfide provenienti dallo sviluppo delle nuove tecnologie, dell'intelligenza artificiale, dalle crisi ed emergenze ambientali, ecologiche, educative, sanitarie. Di fronte a questo l'espressione “... ma si è sempre fatto così!” risulta perdente.
Chi si specializza nello studio e nella ricerca tende inoltre a coltivare un proprio spazio di autonomia e se non formato con esperienze positive di lavoro in équipe può rischiare di isolarsi, con la difficoltà di non pensare ed agire in termini di “noi”, elemento fondamentale per la vita e lo sviluppo di una comunità accademica. Di qui l'importanza di richiamare e favorire delle attività che siano sempre più condivise e convergenti.
Un'ultima difficoltà è legata alla valorizzazione in Italia, che ritengo ancora insufficiente nonostante gli Accordi che sono stati siglati, dei titoli e gradi accademici ottenuti nelle nostre università pontificie, affinché siano fruibili non solo di diritto ma anche di fatto in prospettiva professionale.
Sei anche presidente della Conferenza dei Rettori delle Università Pontificie Romane. In che stato di salute si trovano?
Papa Francesco, a fine 2017, con la Costituzione apostolica Veritatis gaudium, ha richiesto a tutte le istituzioni accademiche ecclesiastiche del mondo un rinnovamento, “sapiente e coraggioso”. E a Roma ce ne son ben 22, tra Università, Atenei, Facoltà e Istituti. Nella Conferenza dei Rettori abbiamo un clima di reciproca stima e collaborazione, insieme con la consapevolezza che è importante lavorare in vista di un'offerta formativa sempre più sinergica e organizzata in modo che ciascuno possa offrire a tutti ciò che ha di specifico e si evitino doppioni e sovrapposizioni.
Il “fare rete” è del resto proprio uno dei quattro criteri indicati da Veritatis gaudium, insieme con il “dialogo a tutto campo”, la “transdisciplinarità” e, fondamentale, la “centralità del kerygma”, ossia l'impegno di trasformare in proposta culturale la “buona novella” di Gesù Cristo e il suo evento di salvezza universale.
Pur con le nostre fatiche partecipiamo così, ed è davvero affascinante e coinvolgente, alla trasformazione missionaria di una “Chiesa in uscita” verso cui ci indirizza il Papa.

Quali sono i tuoi progetti e i tuoi sogni?
L'emergenza del COVID-19 è stata e continua ad essere per noi, come per tutta la società e la Chiesa, una bella sfida. Va riconosciuto il fatto che durante il periodo particolarmente drammatico della crisi sanitaria non solo abbiamo imparato ad essere “più uniti a distanza”, ma l'istituzione come tale ha fatto uno “scatto” che mi auguro irrevocabile verso un maggiore utilizzo delle piattaforme didattiche e di alcune modalità di smart-working.
Anzitutto mi auguro di concludere questo anno accademico con il giusto rilievo le celebrazioni del nostro ottantesimo dalla fondazione.
In linea con quanto emerso dal Capitolo Generale XXVIII dei Salesiani, dato che l'attenzione all'educazione e al mondo dei giovani è proprio la “trasversalità” che riguarda tutte le nostre attività di studio e di ricerca, il sogno che coltivo - e che per questo diventa anche progetto - è che come comunità accademica possiamo crescere sempre più in qualità e specializzarci nel servizio dei giovani, “specialmente i più poveri”.
Attraverso un lavoro sempre più “a rete”, che bello sarebbe vedere l'UPS diventare sempre più un centro di formazione d'eccellenza, riconosciuto a livello internazionale, sui temi e le questioni dei giovani! Il nostro “Osservatorio Internazionale della Gioventù” e varie collaborazioni in corso (come per esempio il Dottorato in Studi Giovanili recentemente istituito) rappresentano dei promettenti segni che non si tratta di utopie irrealizzabili.