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IL CALENDARIO

Disegni a cura dell'artista Stefano Pachì - stefanopachi@gmail.com

SANTI, AMICI E PROTETTORI


GENNAIO

San Francesco di Sales
Qualcuno potrebbe qui domandare: «Come e perché detto Oratorio fu dedicato in onore e cominciò a chiamarsi di S. Francesco di Sales?» don Bosco essendo ancora nel Convitto Ecclesiastico aveva già stabilito in cuore di porre tutte le sue opere sotto la protezione dell'Apostolo del Chiablese, perché la parte di ministero che don Bosco aveva preso ad esercitare intorno alla gioventù, richiedeva grande calma e mansuetudine; e perciò egli voleva mettersi sotto alla speciale protezione di un Santo, che fu in questa virtù modello perfetto. (Memorie Biografi che II, 252)

L'educazione è cosa del cuore
«La pedagogia di don Bosco s'identifica con tutta la sua azione; e tutta l'azione con la sua personalità e tutto Don Bosco è raccolto, in definitiva, nel suo cuore». Ecco la sua grandezza ed il segreto del suo successo come educatore. «Affermare che il suo cuore era donato interamente ai giovani, significa dire che tutta la sua persona, intelligenza, cuore, volontà, forza fi sica, tutto il suo essere era orientato a fare loro del bene, a promuoverne la crescita integrale, a desiderarne la salvezza eterna». (Strenna 2013)


FEBBRAIO

Maria Immacolata
Di Lei don Bosco era solito parlare ogni giorno ed in qualunque ora del giorno; perché avendo il cuore ardentissimo di affetto per la Regina del cielo e della terra e la mente ripiena di inesauribili argomenti per esaltarne la potenza, la gloria e la bontà materna, giammai mancò di raccontare ogni giorno un fatto, una grazia, un miracolo di questa potentissima Signora. Era innamorato della Immacolata Concezione, cui credeva fermamente, benché la Chiesa non l'avesse ancor dichiarato come dogma di fede. (Memorie Biografi che II, 112)

Un sistema istintivo e geniale
In questi ultimi decenni forse le nuove generazioni salesiane provano un senso di smarrimento di fronte alle antiche formulazioni del Sistema Preventivo: o perché non sanno come applicarlo oggi, oppure perché inconsapevolmente lo immaginano come un "rapporto paternalistico" con i giovani. Al contrario, quando guardiamo a don Bosco, visto nella sua realtà vissuta, scopriamo in lui un istintivo e geniale superamento del paternalismo educativo inculcato da molta parte della pedagogia dei secoli a lui precedenti. (Strenna 2013)


MARZO

San Giuseppe
La sera del 17 febbraio così parlò don Bosco ai giovani: «Domani incomincia il mese di S. Giuseppe e desidero che voi tutti vi mettiate sotto la sua protezione: se voi lo pregherete di cuore esso vi otterrà qualunque grazia, sia spirituale, sia temporale, della quale possiate aver bisogno. Alzandovi al mattino, dite: Gesù, Giuseppe, Maria, vi dono il mio cuore e l'anima mia. Alla sera andandovi a coricare: Gesù, Giuseppe, Maria, assistetemi nell'ultima agonia». (Memorie Biografi che VII, 636)

La formazione dell'onesto cittadino e del buon cristiano
Formare "buoni cristiani e onesti cittadini" è intenzionalità più volte espressa da don Bosco per indicare tutto ciò di cui i giovani necessitano per vivere con pienezza la loro esistenza umana e cristiana. Quindi, la presenza educativa nel sociale comprende queste realtà: la sensibilità educativa, le politiche educative, la qualità educativa del vivere sociale, la cultura. (Strenna 2013)



APRILE

San Domenico Savio
Più volte andando in chiesa, egli restava come rapito dai sensi; talmente che lasciava passare del tempo anche troppo lungo, se non era chiamato. Un giorno don Bosco lo trovò in chiesa colla faccia fissa e rivolta verso il tabernacolo. Non moveva palpebra. Lo chiama, nulla risponde. Lo scuote, e allora gli volge lo sguardo e dice: «Oh è già finita la messa?». «Vedi, soggiunse il direttore, mostrandogli l'orologio, sono le due». (Giovanni Bosco, Vite di giovani, 90)

Il Sistema Preventivo
Rappresenta il condensato della saggezza pedagogica di don Bosco e costituisce il messaggio profetico che egli ha lasciato ai suoi eredi e a tutta la Chiesa. È un'esperienza spirituale ed educativa che si fonda su ragione, religione ed 'amorevolezza'. (Strenna 2013)



MAGGIO

Maria Ausiliatrice
Io vi raccomando quanto so e posso, di invocare sempre il nome di Maria, specialmente con questa giaculatoria: Maria Auxilium Christianorum, ora pro nobis. È una preghiera, non tanto lunga, ma che si esperimentò molto efficace. Io l'ho già consigliata a molti, e tutti, o quasi tutti, mi dissero che avevano ottenuti felici risultati. Tutti noi abbiamo delle miserie, tutti abbiamo bisogno di aiuto. Quando adunque vogliate ottenere qualche grazia spirituale, prendete come abitudine di recitare di quando in quando questa giaculatoria. (Memorie Biografi che XIII, 410)

La pedagogia della bontà
L'amorevolezza di don Bosco è, senza dubbio, un tratto caratteristico della sua metodologia pedagogica ritenuto valido anche oggi, sia nei contesti ancora cristiani sia in quelli dove vivono giovani appartenenti ad altre religioni. Non è però riducibile solo a un principio pedagogico, ma va riconosciuta come elemento essenziale della nostra spiritualità. (Strenna 2013)



GIUGNO

Sacro Cuore di Gesù
Allora don Bosco raccontò un'apparizione. Aveva visto un giovane che attingeva acqua da un pozzo. «Perché, gli chiese, tiri su tant'acqua?» «Non comprende? Non vede che è il Sacro Cuore del Signor Nostro Gesù Cristo? Quanti più tesori di grazia e di misericordia ne escono, tanti più ve ne rimangono. I fanciulli devono essere ben compresi di tre cose: amor di Dio, comunione frequente e amore al Sacro Cuore di Gesù. Ma il Sacro Cuore di Gesù racchiude le altre due». (Memorie Biografi che XV, 83, 88)

Umanesimo salesiano
Don Bosco sapeva "valorizzare tutto il positivo radicato nella vita delle persone, nelle realtà create, negli eventi della storia. Ciò lo portava a cogliere gli autentici valori presenti nel mondo, specie se graditi ai giovani; a inserirsi nel flusso della cultura e dello sviluppo umano del proprio tempo, stimolando il bene e rifiutandosi di gemere sui mali; a ricercare con saggezza la cooperazione di molti, convinto che ciascuno ha dei doni che vanno scoperti, riconosciuti e valorizzati. (Strenna 2013)


LUGLIO

Papa Giovanni Paolo II
«Don Bosco, scriveva mons. Emiliano Manacorda, nei pensieri e nelle parole, negli affetti e nell'azione era il ritratto dell'uomo umile. Tutto in lui era umiltà ma questa si vestiva d'amor festivo, appena che gli suonasse all'orecchio la parola sacra: Pontefice Romano s'accendeva, prendeva vita, parlava con calore. Nessuno fra quanti l'avvicinavano udì parola da lui che non fosse improntata all'obbedienza perfetta e alla docilità d'innocente fanciullo". (Memorie Biografi che V, 575)

Sistema Preventivo e Diritti Umani
La Congregazione non ha motivo di esistere se non per la salvezza integrale dei giovani. Questa nostra missione, il vangelo e il nostro carisma oggi ci chiedono di percorrere anche la strada dei diritti umani; si tratta di una via e di un linguaggio nuovi che non possiamo trascurare. Il sistema preventivo e i diritti umani interagiscono, arricchendosi l'un l'altro. Il sistema preventivo offre ai diritti umani un approccio educativo unico ed innovativo. (Strenna 2013)


AGOSTO

Papa Benedetto XVI
Lavoro e intendo che tutti i Salesiani lavorino per la Chiesa fi no all'ultimo respiro. (Memorie Biografi che XIV, 229) Tutti i Soci della Congregazione si uniscono al loro Rettore Maggiore per fare omaggio alla S. Sede e professarle inviolabile attaccamento, e supplicano che questa suprema Autorità della Chiesa loro continui la paterna sua assistenza, mentre essi con tutto l'impegno possibile non cesseranno di sostenere la fede e l'ubbidienza al Vicario di Gesù Cristo in tutti i paesi dove hanno case sia in Europa che in America. (Memorie Biografi che XIV, 219)

La predilezione per i giovani
È tra i giovani che don Bosco ha elaborato il suo stile di vita, il suo patrimonio pastorale e pedagogico, il suo sistema, la sua spiritualità. Missione salesiana è consacrazione, è "predilezione" per i giovani e tale predilezione, al suo stato iniziale, lo sappiamo, è un dono di Dio, ma spetta alla nostra intelligenza ed al nostro cuore svilupparla e perfezionarla. (Strenna 2013)



SETTEMBRE

Santa Maria Domenica Mazzarello
Chiesero a don Bosco: «Dunque ella vuol fondare una congregazione di suore?». «Vedi, gli rispose il Santo, la rivoluzione si servì delle donne per fare un gran male, e noi per mezzo loro faremo un gran bene!». Ed aggiungeva che avrebbero avuto il nome di Figlie di Maria Ausiliatrice, perché voleva che il nuovo Istituto fosse anch'esso un monumento di perenne riconoscenza per i singolari favori ottenuti da sì buona Madre. (Memorie Biografi che X, 600)

Le sfide
La fedeltà alla nostra missione poi, per essere incisiva, deve essere posta a contatto con i "nodi" della cultura di oggi, con le matrici della mentalità e dei comportamenti attuali. Siamo di fronte a sfide davvero grandi, che esigono serietà di analisi, pertinenza di osservazioni critiche, confronto culturale approfondito, capacità di condividere psicologicamente ed esistenzialmente la situazione. (Strenna 2013)




OTTOBRE

L'angelo custode
Don Bosco si professava riconoscentissimo al Signore della grazia così grande elargitagli, coll'affidarlo alla custodia di un Angelo; e mille volte lo abbiamo udito ripetere: «Egli ha commessa di te la cura a' suoi angeli, ed eglino in tutte le vie tue saranno tuoi custodi. Ti sosterranno colle loro mani, affinché sgraziatamente tu non urti col tuo piede nel sasso». Perciò portava un tenero affetto e una grande divozione al suo Angelo tutelare e ogni anno ne celebrava la festa. (Memorie Biografi che II, 263)

In un mondo profondamente cambiato
rispetto a quello dell'ottocento, operare la carità secondo criteri angusti, locali, pragmatici, dimenticando le più ampie dimensioni del bene comune, a raggio nazionale e mondiale, sarebbe una grave lacuna di ordine sociologico ed anche teologico. Concepire la carità solo come elemosina, aiuto d'emergenza, significa rischiare di muoversi nell'ambito di un "falso samaritanesimo". (Strenna 2013)



NOVEMBRE

Mamma Margherita
Tre persone importanti chiesero a don Bosco di vede re sua madre. Lui le accompagnò in cucina. «Ecco mia madre, che è pure la mamma dei nostri orfanelli». «Siete voi anche la cuciniera?» «Per guadagnare il Paradiso, facciamo un po' di tutto». «Non avete nessuno che vi aiuti?» «Sì, ho un garzone, ma oggi mi ha lasciato sola perché ha molto da fare». «E chi è questo garzone di cucina?» «Eccolo», disse sorridendo Margherita indicando don Bosco. (Don Lemoyne)

La vita come missione
Dovremo procedere nella direzione di una riconferma aggiornata della "scelta socio-politico-educativa" di don Bosco. Questo non significa promuovere un attivismo ideologico, ma formare ad una sensibilità sociale e politica, che porta comunque ad investire la propria vita per il bene della comunità sociale, impegnando la vita come missione, con un riferimento costante agli inalienabili valori umani e cristiani. (Strenna 2013)



DICEMBRE

Natale
Noi invidiamo i pastori che andarono alla capanna di Betlemme, che lo videro appena nato. Eppure nulla abbiamo da invidiare, poiché la stessa loro fortuna è pure la nostra. Lo stesso Gesù, che fu visitato dai pastori nella sua capanna si trova qui nel tabernacolo. L'unica diff erenza sta in ciò, che i pastori lo videro cogli occhi del corpo, noi lo vediamo solo colla fede, e non vi è cosa, che possiamo fargli più grata, che di andare spesso a visitarlo. (Memorie Biografi che VI, 351)

Il "vangelo della gioia",
che caratterizza tutta la storia di don Bosco, è l'anima delle sue molteplici attività. Don Bosco ha intercettato il desiderio di felicità presente nei giovani e ha declinato la loro gioia di vivere nei linguaggi dell'allegria, del cortile e della festa; ma non ha mai cessato di indicare Dio quale fonte della gioia vera. (Strenna 2013)