I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

IL MESSAGGIO DEL RETTOR MAGGIORE

DON ÁNGEL FERNÁNDEZ ARTIME

Don Bosco
Il genio che donava felicità ai giovani

Facciamo di ogni spazio educativo, di ogni casa salesiana, di ogni incontro personale, un motivo per comunicare che la vita è bella, che è un dono di Dio, amante della vita, e quindi da vivere come una festa anche nei giorni grigi.

Miei cari amici e lettori del Bollettino Salesiano, ancora una volta ci incontriamo sulle pagine di questa rivista tanto amata dallo stesso don Bosco, che l'ha creata nel 1877, 144 anni fa, e che oggi è presente in più di cento nazioni e in 31 lingue diverse.
Questo numero del primo gennaio coincide con la grande celebrazione mondiale della festa di don Bosco (31 gennaio). E c'è un'altra cosa: in questo anno 2021 commemoriamo il centenario della morte del suo secondo successore, don Paolo Albera (che era Paolino per don Bosco) e che i francesi avevano definito “il piccolo don Bosco”. È proprio lui il ragazzo della famosa fotografia in cui don Bosco “posa” con tanti giovani assiepati attorno al suo confessionale improvvisato. In quel tempo, i soggetti da ritrarre dovevano restare immobili per un tempo lunghissimo. Don Bosco chiese di posare in atto di confessare un gruppo di chierici e semplici alunni. Dovendo scegliere un alunno che prendesse posto sull'inginocchiatoio fingendo di confessarsi, si guardò intorno e sorridendo chiamò: «Paolino, vieni qui. Mettiti in ginocchio ed appoggia la tua fronte alla mia, così non ci muoveremo!»
Paolino Albera rimase a lungo con la sua testa appoggiata a quella di don Bosco. Il risultato fu qualcosa di magico. Don Bosco qualcosa intuì e volle che questo ritratto, nella versione ritoccata a matita, fosse appeso nella sua anticamera.
Questo è il nostro don Bosco, capace di far sentire a tutti i suoi ragazzi che erano amati, che erano magnifici, stupendi e che aveva grandi progetti per ognuno di loro, perché erano i progetti di Dio.
Infatti, lo dirò esprimendo una mia forte convinzione, don Bosco aveva la grande capacità di far vivere ai suoi ragazzi la vita come una festa e la fede come felicità.
Mi sembra che questo sia il grande dono o uno dei grandi doni di don Bosco. Ci ho pensato molte volte, cercando di avvicinarmi il più possibile al suo cuore, sorgente pulsante di tutto: don Bosco aveva la capacità di fare della vita ordinaria, quotidiana, pesante, stanca, affamata e assetata un motivo per vivere nella festa. E, proprio come accadeva nel cielo sereno della sua anima, aiutava i ragazzi a scoprire la profonda felicità che esiste nell'amare Dio e nell'essere amati da Lui.
Ditemi se non è opera di un vero genio della pedagogia.
Quando ho visto il film “La vita è bella”, molti anni fa, sono rimasto profondamente colpito dall'amore di quel padre e anche dall'amorevole creatività che ha avuto nel far vivere al suo figlioletto l'orrore del campo di concentramento come un'avventura, come un gioco, come un momento incantato di continue sorprese. Qualcuno potrebbe obiettare che quel padre ingannava il figlio. Non è così. Quel padre ha avuto la dolce genialità, per amore, di far vivere al suo bambino la tremenda realtà in modo tale che l'orrore quotidiano non lo distruggesse, in modo tale che il sorriso e la speranza non sparissero mai dal suo viso e dal suo animo.
Don Bosco era un maestro in questo. È stato un genio nel saper trovare la felicità e i motivi di speranza nelle piccole cose, nell'attenzione che viene data a tutti, nei gesti semplici che sembrano perdersi nell'ordinario di ogni giorno ma che hanno grande importanza e grande valore.
Come diceva Domenico Savio ad un nuovo arrivato: «Sappi che noi qui facciamo consistere la santità nello star molto allegri». Nel giardino di don Bosco maturava il frutto dello Spirito che è «amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé» come dice san Paolo.
E questa è un'eredità preziosa che don Bosco ha lasciato ai suoi Salesiani e Figlie di Maria Ausiliatrice, a tutta la sua famiglia salesiana: quella di essere uomini e donne che cercano ogni giorno il dono della simpatia per l'incontro con i ragazzi e le ragazze, con un senso molto concreto e reale dell'incontro con ogni persona (anche la più timida, quella che si sente meno qualificata e dotata). Donne e uomini, capaci di fare sempre il primo passo quando si tratta di raggiungere i giovani, che cercano di avvicinarsi a tutti con rispetto, con il desiderio di capire e aiutare, con la gioia di essere presenti tra loro, soprattutto i più bisognosi. Questa è l'amorevolezza salesiana: un vero affetto come educatori in cui c'è sia il calore umano che la delicatezza spirituale. Per questo e per molto altro ancora, ogni ragazzo dell'oratorio di don Bosco si sentiva il più amato da lui, come se fosse unico.
Una ragazza ha scritto: «Per quasi un anno ho fatto l'animatrice nell'oratorio di un quartiere molto difficile, ma quando ero con i miei ragazzi mi sentivo immensamente felice, a volte senza sapere il perché che, credo, Tu mi hai trasmesso attraverso il tuo cuore e le tue parole: grazie don Bosco!»
Ecco un buon motivo per celebrare la sua festa in questo nuovo anno, che viene da un anno difficile a causa del Covid-19 e delle sue conseguenze, mentre confidiamo di riuscire a superarlo in pochi mesi. Facciamo di ogni spazio educativo, di ogni casa salesiana, di ogni incontro personale, un motivo per comunicare che la vita è bella, che è un dono di Dio, e quindi da vivere come una festa anche nei giorni grigi. Una vita piena della luce che viene dall'abbandono fiducioso nel Dio della vita.
Vi auguro un anno 2021 felice e benedetto, pieno di gioia e di grazia di Dio e tutto vissuto sotto il manto materno di Maria Ausiliatrice.
E tenendo tutti la nostra fronte saldamente appoggiata a quella di don Bosco: «Così non ci muoveremo!».