I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

LA LINEA D'OMBRA

ALESSANDRA MASTRODONATO

Il tesoro dell'infanzia

I ricordi felici del passato costituiscono un'importante riserva energetica cui attingere per affrontare una quotidianità che talvolta può apparire monotona e poco gratificante.

I ricordi dell'infanzia sono uno dei tesori più preziosi che custodiamo nel cuore, una collezione variopinta di avventure, esperienze ed amicizie che lasciano una traccia indelebile nella nostra memoria personale, accompagnandoci per il resto della vita, in una familiare combinazione di tenerezza e nostalgia.
È per questo che fare memoria del passato e restituirgli il giusto peso nella propria biografia esistenziale è altrettanto importante che protendersi verso il futuro e rappresenta un passaggio imprescindibile nella compiuta costruzione dell'identità adulta. Rammentare il passato può servire a ricordare e rinnovare sensazioni ed abitudini che forse abbiamo dimenticato o ingiustamente accantonato per la smania di crescere e bruciare le tappe verso le stagioni successive della vita. Offre la possibilità di richiamare alla mente eventi significativi e momenti importanti nel percorso di maturazione personale, la cui rimozione può costituire una grave perdita dal punto di vista esistenziale ed affettivo. Permette di riscoprire e risignificare valori e relazioni che credevamo perduti e che, invece, continuano ad abitare silenziosi nella nostra anima e necessitano soltanto di essere riportati alla luce. Aiuta ad attribuire all'esperienza il ruolo di bussola che orienta il cammino e la funzione di mappa che consente di identificare le difficoltà con cui misurarsi e le risorse su cui fare affidamento man mano che avanziamo sulla strada verso l'adultità.
Da questo punto di vista, anche il sentimento della nostalgia, se rifugge dal rischio di trasformarsi in rimpianto, può rivelarsi un prezioso alleato, nella misura in cui offre la possibilità di ravvivare la dimensione del ricordo e fa sì che il processo di crescita non comporti la rinuncia irrevocabile a rimanere fanciulli. Se è vero, infatti, che nell'infanzia di ciascuno di noi ci sono punti morti e derive di cui è bene liberarsi per non rimanere intrappolati in uno sterile infantilismo, a quella fase della nostra vita appartiene anche un'affettività densa e condivisa che è importante ravvivare per riscoprire il gusto di un'esistenza semplice e autentica, fatta di relazioni trasparenti e giochi spensierati, di una sconfinata curiosità verso il mondo circostante e una fiducia incondizionata nei confronti del futuro.
In tal senso, guardare all'indietro per rievocare gli anni sereni dell'infanzia può significare ritornare alle radici della propria storia e rinverdire il senso di appartenenza al proprio contesto di vita, recuperare la leggerezza di un'esistenza vissuta come dono e non come fatica, rivisitare relazioni e legami che forse si sono esauriti nel tempo e che hanno bisogno di essere rinnovati. Ma, soprattutto, i ricordi felici del passato costituiscono un'importante riserva energetica cui attingere per rafforzare un radicamento che si opponga alle tante forme di disorientamento con cui devono spesso confrontarsi i giovani adulti e ritrovare risorse utili per affrontare una quotidianità che talvolta può apparire monotona e poco gratificante. In fondo, è proprio questo il potere della memoria: riuscire a dilatare nel tempo e prolungare nel presente un pezzo del passato, con la speranza che esso, con i suoi riferimenti significativi e le sue promesse di felicità, possa contribuire ad alimentare il senso del futuro.

Avevo voglia di parlare con te,
non so nemmeno per dirti cosa:
delle porte fatte con le magliette
o di Sergio che non si sposa.
Avevo voglia di giocare con te
a chi sputa più lontano,
rompere i vetri delle fabbriche,
farci sgridare da qualcuno...
Ah, che noia essere grandi,
andare ai compleanni,
parlare di soldi e dei figli degli altri;
ah, è tardi e devo già andare!
E mi manca aspettare l'estate,
comprare le caramelle colorate,
e mi manca la strada in due in bici,
mi manco io, mi manchi tu...
E mi manca una bella canzone,
pagare qualcosa con le figurine,
e mi manca la biro tra i denti,
mi manco io, mi manchi tu,
ti manco io e ti manchi tu...
Avevo voglia di parlare con te:
te lo ricordi il tuo primo pallone,
finiva sotto le macchine,
però col vento sapeva volare.
Lo sai che voglia di giocare che ho,
anche di piangere e soffiarmi il naso,
poi sprofondare nell'erba più alta,
tornare a casa sporco di prato...
Ah, e invece siamo già grandi,
con il dovere di dare risposte,
firmare e non lanciare sassi;
ah, ti voglio ancora bene!
E mi manca aspettare l'estate,
comprare le caramelle colorate,
e mi manca la strada in due in bici,
mi manco io, mi manchi tu...
E mi manca una bella canzone,
pagare qualcosa con le figurine,
e mi manca la biro tra i denti,
mi manco io, mi manchi tu,
ti manco io e ti manchi tu...
Non mi ricordo più...

(Bugo feat. Ermal Meta, Mi manca, 2020)