I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

LE CASE DI DON BOSCO

GEREMIA DALLA NORA - DALMAZIO MAGGI

Vicini di Maria
Istituto Salesiano “Madonna di Loreto”

Una magnifica Casa per gli Esercizi Spirituali e gli incontri immersa in un'area di oltre due ettari e mezzo, armonicamente distribuita a orto, frutteto, parco e piazzole, e intersecata da sentieri e camminamenti solitari, carica di sole, avvolta di verde e silenzio.

Don Bosco, che venerava intensamente la Madonna, capitò al Santuario di Loreto per una circostanza fortuita e fortunata. Nel giugno del 1877 partecipava a Roma ai festeggiamenti organizzati per il Giubileo Episcopale di Pio IX. Là era arrivato per lo stesso motivo l'Arcivescovo di Buenos Aires, monsignor Leone Aneyros, che due anni prima, nel 1875, aveva aiutato don Bosco a impiantare la prima casa salesiana fuori del continente europeo e a dare inizio alle Missioni.
Don Bosco gli era molto grato e lo invitò a Torino. Per vari impegni avevano programmato di passare per Ancona, dove era arcivescovo il cardinale Antonio Antonucci, che don Bosco aveva conosciuto qualche decennio prima a Torino come Nunzio Apostolico, presso la Corte Sabauda, e con il quale si era mantenuto sempre in ottimi rapporti. Per interessamento del Cardinale, il giorno dopo del loro arrivo ad Ancona, il 23 giugno 1877, la comitiva andò in pellegrinaggio alla S. Casa, andata e ritorno in giornata.

Primo periodo (1891-1924)
COLLEGIO DELLA MADONNA

L'iniziativa risale a un cooperatore molto benemerito, don Giuseppe Ridolfi, allora canonico e parroco della S. Casa. L'anno successivo alla morte di don Bosco, preoccupato dell'educazione cristiana dei ragazzi loretani che finivano le elementari, chiede aiuto alla “Pia Società Salesiana”, e domanda l'apertura di un ginnasio e avanza proposte concrete di locali.
Nell'agosto successivo, confida a don Rua, che avrà sempre a cuore l'opera di Loreto, che “la Madonna vuole all'ombra sua i figli di don Bosco”.
Il “Collegio della Madonna” fu aperto il 2 ottobre 1891 e iniziò con la quinta elementare e la prima ginnasio, con il proposito di completare le cinque classi di questo entro il quinquennio, come avvenne.
Vivacissimo, partì l'oratorio. Per merito soprattutto di don Enrico Luciani, che lo diresse per vent'anni, dal 1904 alla chiusura, 1924.
Don Luciani si dimostrò all'altezza del compito, secondo lo stile di don Bosco: principi chiari, primato di stima e azione all'istruzione catechistica e alla formazione cristiana, risorsa di iniziative, capacità organizzativa.
Con i suoi giovani, 170 frequentanti su 270 iscritti, vinse gare di cultura religiosa in città, in regione, in Italia; e mieté allori nelle attività ricreative (canto, ginnastica, recitazione, sport), ottenendo l'ammirazione di Loreto anche sotto questo profilo. Per questo il Comune, al suo ritorno in città nella nuova opera salesiana, dopo 25 anni di assenza, nel 1953, l'insignì della cittadinanza onoraria.
È bene ricordare due exallievi di risonanza diversissima. Uno s'impone con il solo nome: Ferdinando Palazzi, il notissimo autore del “Dizionario della Lingua Italiana”. Egli si gloriò sempre dell'amicizia con il suo maestro don Enrico Luciani.
Il secondo exallievo, nei primi anni del 900, godette di rinomanza di santo. Si chiama Loreto Starace, nome che ricevette dai genitori a seguito di un voto. Nacque a Napoli e morì sul fronte di guerra, nel goriziano, agli inizi del primo conflitto mondiale. Frequentò il ginnasio qui, dagli 11 ai 16 anni, dopo esser stato convittore all'Istituto Salesiano Sacro Cuore di Roma per un anno e per tre a quello di Trevi. Nutrì sempre grande riconoscenza e fiducia verso i suoi educatori, nelle molteplici vicende della sua vita, che, tra l'altro, l'immersero per sette anni in svariate e avventurose iniziative ed esperienze in Nord America.
Dai documenti la sua figura emerge esemplare, meritevole della avviata introduzione della causa di beatificazione. Il suo corpo riposa attualmente nel Santuario del Sacro Cuore in Scanzano di Castellammare di Stabia accanto a quello della beata Maria Maddalena della Passione.

Secondo periodo (1949-1965)
IL COLLEGIO ILLIRICO

L'opera fu aperta nel 1949, 25 anni dopo la chiusura della prima, e fu aperta su invito, come la precedente. Qui, da intermediario ha operato monsignor Gaetano Malchiodi, Vicario dell'Amministrazione della S. Casa.
Nel 1949 l'ampio edificio del Collegio Illirico che aveva avuto una grande storia, era vuoto, monsignor Malchiodi propose all'ispettore salesiano della Ispettoria Adriatica di gestirlo per un'opera giovanile. Egli, con la cittadinanza, pensava a una Scuola Professionale. Questo indirizzo venne scartato dal sig. Ispettore, che lo dimostrò inattuabile in una “cittadina” come Loreto. Ci si accordò per un centro giovanile, però con scuola aperta anche agli esterni. Le pratiche si svolsero rapidamente; il 23 maggio 1949 fu firmata la convenzione. In giugno presero fervido avvio i lavori di sistemazione: si provvidero banchi, cattedre, tavoli, letti; e si allestirono aule, camere, refettorio.
In agosto primo corso di Esercizi Spirituali. In ottobre inizio ufficiale, con 18 salesiani e 130 allievi, distribuiti nelle 3 classi della media e 2 classi del ginnasio.
Inizio “alla grande”, pieno di speranza, travolgente si direbbe. Consolò assai monsignor Malchiodi e i Superiori salesiani; anche perché l'orientamento degli alunni alla vita sacerdotale (e salesiana) proseguiva lo scopo tradizionale, seminaristico, dell'Illirico, e sintonizzava con le finalità del Santuario.
Quanto però destò risonanza in città fu, anche stavolta, l'oratorio. È tradizione salesiana aprirlo, se possibile, ovunque s'impianti un'opera, per immergere la comunità nell'ambiente e orientarne l'azione verso la gioventù del luogo.
A Loreto esso fu aperto appena un paio di mesi dopo l'internato, lཇ dicembre 1949; e l'interessamento suscitato nelle famiglie fu subito entusiastico: proprio come era avvenuto nella prima esperienza con don Luciani, quantunque con quel lontano periodo il nuovo non contrasse legami d'ambiente o tradizione: germinò autonomo. E crebbe rigoglioso non solo per le simpatie della gente, ma anche per la preparazione, l'intraprendenza, l'instancabilità del giovane personale salesiano, e per il generoso e valido sostegno del Vicario dell'Amministrazione Pontificia, monsignor Gaetano Malchiodi, che per questo e per l'abituale partecipazione agli avvenimenti oratoriani divenne uno di casa.
Monsignor Malchiodi, il 10 novembre 1959, informò la comunità salesiana, che la S. Sede intendeva rientrare nell'uso dell'Illirico per farne un decoroso ambiente di accoglienza per i malati. Ne era stata richiesta dall'UNITALSI, l'organizzazione italiana che provvede al trasporto degli infermi nei santuari: a Loreto non dovevano più essere alloggiati alla meglio nei porticati e nei seminterrati del Palazzo Apostolico. E così fu segnata la sorte dell'Illirico, nell'ottobre 1965.
I salesiani non rimasero a guardare: decisi a non lasciare la Città della Madonna, si prodigarono in una ricerca attenta. E furono fortunati: trovarono area ed edificio assai funzionali nel giro di qualche mese. Per cui quando lasciarono l'Illirico, erano già in casa propria da tre anni, a Montereale.

Terzo periodo (dal 1963)
CASA DI ESERCIZI SPIRITUALI

L'attuale sede salesiana, la terza della serie, non fu offerta ma acquistata, e rispetto alle precedenti e all'ordinaria prassi salesiana, cambiò anche orientamento o tipo di apostolato: non scuola, né, purtroppo, oratorio, ma Casa di Esercizi Spirituali e raduni, per giovani e adulti, uomini e donne, religiosi e laici.
L'edificio si allinea per 90 m su via Montereale (dal 1976, per interessamento degli exallievi, via s. Giovanni Bosco, in direzione nord-est sud-ovest). Consta palesemente di tre costruzioni ineguali per ampiezza e altezza.
La Casa si presenta funzionale, decorosa, familiare, ariosa. In camere singole, provviste di servizio completo, può ospitare cinquanta persone, e altre quaranta in stanze a due (qualcuna a tre) letti. È immerso in un'area di oltre due ettari e mezzo, armonicamente distribuita a orto, frutteto, parco e piazzole, e intersecata da sentieri e camminamenti solitari, carica di sole, avvolta di verde e silenzio. È schiusa come finestra su un orizzonte da “infinito leopardiano”, il cui “ermo colle” dista solo qualche chilometro.
In un sentiero, in salita, sono poste le stazioni della Via Crucis, per contemplare Gesù sofferente e chiedere perdono con invocazioni “personali”, ... perché ti ho giudicato nei miei fratelli... perché ho rifiutato di prendere la mia croce... perché ho cercato l'applauso e la gloria... perché ho lasciato i miei fratelli a soffrire da soli... perché non ti ho riconosciuto in tanta gente che soffre...
In un altro sentiero, accanto al campo sportivo, in zona pianeggiante si possono contemplare le stazioni della Via Lucis: «Incontri con il RISORTO. Un modo nuovo e originale di esprimere la gioia pasquale».

VISITARE LA CASA DI MARIA
SANTUARIO DELL'INCARNAZIONE: La Casa di Nazareth venerata a Loreto ci ricorda l'annuncio della salvezza e l'incarnazione del Figlio di Dio: qui il misericordioso progetto divino ha trovato accoglienza nel sì di Maria. Queste pietre consunte dal tempo testimoniano il passaggio del Figlio di Dio sulla terra.
SANTUARIO DELLO SPIRITO SANTO che è sceso su Maria come scenderà poi sulla chiesa per realizzare il disegno di Dio sugli uomini trasformandoli in Cristo e rendendoli figli di Dio.
SANTUARIO DELLA FAMIGLIA: La famiglia di Nazareth è modello di tutte le famiglie cristiane perché crescano nella fede, nella preghiera e nell'amore santificato dallo Spirito Santo. Qui riscopriamo il valore dell'amore e della vita, dei rapporti umani e cristiani, in una santità quotidiana che genera gioia anche nella sofferenza, nel silenzio e nel lavoro.
SANTUARIO DELLA RICONCILIAZIONE: ha detto san Giovanni Paolo II l'8-12-1987:
«Il pensiero dell'umile Casa in cui il Verbo Incarnato visse per anni convince il pellegrino che davvero Dio ama l'uomo così com'è e lo chiama, lo segue, lo illumina, lo perdona, lo salva. E infatti a Loreto folle innumerevoli, ogni giorno, da tutto il mondo, si accostano al sacramento della confessione e dell'eucarestia e molti si convertono dall'incredulità alla fede, dal peccato alla grazie».