I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

SALESIANI NEL MONDO

KIRSTEN PRESTIN - FOTO: DON BOSCO MISSION BONN/MARCO KELLER

«Prima di tutto sono un essere umano»

Nella scala delle caste indù, i Musahar sono in fondo, addirittura dopo i Dalit, gli “intoccabili”.
Sebbene in India il sistema delle caste sia stato ufficialmente abolito, i Musahar sono socialmente esclusi e i loro figli in genere non vanno a scuola.
I Salesiani sono convinti che solo l'istruzione possa rompere questa infame catena.

A Tarik, di otto anni, piace andare a scuola; ha anche stretto amicizia con alcuni bambini. I suoi amici però non possono andare a trovarlo a casa sua.
La famiglia di Tarik appartiene alla casta dei Musahar, chiamati anche “mangiatori di topi”. Vive insieme ai genitori e ai fratelli in una piccola capanna senza elettricità e senza acqua corrente, in un insediamento alla periferia di Ithari, una piccola città nel nord dell'India.
«Il sistema delle caste in India è ancora molto forte. La casta di appartenenza condiziona la vita delle persone. I Musahar si trovano sul gradino più basso della struttura delle caste. I loro figli in genere non vanno a scuola», ha detto don Melchior Tirkey, direttore della scuola Don Bosco di Ithari, nello stato del Bihar, nel nord del Paese. E se i ragazzi o le ragazze frequentassero la scuola statale, sarebbero insultati ed emarginati. Questo accade sebbene dal 1950 nessun Indiano possa essere discriminato a causa della sua casta. Così è scritto nella Costituzione indiana.
Anche i bambini della casta dei Musahar frequentano la scuola Don Bosco.
«Convincere le famiglie a mandare i figli a scuola richiede una grande opera di persuasione», ha affermato don Melchior, SDB. Questo è il motivo per cui gli assistenti sociali andavano ogni giorno nell'insediamento dei Musahar, a pochi metri di distanza dalla struttura scolastica. Oggi due ragazzi della comunità dei Musahar frequentano la scuola Don Bosco.
Uno di loro è Tarik. I suoi quattro fratelli maggiori non hanno mai frequentato la scuola. «Siamo molto poveri e quindi non possiamo mandare tutti i nostri figli a scuola», ha detto Deepak Kumar, di quarantacinque anni, lavoratore a giornata. Ci sono giorni in cui la famiglia deve andare a letto senza mangiare.
«Pensiamo sia importante che almeno il nostro figlio minore vada a scuola. E speriamo che in seguito trovi un buon lavoro e possa aiutare tutta la famiglia. Vogliamo solo vivere come altre persone: avere un lavoro, una casa e denaro».

Mancanza di sostegno da parte dello Stato
«I bambini non possono andare a scuola perché sono sprovvisti di tutto. Non hanno abiti, libri, penne», ha spiegato l'assistente sociale Sonia Meeza Devi, che ogni giorno visita la comunità del villaggio di Musahar a Ithari.
A volte vengono impartite lezioni scolastiche ai bambini sulla piazza del villaggio.
La famiglia di Tarik vive in una piccola capanna senza finestre. Tutti dormono sul pavimento.
Una zanzariera molto piccola è la protezione di cui dispongono contro le pericolose punture di zanzare in estate. L'unico lusso della famiglia è una pentola per cuocere il riso. Non hanno mobili.
Nell'insediamento non ci sono servizi igienici e assistenza medica.
I Musahar si nutrono di rifiuti e avanzi vegetali.
«Quando il grano viene raccolto, queste famiglie di solito prendono i residui del cereale che rimangono sul campo. Non possiedono terra e non possono coltivare nulla. Alcune famiglie devono anche mangiare topi, perché non hanno nient'altro», ha confermato don Melchior.
A causa delle precarie condizioni in cui vivono, molti di loro non superano l'età di 45-50 anni. Soffrono di malnutrizione e non hanno accesso a cure mediche. I Musahar non hanno terra o altre proprietà sono poverissimi. Gli uomini lavorano principalmente come operai a giornata o braccianti agricoli. Vivono in insediamenti alla periferia dei villaggi, senza elettricità, senza acqua e in condizioni disumane. Sono quasi tutti analfabeti. Neppure i programmi di sostegno organizzati dal governo sono riusciti a far cambiare la situazione. Il sistema tradizionale delle caste rafforza ulteriormente queste ingiustizie sociali. L'unico modo per interrompere questo circolo vizioso è l'educazione; don Melchior ne è convinto. È dunque importante che almeno Tarik possa andare a scuola. I bambini ricevono dal centro Don Bosco libri, quaderni, penne e il pranzo.
In un insediamento di Musahar a Dhansoi, vicino a Buxar, la Famiglia di Don Bosco lavora in stretta collaborazione con le Suore Missionarie del Cuore Immacolato di Maria (Immaculate Heart of Mary - ICM).
Le suore tengono lezioni scolastiche ai bambini nella piazza del villaggio. L'obiettivo è preparare gli allievi a frequentare la scuola regolare. I bambini studiano con entusiasmo, ma, quando arriva il momento di passare alle scuole statali, molti di loro preferiscono rimanere a casa. Là ricevono insulti, sputi e sono emarginati.

Recarsi negli uffici competenti - Rivendicare i diritti
«Il problema principale è che le famiglie non hanno entrate. Non ricevono alcun sostegno finanziario», ha precisato Kunti Devi, che ricopre un ruolo di responsabilità nell'insediamento. Da tre anni questa signora cinquantenne, sicura di sé, si interessa della situazione di queste famiglie, che vivono in una zona umida, circondata da fango. Kunti Devi non sa leggere e scrivere, ma si reca nei vari uffici e rivendica i diritti delle famiglie che vivono nel suo insediamento. Qui riceve un aiuto significativo dagli assistenti sociali e dalle suore del centro Don Bosco. Questo le dà coraggio. Ha anche partecipato a corsi di formazione. Le condizioni di vita delle famiglie dovrebbero migliorare e le loro necessità di base dovrebbero essere soddisfatte: riguardano generi alimentari, cure mediche, acqua pulita e l'accesso all'istruzione. Kunti Devi si assume questo incarico ogni giorno. Non le importa più nulla della discriminazione quotidiana di chi la definisce “mangiatrice di topi”. «Ora so che prima di tutto sono un essere umano. Non importa come mi chiamino gli altri».

INFORMAZIONI
I Salesiani di Don Bosco sono in India dal 1906
Il loro lavoro è iniziato nella città di Chennai, nel sud dell'India. Oggi più di 2500 Salesiani lavorano in oltre 200 località indiane. La scuola Don Bosco di Ithari è frequentata da 400 tra ragazzi e ragazze.
Senza lavoro, senza denaro, senza generi alimentari
Il coronavirus in India ha effetti devastanti, specialmente per i poveri.
Circa 300 milioni di Indiani vivono al di sotto della soglia di povertà e riescono a sopravvivere con lavori saltuari. Questa è anche la situazione del padre di Tarik, che lavora a giornata. A seguito del lockdown imposto dal governo indiano per arginare il contagio da coronavirus, non può trovare alcun lavoro e la famiglia rischia di morire di fame.
Un aiuto da Don Bosco
I Salesiani di Don Bosco hanno cominciato a distribuire pacchi di aiuto e mascherine protettive alle famiglie povere in tutta l'India. Questo sostegno è indirizzato principalmente ai bisognosi delle rispettive comunità.