I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

LE COSE DI DON BOSCO

B.F.

Non si scherza con i tacchini!

Ero solo l'umile finestra della casetta Bosco ai Becchi. Le finestre sono gli occhi delle case. Io vedevo tutto quello che capitava sul Colle. E mi ricordo.
I ragazzini Bosco erano vispi e coraggiosi. Giovanni aveva cinque anni, Giuseppe sette. Mamma Margherita li mandava a pascolare un gruppetto di tacchini che gloglottavano dal mattino alla sera.
Un giorno, un farabutto pensò di truffare i due bimbetti. Si avvicinò e disse: «Volete vendermi un tacchino?» Ai due ragazzini sembrò una fortuna sfacciata. Il furfante continuò: «Vi do cinque soldi». «Cinque soldi!» esclamarono. Parve loro che si trattasse d'una somma enorme; quindi senza pensare ad altro accettarono i cinque soldi, mentre quel farabutto, preso il tacchino più grosso, s'involò. I due giovanetti subito corsero ansanti dalla mamma: «Mamma, abbiam venduto un tacchino».
«Oh!» rispose la madre, che non aspettava una simile notizia.
«E lo abbiam fatto pagar bene! Cinque soldi!» E li porgevano trionfanti in palmo di mano!
Mamma Margherita non ci poteva credere: «Poveretta me! Cinque soldi! Vi siete fatti truffare. Un tacchino ne vale più di cento! Quell'uomo era un imbroglione!».
I due bambini restarono di sasso a quelle parole, ma continuarono il loro compito di custodi dei tacchini, che portavano nel prato tutti i giorni. Mentre gli animali davano la caccia ai grilli, i fratelli giocavano. A un tratto, contando sulle dita, Giuseppe gridò che mancava un tacchino.
Cercarono affannati. Niente. Un tacchino è un affare grosso, non può sparire così. Girando attorno a una siepe, Giovanni vide un uomo. Pensò di colpo: «L'ha rubato lui». Chiamò Giuseppe e si avvicinò risoluto: «Restituiteci il tacchino». Il forestiero li guardava meravigliato: «Un tacchino? E chi l'ha visto?» «L'avete rubato voi. Tiratelo fuori. Altrimenti grideremo «al ladro» e vi prenderanno a bastonate».
Due bambini si possono far correre con quattro sculaccioni. Ma la risolutezza di quei due lo mise a disagio. C'erano contadini che lavoravano poco lontano, se sentivano urlare, poteva capitare di tutto. Rassegnato tirò fuori un sacco dalla siepe e ne fece uscire un tacchino mezzo tramortito. «Volevo soltanto farvi uno scherzo» biascicò. «Non è uno scherzo da galantuomo» rimbeccarono i piccoli.
Alla sera, come sempre, rendiconto alla madre. «Avete corso un bel rischio». «E perché?».
«Prima di tutto non eravate sicuri che fosse lui». «Ma non c'era nessun altro lì vicino».
«Questo non basta per chiamare uno ladro. E poi voi siete piccoli, e lui un uomo. Se vi avesse fatto del male?» «Allora dovevamo lasciarci prendere il tacchino?»
«Avere coraggio non è male. Ma meglio perdere un tacchino che venire conciati per le feste».
«Uhm» mormorò Giovannino pensoso. «Sarà come dite voi, mamma. Ma era un tacchino bello grosso...».

LA STORIA
Mamma Margherita, rimasta vedova a 29 anni, si trasferì con la famiglia nella casetta dei Becchi. Con un duro lavoro e tanto sacrificio riuscì a mantenere la famiglia di 5 persone. Crescendo, i bambini contribuirono secondo le loro forze.