I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

LA STORIA SCONOSCIUTA DI DON BOSCO

FRANCESCO MOTTO

I libri itineranti di don Bosco

“Il buon libro entra persino nelle case ove non può entrare il sacerdote... Talora rimane polveroso sovra un tavolino o in una biblioteca. Nessuno pensa a lui. Ma vien l'ora della solitudine, o della mestizia, o del dolore, o della noia, o della necessità di svago, o dell'ansia dell'avvenire, e questo amico fedele depone la sua polvere, apre i suoi fogli e...”.

Mi è venuta in mente questa citazione di una bellissima lettera-circolare di don Bosco del luglio 1885 quando ho sentito e letto che molti italiani, costretti a rimanere in casa per oltre due mesi dall'emergenza corona virus, hanno letto o riletto qualche libro dimenticato su uno scaffale di casa.
“Senza libri non c'è lettura e senza lettura non c'è conoscenza; senza conoscenza non c'è libertà”, leggo su internet, non so se scritto da qualche nostalgico o affezionato ai libri o da qualche buon conoscitore di Cicerone.
Don Bosco dal canto suo, appena terminati gli studi, si è fatto subito scrittore e qualche suo libro è poi diventato un autentico best seller con decine e decine di edizioni e ristampe. Una volta poi fondata la congregazione, ha invitato i suoi giovani collaboratori a fare altrettanto, servendosi di una tipografia in proprio avviata nella stessa casa di Valdocco. In un tempo in cui tre quarti degli Italiani erano analfabeti così scriveva nella succitata circolare: “Un libro in una famiglia, se non è letto da colui a cui è destinato o donato, è letto dal figlio o dalla figlia, dall'amico o dal vicino. Un libro in un paese talora passa nelle mani di cento persone. Iddio solo conosce il bene che produce un libro in una città, in una biblioteca circolante, in una società d'operai, in un ospedale, donato come pegno di amicizia”. E aggiungeva: “In meno di trent'anni sommano circa a venti milioni i fascicoli o volumi da noi sparsi tra il popolo. Se qualche libro sarà rimasto trascurato, altri avranno avuto ciascuno un centinaio di lettori, e quindi il numero di coloro ai quali i nostri libri fecero del bene si può credere con certezza di gran lunga maggiore del numero dei volumi pubblicati”.
Con un po' di fantasia potremmo dire che in qualche modo la rete editoriale di don Bosco annunciava oggi tanto il libro online, che sta lì a disposizione di tutti, che cammina da solo, quasi vagabondo, quanto l'e-book, l'unico che nella perdurante crisi della lettura in Italia in questi anni fa registrare nuovi acquirenti e nuovi lettori grazie anche al suo costo ridotto.

La concorrenza
La concorrenza alla lettura di un libro è forte: oggi si passano ore ed ore con gli occhi fissi su Facebook, WhatsApp e Instagram, blog e piattaforme di ogni genere per mandare e ricevere messaggini, per vedere e spedire foto, per guardare filmati e ascoltare musica. Di per sé potrebbero essere tutte cose belle, buone e giuste, ma possono sostituire la lettura di un buon libro?
Qualche dubbio è legittimo. I social per lo più sono promotori di una sorta di cultura dell'effimero, del transitorio, del frammentario - anche senza pensare subito all'alluvione delle fake news - dove ogni nuova comunicazione elimina quello precedente. Lo dicono i nomi stessi: SMS “servizio di un breve messaggio” o Twitter, cinguettio di uccello, Instagram, ossia immagine veloce pubblicata sul momento. Essi trasmettono rapide informazioni, brevissime condivisioni di esperienze e stati d'animo con persone con cui sei già in contatto. I libri, i buoni libri invece, quelli pensati e meditati, sono in grado di suscitare interrogativi, di farci percepire in profondità la bellezza che si trova nella natura e nell'arte in tutte le sue forme, nella solidarietà fra gli uomini, nella passione e nel cuore che mettiamo in ogni nostra azione. E non solo, perché è proprio una vasta cultura generale, data soprattutto dai libri di storia in particolare, quella che offre alle classi dirigenziali la duttilità, la capacità di orientamento, l'ampiezza di orizzonti che, unite alle competenze, servono per compiere le scelte di portata generale e di natura complessiva che loro competono. Del deficit di tale cultura ce ne stiamo rendendo conto proprio in questi giorni di pandemia.

La biblioteca di don Bosco
Don Bosco con la diffusione dei suoi libri, con la biblioteca di Valdocco ricca di 15 mila libri, con la sua tipografia, con le biblioteche delle singole case salesiane, con uno stuolo di salesiani che hanno scritti libri per la gioventù, ha fatto crescere migliaia di giovani come “onesti cittadini e buoni cristiani”. Quanto è malinconico oggi venire a conoscenza che circa mezzo milione di ragazzi in Italia frequentano istituti scolastici privi di biblioteca! Certo è più facile e immediatamente redditizio costruire nuovi supermercati, nuovi centri commerciali, cinema all'avanguardia, catene multinazionali che trattano tecnologia e innovazione.
Libri cartacei o i libri online - oggi le biblioteche grazie alla tecnologia offrono interessantissimi servizi a distanza di vario genere - non fa differenza: purché facciano crescere in umanità. Ad una condizione però: che siano leggibili e a disposizione di tutti, anche dei non nativi digitali, anche di chi non ha gli strumenti dell'ultimissima generazione, anche a chi vive in situazioni disagiate. Lo ha scritto don Bosco nella lettera succitata: “Rammentatevi che s. Agostino divenuto Vescovo, benché esimio maestro di belle lettere ed oratore eloquente, preferiva le improprietà di lingua e la niuna eleganza di stile, al rischio di non essere inteso dal popolo”. È quanto continuano a fare attualmente i figli di don Bosco, con libri, con libretti divulgativi, con video e materiali postati nel web, che continuano a girare, oggi come ieri, in tutte le lingue ovunque, fino agli estremi confini della terra.