I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

SALESIANI

RAFAEL MONTENEGRO

Risorgi Venezuela!

Testimonianza di don Rafael Montenegro, nuovo superiore dell'Ispettoria salesiana del Venezuela: «La ricchezza naturale che Dio ha donato alla nostra terra, con il petrolio e le varie miniere di qualità così alta nel nostro sottosuolo (oro, ferro, coltan, torio), paradossalmente è diventata un fattore di progressivo impoverimento».

«Sono venezuelano e Salesiano»
Mi chiamo Rafael Montenegro e sono originario del Venezuela. Sono Salesiano di don Bosco da trentacinque anni (dal 7 settembre 1985) e sacerdote da venticinque anni (dal 3 giugno 1995).
Anni fa, nel corso di un incontro con i giovani, uno dei presenti mi chiese quando fosse cominciata la mia vita di Salesiano e, senza pensarci molto, risposi che era iniziata quando avevo otto anni e cominciai a frequentare la quarta elementare presso l'indimenticata scuola Don Bosco di Valencia. Mentre rispondevo alla domanda di quel giovane, mi sono reso conto che la mia vita salesiana è stata un cammino ininterrotto tra e con i Salesiani a partire dal momento in cui i miei genitori, volendo offrirmi la migliore istruzione possibile, bussarono alle porte dei Salesiani. Il percorso di crescita iniziato con la guida della mia famiglia si è ampliato e arricchito con l'attenzione offertami dalla Famiglia Salesiana: ho imparato ad amare Maria Ausiliatrice e don Bosco, ho compiuto i passi della fede consueti di un bambino, poi di un giovane. In quegli anni e in quegli ambienti ho maturato le mie scelte e ho preso le decisioni per la vita che mi hanno portato qui. Sono cresciuto e mi sono formato insieme alla Famiglia Salesiana... e dico Famiglia Salesiana perché in seguito ho compreso che cosa ho vissuto in quegli anni, in quegli ambienti che un giorno dopo l'altro sono diventati la mia seconda casa.
Sono vissuto con i Salesiani di don Bosco, con insegnanti e personale laico, collaboratori, exallievi, che hanno fatto di quella casa un ambiente diverso e amato da molti di noi che hanno studiato là. Tra loro e con loro ho imparato l'importanza di collaborare, di impegnarsi per gli altri. Ho imparato che un giovane si mette al servizio di altri giovani. Se a un certo punto ho deciso di iniziare il percorso di formazione per diventare SDB nell'intento di rispondere alla domanda che sentivo in quel momento nel profondo del mio cuore di adolescente (avevo quindici anni), lo devo all'esempio dei miei genitori e alla testimonianza di vita di persone concrete, molto diverse tra loro, ma tutte impegnate al servizio di noi ragazzi della scuola. Devo dire che, quando ho avuto momenti di dubbio o incertezza nella mia vita salesiana, sono tornato con la memoria all'esperienza vissuta in quegli anni, poiché per me sono un riferimento personale dello spirito che mi ha conquistato e mi ha fatto innamorare della vita salesiana.

L'Ispettoria San Lucas del Venezuela
La nostra Ispettoria conta 142 sdb e 4 novizi; 98 sono nati in Venezuela e altri sono Salesiani che quando erano giovani sono arrivati in missione dall'Italia, dalla Spagna, dalla Polonia, dalla Siria, con una media di 50 anni di permanenza in Venezuela. Tre confratelli sono giovani missionari salesiani che arrivano dal Vietnam, dal Congo e dal Madagascar. L'età media dei Salesiani della nostra Ispettoria è di cinquantacinque anni, con 43 giovani SDB in formazione iniziale (7 pre-novizi, 4 novizi, 16 post-novizi, 4 novizi e 12 studenti di teologia) è interessante notare che negli ultimi anni abbiamo avuto un calo del numero di vocazioni e un incremento della perseveranza nella vocazione.
La nostra Ispettoria propone una vasta gamma di attività. Abbiamo 22 comunità, con varie opere che gestiamo insieme ai laici e alcune sono state affidate a un gruppo della Famiglia Salesiana. Le nostre Presenze apostoliche operano in ambiti molto popolari del Paese; svolgiamo un servizio educativo pastorale in parrocchie, scuole, centri di formazione per giovani che non hanno possibilità di frequentare le scuole statali, centri giovanili e oratori.
Un'espressione peculiare della nostra Ispettoria è la presenza missionaria tra le popolazioni indigene dello Stato dell'Amazzonia (Yanomami; Huottüja o Piaroas; Hiwi o Guajibos): abbiamo quattro comunità che svolgono la loro opera pastorale proprio qui. Abbiamo anche una presenza nello Stato di Zulia, dove lavoriamo con una popolazione indigena, sebbene abbia avuto maggiori contatti con discendenti di Europei, i Wayú o Guajiros.
Insieme a queste presenze missionarie, i Salesiani del Venezuela realizzano due progetti con grande soddisfazione, in risposta alle sfide dell'opzione preferenziale: la Rete dei Centri di Formazione “Gioventù e Lavoro”, per i giovani che non possono frequentare altre scuole e la “Rete delle Case Don Bosco” per bambini e adolescenti ad alto rischio. Queste opere sono diventate la punta di diamante della nostra missione salesiana tra i più poveri.
L'opera “Gioventù e lavoro”, sebbene il numero di giovani a cui dedichiamo il nostro impegno sia diminuito a causa della situazione complicata del Paese, è ancora una risposta ai giovani che hanno lasciato la scuola o che lavorano in modo non qualificato. Partecipano a questa iniziativa più di 3000 giovani che, se non fossero nei nostri Centri, sarebbero facile preda del crimine e della disoccupazione. La “Rete delle Case Don Bosco” fa parte dei servizi di assistenza per bambini e adolescenti; ha ora nuovo impulso grazie alla solidarietà e ai finanziamenti dall'estero.

La situazione attuale del Venezuela
La situazione che stiamo vivendo in Venezuela è complessa e molto problematica, come conseguenza di scelte politiche sbagliate e dannose, di interessi economici di gruppi di potere nazionali e internazionali e della mancanza di formazione di una coscienza socio-politica di cittadini responsabili delle vicende della nazionale di tutti i Venezuelani.
La ricchezza naturale che Dio ha donato alla nostra terra, con il petrolio e le varie miniere di qualità così alta nel nostro sottosuolo (oro, ferro, coltan, torio), paradossalmente è diventata un fattore di progressivo impoverimento e ha generato pratiche di esclusione ed emarginazione di grandi gruppi di persone. Ci dedicavamo allo sfruttamento geologico (petrolio e minerali) trascurando la produzione agricola, lo sviluppo dell'industria tessile e il grande potenziale turistico (mare, montagna, pianura e giungla) le microimprese private che sarebbero potute derivare da queste attività sono state contrastate dai grandi interessi economici viziati dal male sociale che ci affligge anche in Venezuela: la corruzione.
La situazione economica è molto complicata. La grande ricchezza ottenuta durante il “boom petrolifero” degli anni '70 non è stata ottimizzata a beneficio dell'intera popolazione e delle sue esigenze di sviluppo sostenibile. La capacità industriale che era stata raggiunta nei decenni precedenti è stata rapidamente distrutta a causa della mancanza di investimenti e del limitato stimolo alla produzione nazionale, che è stata sostituita da un'insaziabile importazione di quasi tutti i beni di consumo necessari per la popolazione. È stata un'occasione di arricchimento per pochissimi e ha determinato una perdita crescente di indipendenza economica. I posti di lavoro sono stati distrutti ed è cresciuta l'economia informale. Da oltre due anni siamo alle prese con un'iperinflazione che arreca gravi problemi alle famiglie venezuelane: disoccupazione, malnutrizione infantile, abbandono scolastico, fame ampiamente diffusa tra la popolazione. Secondo i dati delle Nazioni Unite, nel mese di febbraio 2020, tre (3) Venezuelani su dieci (10) soffrivano la fame. Sono diffusi tra noi indici finanziari privi del minimo criterio. Basti citare a titolo di esempio il caso del nostro salario minimo mensile: 3,71 dollari USA; se si aggiunge il bonus alimentare elargito dal regime, ammonta a 6,71 dollari USA (per il mese di febbraio 2020).
Il sistema educativo è praticamente distrutto, a causa dell'abbandono scolastico da parte degli allievi dovuto a difficoltà economiche della famiglia, al crollo delle infrastrutture scolastiche e alla fuga degli insegnanti verso altri Paesi o verso attività meglio pagate rispetto alle misere somme che ricevono per il loro lavoro di docenti. L'istruzione privata, e l'educazione cattolica rientra in questo novero, ha messo in atto strategie per resistere ai contraccolpi di questa situazione e continuare ad adempiere una missione così importante; la sostenibilità delle nostre istituzioni educative diventa però sempre più difficile.
Le conseguenze socio-economiche sono evidenti: il progressivo impoverimento di un popolo ricco di valori, con una preziosa identità culturale centrata sulla famiglia, grande dedizione al lavoro e a varie arti, con un particolare senso dell'umorismo caraibico. Ora ci troviamo in una situazione di miseria e alienazione. Ci sentiamo estranei a noi stessi, come se fossimo in esilio, perché, senza aver lasciato il luogo geografico, viviamo fuori della nostra cultura. Può essere intesa così l'implosione sociale che stiamo vivendo, con il fenomeno migratorio che ci colpisce. In passato eravamo un Paese che accolse tante persone alla ricerca di un'opportunità per vivere e siamo ora diventati un popolo emigrante che cerca una vita migliore ad altre latitudini. Negli ultimi anni sono emigrati più di cinque milioni di Venezuelani, per lo più giovani che, non avendo speranze concrete nel nostro Paese, si sono orientati verso altri luoghi alla ricerca di un miglioramento e di un'opportunità per realizzare i loro progetti di vita.

«La forza della nostra fedeltà è il fuoco che ci stimola»
In questi tempi difficili, la forza della nostra fedeltà è il fuoco che ci stimola a svegliarci dal torpore e dallo scoraggiamento. Siamo chiamati a essere testimoni di speranza, seminatori pazienti di una democrazia solidale fondata sul Vangelo di Cristo Buon Pastore, con la pedagogia e la spiritualità di san Giovanni Bosco, che ai suoi tempi visse sfide simili e diede una risposta preventiva ai suoi giovani e alla società in transizione verso il nuovo Stato che si stava formando.
Affrontiamo sfide di livello basilare, come la fame, la carenza di cibo e medicine; nell'ambito dell'istruzione, viviamo la sfida di riuscire a mantenere elevata la qualità dell'insegnamento in una buona interazione tra studenti e docenti nelle scuole di ogni ordine e grado e nella conservazione delle strutture. Il problema è così complesso che a volte sembra lasciare in ombra quella che è veramente la sfida più importante: il cambiamento di un popolo secondo il progetto di Dio. Si tratta di passare dal disordine sociale, dallo scoraggiamento, dall'anarchia, dalla pratica della corruzione all'esercizio costante della solidarietà, con uno sviluppo socio-economico sostenibile, nell'impegno per la giustizia e la democrazia.