I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

LA LINEA D'OMBRA

ALESSANDRA MASTRODONATO

L'importante è camminare...

Ma tu, cammina, cammina, accumula strade, lasciando che tutto si muova!
Ma tu, respira, respira, non chiudere gli occhi se il buio della notte ti trova...

La costruzione dell'identità adulta è spesso associata alla metafora del “cammino”. Camminare implica, infatti, un dinamismo, una tensione muscolare che chiama a raccolta tutte le nostre energie, una capacità di resistenza in grado di sfidare il tempo e la stanchezza. Ma camminare significa anche “uscire da sé” per andare alla scoperta di territori inesplorati, avventurarsi lungo sentieri sconosciuti, percepire il suolo sotto i piedi e il vento che ci accarezza il viso per sintonizzare il proprio respiro con il ritmo silenzioso della natura.
È in tal senso che Gabriel Marcel ha parlato dell'uomo come “viator”, viandante, “essere-in-cammino” dalle chiusure del proprio Io verso la vastità del mondo e i suoi molteplici significati.
Non un viaggiatore qualsiasi, dunque, che procede frettoloso verso la propria meta per curare i propri affari e poi fare ritorno a casa. Non un nomade, che attraversa il territorio consumandone le risorse e rigettando qualsiasi ipotesi di radicamento e di responsabilizzazione. Non un turista, che, soddisfatta la curiosità iniziale, girovaga oziosamente per le strade del mondo, verso una meta scelta un po' a caso o seguendo le mode del momento. E neppure un pendolare che, nel percorrere quotidianamente lo stesso tragitto, è costretto a barcamenarsi tra una pluralità di appartenenze e finisce per non far più caso nemmeno al paesaggio che gli scorre davanti.
Il cammino verso l'adultità ci chiede, piuttosto, di fare chiarezza sul rapporto che lega il percorso al traguardo. Ci sollecita a percorrere strade nuove, pur senza perdere di vista la meta verso cui siamo diretti.
Ci allena a non smarrire la direzione di marcia del nostro procedere, senza per questo aver paura degli imprevisti che, rimescolando le carte del nostro progetto di vita, ci obbligano talvolta a cercare percorsi alternativi e ad avventurarci in deviazioni non programmate. Ci educa alla pazienza e alla perseveranza, incoraggiandoci nel contempo a non perdere il gusto della scoperta.
È nel cammino, infatti, che facciamo esperienza del mutare delle stagioni e del tempo che passa e impariamo a misurare la distanza che ogni giorno può essere percorsa per approssimarci al traguardo desiderato. Camminando prendiamo coscienza dei nostri limiti e impariamo a dosare le energie per non rischiare di rimanere in debito di ossigeno. Esercitiamo la nostra libertà di scelta di fronte ad ogni bivio che ci troviamo di fronte. Prendiamo confidenza con la strada, con le sue asperità, col suo terreno sconnesso, con le sue discese e le sue salite e impariamo ad alzarci dopo le inevitabili cadute. Ci attrezziamo a ripararci dalla pioggia e dal vento e coltiviamo la speranza che presto torni a splendere il sole.
Accumuliamo esperienze ed incontri e ci disponiamo a sorprenderci per ogni nuovo paesaggio che ci si dispiega davanti agli occhi. Impariamo a dialogare con noi stessi per conoscerci più intimamente e per vincere la solitudine. Ma soprattutto facciamo nostra l'etica del viandante, che non disdegna di ingaggiare discorsi con chi incontra per via e, anzi, sa bene che il cammino si rivela più lieto e meno faticoso se lo si affronta in compagnia.
Perché se è vero che, come ha scritto qualcuno, “l'importante è camminare”, il cammino è più fruttuoso se è vissuto nella relazione: la relazione scambievole con l'Altro da sé, ma anche la relazione dialogante con il proprio Io.

Sarà che un giorno si brucia
come si brucia la vita,
sarà che il tempo lo conti
appoggiando il naso alle dita.
Sarà la legge complessa
di questa immensa natura,
sarà la forza di piangere
a non lasciarti da sola.
Sarà che ogni caduta
è l'inizio di un altro volo,
sarà che il meglio di vivere
lo trovi in un uomo solo.
Sarà che siamo creature
fatte di polvere e inganni,
per correggerci il cuore
non basteranno questi anni...
Sarà il tuo libero arbitrio
a incasinarti l'umore,
sarà che siamo architetti
del nostro stesso dolore.
Sarà un tuo vecchio nemico
il tuo più intimo amico,
sarà l'assenza di Dio
a portarti verso il tuo io...
Sarà che un fiore resiste
il tempo di una stagione,
sarà che a volte un abbraccio
lo trovi in una canzone.
Sarà la noia degli amici
di qualche sabato sera,
sarà la mamma in cucina
che non è più come allora.
Sarà ogni porta che chiudi
a mescolarti le carte,
sarà che quando vuoi andare
la moto è ferma e non parte.
Sarà che una risposta
la trovi dentro a uno sguardo
e che un incontro perfetto
è frutto di un ritardo...
Balla, da sola oppure in mezzo alla gente,
e canta, perché nessuno ti tolga niente...
Ma tu, cammina, cammina,
accumula strade,
lasciando che tutto si muova!
Ma tu, respira, respira,
non chiudere gli occhi
se il buio della notte ti trova...


(Maldestro, Canzone per Federica, 2016)