I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

LE COSE DI DON BOSCO

JOSÉ J. GÓMEZ PALACIOS

La carezza

«Segui il tuo cuore» gli aveva detto don Cafasso, che era un suo grande amico. Io che vivevo con lui e la sua mamma a Valdocco sapevo che il cuore di don Giovanni Bosco soffriva perché alcuni dei suoi ragazzi, alla sera non avevano un posto per dormire. Si raggomitolavano negli androni dei palazzi o negli squallidi dormitori pubblici. Da tempo pensava di prenderli in casa. Aveva tentato due volte ma il mattino successivo i ragazzi si erano volatilizzati portandosi via le coperte e perfino il fieno e la paglia dei materassi.
Ma una sera di maggio: «Mamma, là fuori c'è qualcuno».
«Ma va, è la pioggia».
Alla luce dei lampi si stagliò al di là dei vetri, fradicio e spaurito, l'esile volto di un ragazzo.
Don Bosco si precipitò fuori. La madre gridò sorpresa.
«Sono orfano. Vengo dalla Valsesia. Faccio il muratore, ma non ho ancora trovato lavoro. Non so dove andare».
II quindicenne giunto sulla soglia di Casa Pinardi quella piovosa sera di maggio 1847, tutto inzuppato d'acqua e in cerca di un tozzo di pane, non ebbe solo spalancato l'uscio, né ottenne solo ciò che cercava. Scoprì di essere amato.
Gli sguardi del figlio e della madre si incrociano. Don Bosco già medita di tenere con sé il ragazzo ma si preoccupa anche di non forzarne la libertà.
«Dove intendi andare dopo?»
«Non so. Chiedo solo la carità di passare qui questa notte, in un angolo che non disturbi».
Scendono lacrime a rigare il volto del muratorino. Egli le asciuga con il dorso della mano callosa. Don Bosco gli parla adagio, sommesso. «Se io... Se io fossi sicuro che tu non sei un ladruncolo - gli sorride - cercherei magari di aggiustarti qui come posso. Ma altri mi hanno già portato via lenzuola e coperte, temo che tu mi porti via il resto».
Il giovane lo fissa, il pianto improvvisamente bloccato.
«Oh no, monsù reverendo, no no. Io sono povero ma... Non ho mai rubato a nessuno».
In casi come questo don Bosco sentiva un brivido in tutta la persona. Un groppo segreto lo afferrava alla gola. Sua madre, che lo conosceva bene, tagliò corto.
«Lo sistemerò in cucina per stanotte» disse «e domani Dio provvederà».
In tre raccolsero dei mattoni e quattro assi calcinate, da sistemare sui mattoni. Improvvisarono un letto, ma non c'era il materasso. Don Bosco portò il suo e Margherita rimediò un paio di lenzuola e due coperte.
Mentre il ragazzo si sistemava, la santa donna gli parlò con amore del lavoro e della fede, come sogliono fare le mamme cristiane, e mormorò una preghiera con lui. Poi raccolse gli indumenti, che tra macchie, buchi e pioggia, si raccomandavano molto alle sue cure, e posò me, la sua più dolce carezza sulla fronte di quel «figlio».
«Buona notte» gli disse.
Quella «buona notte», allo stesso modo, o trasformata in «buon giorno», viene tuttora ripetuta ai ragazzi e a chiunque vive nelle case di don Bosco.

LA STORIA
Proprio a Valdocco durante il Capitolo Generale è stata inaugurata una statua di Mamma Margherita che è stata collocata nel luogo in cui la mamma di don Bosco aveva fatto il suo orto. La scena raffigura un ragazzo nell'atto di superare la soglia della casa di don Bosco e sua madre per chiedere ospitalità, che viene accolto dallo sguardo amorevole e da una carezza di Mamma Margherita.