I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

LA STORIA SCONOSCIUTA DI DON BOSCO

FRANCESCO MOTTO

Don Bosco e le epidemie del suo secolo

Le tre portentose precauzioni suggerite dal Santo

Ci siamo chiesti che cosa abbia fatto don Bosco nelle ricorrenti epidemie di colera del suo secolo.

Torino 1854
Presumo sia ben nota ai nostri affezionati lettori la commovente pagina della storia di don Bosco a proposito del cholera morbus del 1854, che colpì pesantemente Torino e il quartiere di Valdocco in particolare. Don Bosco nell'occasione chiese ai suoi giovani più grandicelli se erano disposti ad assistere i colerosi del lazzaretto e nelle case private, ovviamente dietro debita autorizzazione delle autorità sanitarie della città. Indicò loro due semplici precauzioni: fiducia nella Madonna e una sua medaglia al collo. A quanto risulta nessuno della quindicina di volontari rimase vittima del colera. A fine epidemia don Bosco raccolse pure il plauso delle pubbliche autorità perché si era offerto ad accogliere un bel numero di orfani di Torino, Ancona, Sassari, Napoli, Tortorigi in Sicilia ecc.

Regno d'Italia nel triennio 1865-1867
Ma le epidemie di colera si ripetevano qua e là nel mondo, in Europa e nel triennio 1865-1867 - proprio mentre don Bosco stava costruendo la chiesa di Maria Ausiliatrice - toccò nuovamente a tutta l'Italia Unita.
Nel solo 1865 i decessi furono 11 mila. Don Bosco per prudenza in agosto sospese il triduo della natività di Maria che doveva predicare a Montemagno d'Asti e al ministro dell'Interno dichiarò la sua disponibilità ad accogliere orfani, previa una loro quarantena cautelativa.
Nel settembre 1866 fece la stessa offerta al prefetto della Provincia di Ancona e a fine mese confidò il suo “antidoto” alla contessa Bentivoglio di Roma: “neppure Ella tema niente del colera. Di tutti quelli che aiutano alla costruzione della chiesa di Maria Santissima Ausiliatrice nessuno sarà vittima del morbo micidiale”.
Terribile fu poi il colera che infuriò in Italia nel 1867 con circa 130 mila morti, con migliaia di decessi nella sola provincia di Bergamo e con Albano Laziale che vide fra le vittime l'intero consiglio comunale e il vescovo cardinale Lodovico Altieri.
E don Bosco? Il 10 maggio 1867 ribadì la sua “ricetta” alla marchesa Uguccioni di Firenze: “Assicuri che niuno di quelli che in qualche modo hanno preso parte alla costruzione della chiesa di MA sarà vittima di questo malore purché abbiano fiducia in lei”. Fece lo stesso il 4 luglio con la contessa Cambray Digny: “ella non abbia alcun timore, abbia soltanto fiducia in Maria e poi andasse anche nei lazzaretti non le accadrà cosa alcuna”. E ancora il successivo 3 agosto con la contessa Barbò di Milano, il 24 agosto con il marchese Pallavicini di Genova ecc. E se qualche benefattore più dubbioso, come la milanese Carolina Guenzati, gli chiese conferma dei suoi presagi, don Bosco non temette di ribadire la sua convinzione. Ovviamente invitava anche all'obbedienza alle disposizioni delle autorità e alla necessaria prudenza.

Di qui e di là delle Alpi: biennio 1884
Il colera arrivò nuovamente nel 1884. In Italia le zone più colpite furono Cuneo e Genova con circa 1500 morti e Napoli con oltre 6500 vittime. Pure la Sicilia ebbe la sua parte.
Anche in tale occasione in don Bosco sorprende il tono di sicurezza che trasmetteva ai salesiani e ai benefattori d'Italia e Francia. A don Ronchail, direttore della casa di Nizza marittima, scrisse il 1° luglio 1884: “Fa' che i nostri giovani ed i nostri amici abbiamo seco l'antidoto sicuro del colera. Una medaglia di Maria Ausiliatrice, recitando: Maria, Auxilium Christianorum, ora pro nobis”. Si ripetè il 9 luglio con la devota signorina francese Louvet, ma vi aggiunse una terza condizione: “Frequenti la santa Comunione con le dovute disposizioni”. Il 14 luglio fu la volta della marchesa Gargallo di Napoli: “Con questo antidoto vada pure a servire nei lazzaretti, che non incontrerà alcun male” e il 12 agosto della signora Magliano abitante in un paese pesantemente colpito dal colera: “non abbia alcun timore. Il nostro antidoto è sicuro”.
Per posta o per mezzo del BS indicava a tutti le tre solite misure preventive: la santa comunione (ossia la vita di grazia), la giaculatoria mariana, la medaglietta di MA al collo. Naturalmente le richieste di medaglie si fecero incessanti, al punto che nei primi cinque giorni di settembre dal magazzino salesiano di Valdocco ne uscirono 63 mila (stando ad una lettera del provveditore Giuseppe Rossi).
Gli effetti si videro presto. Se il 9 agosto aveva potuto comunicare alla suddetta signorina Louvet “una gran bella notizia”, ossia “Tutte le case di Francia, tutti i benefattori dei nostri giovanetti, grazie a Maria Ausiliatrice, sono stati preservati dal flagello che affligge la Francia”, il 10 settembre lo poteva confermare al conte Colle di Tolone: “Il colera ha sconvolto vari paesi della Francia ed ora travaglia spaventevolmente l'Italia. Le nostre case e i nostri giovani finora sono stati preservati”.

Preghiera, prudenza, carità
1l 26 agosto 1884, mentre l'epidemia imperversava, don Bosco indicò a tutte le case salesiane le misure preventive da adottare: 1. fino a tanto che dura il pericolo si dia in ogni nostra chiesa quotidianamente la benedizione col SS. Sacramento, dando anche la comodità agli esterni di prendervi parte, dove la chiesa è aperta al pubblico. 2. Raccomando che tanto pei Salesiani quanto per gli altri del nostro personale si usino i riguardi consigliati dalla cristiana prudenza. 3. Desidero che, occorrendo il bisogno, ci prestiamo a servizio del nostro prossimo sia nell'assistere gl'infermi, sia nel soccorrere spiritualmente ed anche accogliere nei nostri ospizi quei giovanetti poveri che rimanessero orfani”. Preghiera, prudenza, carità: ecco il trinomio salva contagio di don Bosco.
I salesiani e le FMA accolsero l'invito e le lettere provenienti da Marsiglia, da La Spezia, da Nizza Monferrato, da Catania, da Nicolás de los Arroyos in Argentina informano dell'efficacia delle disposizioni di don Bosco.
Evidentemente la fiducia in Maria Ausiliatrice e nel Signore Gesù da parte sua era immensa, ma non meno grande quella dei suoi “figli”, dei loro educandi, dei loro benefattori.