I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

TEMPO DELLO SPIRITO

CARMEN LAVAL

Che cosa ho fatto per meritarmi questo?

L'esperienza del dolore ci spinge a voler cogliere con la ragione ciò che ci capita. Così il primo effetto del dolore diviene quello di costringere l'uomo a rimettere tutto in questione.

Ad un primo sguardo il dolore è una conseguenza della cattiveria umana. è sotto gli occhi di tutti: molti esseri umani passano la giornata a ferirsi vicendevolmente.
Esiste però anche il dolore che non deriva dalla libertà dell'essere umano, bensì dal cosmo stesso. Pandemie, tsunami e terremoti non sono provocati da un errore umano, ma nascono nel cuore della terra. Le catastrofi naturali dimostrano che il mondo non è soltanto pacifico e armonioso, ma è un mondo in cui regna il caos, in cui si trovano imprevedibilità e talvolta anche mania di distruzione. Il mondo non è bello e buono. Ha in sé anche qualcosa di crudele.
Eppure la Bibbia ci assicura che l'universo progettato da Dio è buono.
C'è una sola spiegazione: Dio non ha voluto un prodotto finito, ma un prodotto intessuto di infinite possibilità poi ha detto all'uomo: «Io ho incominciato, adesso continua tu» e ha dato all'uomo l'intelligenza necessaria e le capacità per andare avanti, soprattutto la creatività, dal momento che lo ha fatto “simile a sé”.
Dio non voleva burattini, ma esseri intelligenti e liberi e ha dato loro l'intelligenza per scoprire tutte le potenzialità nascoste in un mondo magnifico. Dio ha dato all'uomo perfino le chiavi della vita. Se lo volesse veramente, l'uomo potrebbe debellare tutte le malattie, anche quelle genetiche, difendersi dai terremoti e dalla povertà.

Ma l'uomo non lo fa.
Proprio perché tocca qualcosa di fondamentale, quando il dolore bussa alla porta, tutti tirano in ballo Dio. Per chi non crede, il dolore è un'ingiustizia e un'assurdità. Per i discepoli di Gesù il dolore può essere la grande tentazione che allontana da Dio oppure una “scalata” difficoltosa che avvicina a Dio.

Anche i bambini lo sanno.
Il piccolo Lorenzo, tre anni, davanti ad un magnifico panorama di montagna, chiese all'improvviso: «Chi ha fatto la montagna?»
La mamma, sorpresa: «Non so, Dio?... oppure si è fatta da sola?»
Il bambino rifletté un momento, poi con la serietà dei piccoli concluse: «Io lo so: il diavolo ha fatto la montagna e Dio ha fatto i sentieri per arrampicarsi in cima alla montagna!»
Da questo punto di vista, i cristiani dovrebbero essere dei privilegiati. Dio è venuto sulla terra, ha parlato. Avrebbe quindi dovuto spiegare chiaramente il mistero della sofferenza umana. E invece...
Gesù non muore nella serenità. La sua agonia nell'orto degli Ulivi è gonfia di lacrime. Ha paura, «e il suo sudore divenne come grosse gocce di sangue che cadevano a terra» (Vangelo di Luca 22,44).
Supplica: «Allontana da me questo calice!». Muore sulla croce gridando: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?» (Vangelo di Marco 15,34).

La risposta Con la nostra domanda tormentosa sul perché del dolore siamo in buona compagnia. Proprio come Gesù, chi soffre grida a gran voce: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?»
Dio ha risposto. Dio ha risposto a Gesù con la Risurrezione. In essa non gli ha nascosto il suo volto, ma gli ha spalancato la porta della Gloria. La risurrezione di Gesù è la risposta esistenziale di Dio alla domanda del “perché?” sulla croce.
Di una cosa siamo certi: Dio risponde anche alla nostra domanda. Anche il nostro cammino della croce termina nella Gloria.
• La sofferenza, vista con lo sguardo di Dio, ha un senso. Un cristiano curva la schiena soltanto davanti a Dio e per alzare chi è caduto. Il suo primo compito è la lotta contro il male, comunque e ovunque si presenti, con tutte le sue forze e con il sacrificio della propria vita, se fosse necessario.
• Naturalmente il modo più semplice ed efficace per lottare contro la sofferenza consiste nel non essere noi causa di sofferenza!
• Gesù ordina sempre ai suoi discepoli di proclamare il Vangelo e “guarire” gli ammalati.
• Il secondo modo di combattere il male e la sofferenza è essere competenti e attenti nel proprio lavoro. Quando uno ha mal di denti, non bisogna per prima cosa prendergli la mano e dirgli: «Ti amo!», ma per prima cosa, e anche in fretta, dobbiamo cercargli un bravo dentista. Quando si ha male, prima di tutto bisogna cercare di far cessare il male.
• Ma quando una mamma ha appena perso suo figlio, quando una moglie ha appena perso suo marito, quando un giovane ha appena saputo che non camminerà più, allora la competenza non serve più, ci vuole un tipo di compassione che è presenza.
• Quando uno sta morendo, e tutto il possibile per salvarlo è già stato fatto, ci vuole ancora qualcuno accanto, per accompagnarlo fino alla porta del cielo. In confronto a medici, avvocati, assistenti sociali, psicologi e psicoterapeuti, i cristiani possono dare un conforto unico ed esclusivo.