I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

LE COSE DI DON BOSCO

B.F.

Il corredo da sposa di Mamma Margherita

Ero parte di uno splendido corredo da sposa destinato ad una bella ragazza che si chiamava Margherita Occhiena. Dopo il matrimonio, in cui modestamente feci una splendida figura, fui rinchiuso in un baule profumato di lavanda insieme a tutto il resto del corredo, comprese delle lenzuola magnificamente ricamate.
Dal nostro guscio di legno assistemmo a tutte le vicende, liete e tristi, della nostra famiglia: la nascita di due bambini, la morte del papà, i figli che crescono, traslochi, lacrime, risate, canti... Il più piccolo dei figli, Giovanni, si fece prete e abitava a Torino. Un giorno tornò a casa malato. Appena guarito, decise di tornare a Torino. Mamma Margherita decise di partire con lui e portò anche noi. Viaggiammo pigiati in una grossa cesta.
Era una casa povera, ma piena di ragazzini e allegria. Don Giovanni aveva la testa piena di idee e il cuore pieno di sogni. E li realizzava. Noi diventammo vesti liturgiche e io fui trasformato in una tovaglia per l'altare. E ne ero sinceramente fiero.
Ma un giorno, un grido scosse tutti: «è scoppiato il colera!»
Le notizie che arrivavano dalla finestra sul cortile erano spaventose. Questa epidemia mortale aveva prima investito la città di Genova, facendo tremila vittime. In Torino i primi casi si erano verificati in Borgo Dora, vicino a noi.
Non avendo praticamente nessuna struttura per affrontare l'epidemia, salvo i vecchi lazzaretti rimessi in attività, il sindaco fece appello alla buona volontà dei soliti volontari.
Don Bosco mobilitò i suoi ragazzi più grandi (quattordici), garantendo loro l'immunità se si fossero conservati nell'amicizia del Signore. Mamma Margherita preparò per ognuno una bottiglietta di aceto, e la consegnò dicendo: «Dopo che avete curato un malato, lavatevi le mani con l'aceto. Quando la bottiglietta è vuota, venite a riempirla di nuovo. Mi raccomando: obbeditemi, perché il Signore dice: “Aiutati che il Ciel t'aiuta”».
Furono giornate caldissime, convulse. Il colera è una malattia sporca e puzzolente. Sovente i malati curati dai giovani mancavano di lenzuola e biancheria pulite.
I giovani, mentre tornavano a riempire la loro bottiglietta di aceto, lo dicevano alla Mamma. Lei dava quelle poche cose che avevano, e in pochi giorni non ci fu più niente.
Un giorno arrivò un giovane e le disse affannato: «Dobbiamo portare un malato grave al lazzaretto, ma non abbiamo un lenzuolo decente. Non avete proprio niente, mamma?». Margherita ci pensò, poi prese me, la tovaglia bianca più bella dell'altare della chiesa nuova e gliela diede: «Prendila per il tuo malato. Non credo che il Signore si offenda».
Fui così l'ultimo conforto per un malato e poi finii tra gli stracci.
Un abito da sposa è un segno d'amore e quello di Mamma Margherita lo fu fino alla fine.

LA STORIA
Nella Vita di San Giovanni Bosco, don Lemoyne racconta con molti particolari la storia dell'epidemia di colera che colpì la città di Torino nel 1854 (pagine 484-488).