I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

LA STORIA SCONOSCIUTA DI DON BOSCO

FRANCESCO MOTTO

Una firma di don Bosco su due circolari di tre Rettori Maggiori

Non è un gioco di parole, né un rebus, e neppure un puzzle, ma ciò che veramente è successo nella storia salesiana con una lettera manoscritta di don Bosco che per almeno 25 anni è passata nelle mani di migliaia di persone.

Una circolare manoscritta di don Bosco
Si sa che don Bosco fece molto uso della stampa - aveva avviato una propria tipografia per insegnare “il mestiere” ai suoi ragazzi e diffondere i propri libri - ma non molti sanno che fece talora anche uso di quella che costituisce una sorta di antenato della fotocopia: ossia la litografia (diventata successivamente fotozincotipia), una tecnica di stampa chimico-fisica con cui si potevano moltiplicare perfettamente le immagini, i disegni, i manoscritti.
Ora il 1° novembre 1886 don Bosco ringraziava con una letterina-circolare (che vedete qui accanto) i moltissimi benefattori che avevano risposto al suo pressante appello di venirgli in soccorso per finanziare il costosissimo viaggio dei suoi numerosi missionari e le altrettanto notevoli spese di tutto il materiale da portare in territori dove non vi era quasi nulla di ciò che era indispensabile ad una missione salesiana. Essi - scriveva don Bosco - “vanno a lavorare per guadagnare al Vangelo i selvaggi di America e specialmente della Patagonia”.
Don Bosco accompagnava il suo grazie con i “sinceri e ben dovuti ringraziamenti” degli stessi missionari, che “pregano in modo speciale” per i benefattori e le loro famiglie. “Incoraggiati poi dagli aiuti materiali e morali che loro porgete, raddoppieranno di zelo, e se occorre, daranno volentieri anche la vita per cooperare alla salvezza delle anime, dilatare il regno di Gesù Cristo portando la religione e la civiltà tra quei popoli e nazioni che l'una e l'altra tuttora ignorano”.
Chiudeva la letterina con l'usuale formula che tornava graditissima ai suoi destinatari: “Dio vi benedica tutti, Dio ricompensi largamente la vostra carità e vi renda felici nel tempo, più felici ancora nella beata eternità”.
Una volta firmato, don Bosco fece moltiplicare il manoscritto in migliaia di copie con il suddetto procedimento litografico e lo fece spedire ai benefattori. Questi al riceverlo erano contentissimi di avere fra le mani un testo autografo di don Bosco.
Le offerte per le missioni continuarono ad arrivare anche dopo la data della lettera, per cui don Bosco - settantenne, fisicamente prostrato e ormai “ombra di se stesso” - utilizzò lo stesso autografo, togliendo però prima il giorno (1°), poi il mese (novembre) e infine, nel 1887 anche l'anno (1886). In calce vi rimase così unicamente la firma di don Bosco, senza un qualsiasi riferimento cronologico, tranne l'indicazione della data topica, Torino.

La solita circolare ma con la duplice firma di don Bosco e di don Rua
Ma non solo: morto don Bosco nel 1888, don Michele Rua che gli successe come nuovo rettor Maggiore dei Salesiani pensò bene di utilizzare per un certo tempo lo stesso autografo di don Bosco per ringraziare i propri benefattori. Sotto la firma di don Bosco appose allora la propria firma, con la semplice aggiunta “Successore di don Bosco”, sempre senza data. E così oggi, non solo in Italia, si possono trovare queste circolari con le due firme. Possiamo immaginare la gioia di chi ricevette e magari conserva tuttora tale lettera scritta e firmata da don Bosco e sottoscritta pure da don Rua, ossia da un santo e da un beato.
Ma presto in quello che sarebbe stato il suo lungo Rettorato (1888-1910) don Rua maturò un'altra idea. Fece riprodurre l'autografo di don Bosco sul secondo foglio di lettera e sul primo foglio, rimasto libero, vergò una propria lettera di ringraziamento ai benefattori. Vi inserì le seguenti emozionanti righe: “Non saprei esprimere meglio la mia riconoscenza che servendomi delle parole del nostro indimenticabile padre D. Bosco. Troverà in 3a pagina una lettera scritta tutta di sua mano e riprodotta in fotozincotipia. Spero tornerà di suo gradimento conservare un ricordo dei sentimenti e dei caratteri del santo sacerdote che noi tuttora piangiamo quaggiù sebbene già lo teniamo come nostro protettore in Paradiso. La firmò, la fece riprodurre in tante copie e la spedì. I destinatari ebbero così su una sola lettera due manoscritti di santi. Don Bosco aveva detto a Michelino Rua: “noi due faremo a metà”. Ed in effetti fece a metà con don Rua finché era vivo, ma, come si vede, dopo la sua morte pensò don Rua a far a metà con don Bosco.

Due circolari, tre firme dei Rettori Maggiori su una sola lettera
La storia della circolare di don Bosco non finisce qui. Deceduto anche con Rua nel 1910 - un trionfo i suoi funerali, paragonabili a quelli di don Bosco - toccò a don Paolo Albera succedergli come secondo successore di don Bosco. Ebbene che fece don Albera per ringraziare qualche suo benefattore alla vigilia della prima guerra mondiale? Fece come don Rua con don Bosco. Riprese la circolare di don Rua con allegata la lettera di don Bosco, la firmò a sua volta come “successore di don Rua”, vi pose la data, la fece moltiplicare e la spedì (vedi lettera qui accanto). Dunque tre firme di Rettori Maggiori poste su una sola lettera: quale gioia per chi la ricevette!
A questo punto non era stato solo don Rua a fare a metà con don Bosco, ma era anche don Albera a fare a metà con don Rua (e don Bosco). Non per nulla quando era in Francia veniva chiamato “le petit Don Bosco” non per nulla da semplice studentello nel 1860, si era unito a don Bosco ed ai “salesianetti” della primissima ora (i chierici Rua, Bonetti, Francesia, Cerruti, Ghivarello...) per chiedere all'arcivescovo di Torino mons. Fransoni, in esilio a Lione, l'approvazione alla nascente congregazione salesiana.
La storia salesiana è una catena composta da una serie di anelli l'uno innestato nell'altro, da don Bosco fino all'attuale Rettor Maggiore, senza soluzione di continuità.