I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

LA NOSTRA STORIA

A.B.

«Vi presento don Bosco» Arthur Lenti

Don Arthur Lenti è oggi conosciuto in tutto il mondo salesiano, grazie al successo dei suoi libri dal titolo “Don Bosco: storia e spirito”, tradotti in varie lingue.

Nato, proprio come don Bosco, in Piemonte, nel 1939, don Arthur è poi immigrato negli Stati Uniti, dove è entrato nella Famiglia Salesiana. Dopo la grande guerra mondiale, fece ritorno in Italia per la formazione teologica, in preparazione all'ordinazione sacerdotale e studiò inoltre presso l'Istituto Biblico di Roma. Dal 1975, vive al “Don Bosco Hall” di Berkeley, nello stato della California (Stati Uniti), casa fondata come residenza per gli studenti salesiani di teologia.
Per molti anni ha avuto il ruolo di consigliere del gruppo studentesco. Conosciuto per il suo modo di vivere semplice, l'amabilità e la disponibilità di aiuto in qualsiasi servizio, ha goduto e gode ancora oggi dell'apprezzamento e affetto di tutta la comunità salesiana del “Don Bosco Hall” che, per molti anni è stata il suo focolare.
Forzato dalle necessità del periodo, e su ordine dei suoi superiori, don Arthur tornò a Roma e qui continuò gli studi di salesianità in modo formale e con grande diligenza, con entusiasmo studiò la storia e la spiritualità di don Bosco nel contesto della Chiesa e della società del XIX secolo. È così che nacque l'Istituto di Studi Salesiani all'interno del “Don Bosco Hall”, affiliato alla Scuola Domenicana di Filosofia e Teologia.
Il pregevole lavoro di don Arthur J. Lenti, frutto di venticinque anni d'insegnamento presso lnstitute of Salesian Studies di Berkeley, è stato pubblicato tra il 2007 e il 2010 nell'edizione originale inglese, presso l'editrice LAS, con il titolo Don Bosco: History and Spirit (7 volumi). Tale lavoro ha suscitato da subito grande attenzione e apprezzamento: è il primo manuale completo per lo studio di don Bosco e della sua opera.
L'edizione italiana, accurata, rivisitata e adattata in tre volumi, grazie al lavoro paziente e prezioso di don Aldo Giraudo e don Rodolfo Bogotto è una lettura magnifica per chi vuole veramente conoscere don Bosco.
Don Lenti, biblista di formazione, ha affrontato l'impresa a partire dalla propria competenza di storico, esegeta ed ermeneuta, con grande sensibilità didattica. L'attenzione critica alle fonti e agli studi, la cura di citare i documenti originali, la preoccupazione di corredare i capitoli con appendici biografiche e documentarie, conferiscono alla sua opera un'importanza particolare e ne fanno, a giudizio dei nostri storici, uno degli strumenti più moderni ed efficaci per lo studio di san Giovanni Bosco.
Spesso gli storici e gli studiosi di pedagogia e spiritualità salesiana lamentano la scarsa conoscenza della produzione scientifica su don Bosco e la sua opera. Don Lenti ha saputo valorizzare ampiamente le ricerche storiche, le edizioni scientifiche di fonti, gli studi critici e le molteplici pubblicazioni in materia. Ha assimilato con finezza critica tutto questo materiale e ne ha restituito la sostanza. Tuttavia, non si è limitato ad amalgamare, riassumere e divulgare il lavoro degli specialisti. Vari capitoli sono frutto originale e sostanzioso della sua personale ricerca e riflessione. Ecco perché il suo lavoro risulta importante e utile per tutta la Famiglia Salesiana.
Perché il titolo Storia e spirito?
«Ho voluto intitolare questa serie di volumi Don Bosco, storia e spirito: “storia” perché la vita e l'opera di don Bosco si sono svolte in un contesto di eventi decisivi che hanno aperto la strada ad una nuova realtà socio-culturale e religiosa, locale e mondiale, influenzando il suo pensiero e le sue scelte; “spirito” perché attraverso un processo interiore di docilità alla grazia, di discernimento, di interpretazione, di accettazione e di attiva cooperazione egli ha saputo cogliere la novità emergente e rispondere coraggiosamente con la propria vocazione, nel dono incondizionato di sé, accettandone le sfide».
Come comprendere la spiritualità salesiana?
«Parlare di spiritualità non è tanto facile come si potrebbe pensare. Il termine “spiritualità” è ambiguo; non ci sorprende quindi che con il passare del tempo sia stato compreso in modi molto diversi e, a volte opposti tra di loro. Un esempio molto chiaro è che quando si parla di spiritualità alla gente, solitamente la si considera solo come un'azione interiore e individuale. Ma al contrario la spiritualità, per essere autentica, non può esistere se non in relazione con gli altri, come bene l'aveva compresa e vissuta don Bosco. Come salesiani possiamo vedere la “spiritualità” come il mezzo con il quale ci muoviamo e ci relazioniamo con i fratelli della comunità, con i giovani, con le persone che condividono con noi la missione educativo-evangelizzatrice della gioventù dunque, in generale, con la gente. Fondamentalmente la spiritualità è amore, è carità. Non dobbiamo esserne però “soddisfatti”. In termini pratici, se sostituiamo il termine spiritualità con un altro che a volte ci aiuta a esprimere la nostra idea di un mondo migliore, potremmo ben usare termini come amore, carità, amicizia, desiderio di aiuto, disponibilità di aiuto del prossimo ecc. Presi tutti nell'insieme, questi termini potrebbero ben descrivere la spiritualità del quotidiano come la intendeva don Bosco.
È giusto inoltre ricordare che don Bosco ha vissuto come un mistico, vale a dire con una forte unione con Dio, con i santi, soprattutto la Vergine, con cui parlava con autentica familiarità. E non solo, egli intese la vita mistica (spirituale) come amore cristiano messo in pratica, vissuto come apostolato. E questo non solo come espressione di umanità, di filantropia, ma come una profonda unione interiore con Dio.
È per questo che è possibile sostituire la parola spiritualità con termini come amore e carità cristiana. Si comprende meglio quanto detto se ricordiamo, per esempio, che alcune persone in visita all'oratorio di don Bosco restavano sorprese e impressionate dall'“ambiente soprannaturale” che si respirava. Questo fatto era dovuto non solo all'intensa vita sacramentale, alle pratiche religiose e devote, ma anche e in particolar modo, visto il grande livello, a dir poco quasi soprannaturale, di amore cristiano che motivava le vite di questi “semplici” adolescenti e preadolescenti.
Il centro di tutto quest'ambiente era lo stesso don Bosco e la sua relazione con Dio che, come un sole, irradiava tutti coloro che gli erano attorno. È giusto ricordare, inoltre che, per principio, la spiritualità non è un qualcosa di elitario. Il Concilio Vaticano II lo comprese bene. La spiritualità non è riservata ai vescovi, sacerdoti e religiosi, ma coinvolge tutti quanti. Questo vuol dire che al giorno d'oggi i membri della Famiglia Salesiana possono vivere questo tipo di spiritualità. Don Bosco si aspetta da ciascuno di noi che siamo pronti e disponibili a lavorare con carità.