I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

LE CASE DI DON BOSCO

LA FAMIGLIA SALESIANA

Terni, Don Bosco e san Francesco in cammino con i giovani

Grande è l'apprezzamento e l'affetto per don Bosco e per l'opera della Famiglia Salesiana a Terni, riscontrati in tanta riconoscenza da tutta la cittadinanza di cui, la maggior parte, è cresciuta nel nostro oratorio, punto di riferimento non solo per la città ma anche per i dintorni.

La simpatia dei ternani per don Bosco comincia da lontano. Dieci anni prima della morte di don Bosco, il vescovo di Terni intendeva affidare il suo seminario ai salesiani, ma la richiesta non poté essere esaudita per mancanza di personale. A Terni non c'erano i salesiani, ma arrivava il Bollettino Salesiano. Nel 1887, una lettera di un certo Francesco Gay, scritta da Terni, comunica l'invio di alcune offerte “raccolte qua e là da varie buone persone”. Sono attive le prime cellule di un movimento salesiano nascente.
I salesiani però giunsero ufficialmente a Terni solo nel 1927 per dirigere il Convitto comunale “Umberto I”, che dal 1861 aveva trovato sede nel soppresso convento di San Francesco d'Assisi. A Terni era attiva già da un ventennio un'opera che in qualche modo si ispirava a don Bosco: il ricreatorio giovanile cattolico «San Tarcisio».
Durante gli anni della Grande Guerra il ricreatorio era stato diretto dal chierico salesiano Leone Maria Liviabella che si trovava in città assegnato come cappellano militare alla Fabbrica d'Armi. Don Liviabella, destinato a diventare uno dei salesiani più popolari in tutto il mondo, protagonista con Monsignor Cimatti e don Antonio Cavoli dell'epica fondazione della missione salesiana in Giappone, dedicò le sue energie all'assistenza dei ragazzi del ricreatorio, che in poco tempo aumentarono notevolmente di numero. Ad essi si rivolse la sua opera pastorale secondo lo spirito di don Bosco: istruzione religiosa, Schola cantorum, filodrammatica, conferenze con proiezioni, ginnastica e anche gelati confezionati artigianalmente per essere distribuiti in premio. E quei pochi denari di cui poteva disporre, li spendeva tutti per i ragazzi del ricreatorio che era diventato tutto suo, al punto da non lasciarlo neppure la notte, dormendo nel freddo salone superiore su di un misero giaciglio. Alla fine della guerra, don Liviabella dovette lasciare la città.
L'insediamento
Negli anni Venti, Terni cambiò volto grazie anche al rilancio industriale nella produzione militare incentivato dal governo fascista e più tardi alla istituzione della nuova provincia. Grazie alla creazione di quest'ultima, Terni diventò a pieno titolo il secondo capoluogo della regione e senza dubbio il più vivo sul piano economico, demografico e urbanistico, con il cambiamento del piano regolatore, che accolse nuove strade, nuove piazze, nuovi palazzi pubblici e nuovi quartieri residenziali in grado di ospitare migliaia di lavoratori con le loro famiglie.
Il vescovo della città, dopo molte insistenze, ottenne finalmente il sì del Rettor Maggiore, il Beato Filippo Rinaldi, e un drappello di salesiani, guidati dal dinamico don Simonetti, giunse a Terni.
I salesiani fecero immediatamente breccia nel cuore della città.
Un polmone sociale
Dopo ottant'anni, l'arcivescovo Vincenzo Paglia lo testimonia così: «Con viva gioia e gratitudine chiudo le celebrazioni per lྌ° anno di insediamento dei padri salesiani a Terni (1927-2007), momento eccezionale di festa per tutta la comunità parrocchiale-oratoriana di san Francesco.
Un profondo “grazie” per una presenza che testimonia il largo credito che il genio e la carità di don Bosco riscuotono nella nostra città basti pensare alle numerose persone che si sono formate e si formano quotidianamente accanto ai figli di don Bosco nell'Opera salesiana: genitori, exallievi, cooperatori, animatori, allenatori, insegnanti, volontari, ragazzi e giovani. Ottant'anni portati così bene sono preludio di buona salute da vivere in pienezza e in continuità con il passato, al servizio dei giovani.
La storia dell'Opera salesiana attraversa uno spazio privilegiato di vita per i ragazzi e per i giovani. L'oratorio salesiano di “San Francesco” si configura oggi come una sorta di polmone sociale, che permette e facilita l'incontro tra pari, tra generazioni e tra fasce sociali.
Le sue attività sono molteplici e variegate in risposta ai tanti bisogni dei giovani. In questi 80 anni la mission dell'Opera si è concretizzata nell'attività educativa e didattica del servizio scolastico, attraverso il convitto, nell'attività ludico-formativa dell'oratorio, nel servizio socio-religioso della parrocchia di San Francesco d'Assisi, che il mio predecessore, Felice Bonomini, intese affidare ai figli di don Bosco».
La parrocchia
La chiesa della parrocchia è un gioiello raro e prezioso, dal punto di vista storico e architettonico. Fu fondata dallo stesso san Francesco e ne mantiene vivo il ricordo. La chiesa sorge sul terreno dove, secondo la tradizione, san Francesco d'Assisi improvvisò una prima capanna in seguito alla predicazione che tenne nel 1218 sulla piazza di fronte all'episcopio davanti al vescovo Rainerio documentata nella Vita prima di Tommaso da Celano.
Nel 1943 la parrocchia è stata affidata ai salesiani. Nel corso della seconda guerra mondiale la chiesa è stata pesantemente danneggiata dai bombardamenti alleati; in tale occasione alcune volte crollarono, così come la parete centrale e la volta della cappella di sant'Antonio. Anche la cappella della Croce Santa subì notevoli danni alla parete destra, che fu interessata dallo spostamento d'aria causato dall'esplosione di un ordigno.
Il 6 aprile 2009, in seguito alla forte scossa di terremoto verificatasi nella città di l'Aquila, la chiesa ha subito lievi lesioni e alcune crepe sulle mura circostanti risanate da un lungo restauro e consolidamento statico che ha coinvolto l'intero edificio e la torre campanaria conclusosi nel 2015.
La parrocchia è una comunità numerosa che accoglie fedeli da diverse zone della città e di diverse nazionalità, sia per la presenza dell'oratorio salesiano che è un laboratorio di convivenza, di comunione, di pace e anche di vita cristiana dove tutti siamo figli di Dio, strumento di conoscenza e di integrazione oltre che di formazione cristiana, sia per la sua collocazione al centro della città, dove è presente un bel cammino di catechesi per i bambini, gruppi di preghiera e di catechesi per gli adulti, di gruppi pastorali.
La carità è vissuta attraverso la San Vincenzo de' Paoli e non mancano tante proposte di aggregazione e fraternità per i ragazzi e le loro famiglie. È guidata dal parroco don Guido Tessa e dagli altri salesiani, don Vittorio, don Rocco e don Claudio che si curano della comunità e che animano la pastorale dei ragazzi, giovani e degli anziani.
Naturalmente, come in ogni Casa Salesiana del mondo, il “cuore pulsante” della pastorale rivolta ai giovani è il cortile dell'Oratorio, da sempre caratterizzato da un'alta frequentazione da parte di giovani e ragazzi di diverse età e di varie nazionalità che, grazie anche alle strutture sportive e ad altri ambienti (sala giochi, palestra...), entrano in contatto con l'Oratorio come punto di ritrovo pur non facendo parte di gruppi associativi. Dal cortile si diramano le proposte dei gruppi di interesse (strumento e gruppo musicale) e della Polisportiva Salesiana, la “P.G.S. Bosco” che, articolata nei tre settori di Calcio, Basket e Pallavolo, conta complessivamente alcune centinaia di atleti che partecipano ai campionati delle rispettive federazioni.
L'animazione pastorale dell'Opera è garantita dall'impegno della Comunità SDB di concerto con la disponibilità di numerosi laici, molti dei quali appartenenti alla Famiglia Salesiana: oltre agli exallievi, che costituiscono la “memoria storica” della realtà salesiana che risale fino al secondo dopoguerra, particolarmente vivace è il Centro locale dei Salesiani Cooperatori, i cui membri contribuiscono alla realizzazione di numerose attività in diversi ambiti. Essi includono la conduzione dei gruppi di Catechesi, la gestione di gruppi sportivi, le proposte di pastorale familiare rivolte ai fidanzati che desiderano prepararsi al Matrimonio ed a gruppi di giovani coppie.

TRE DOMANDE AL DIRETTORE DON GUIDO TESSA

Quali sono le sue maggiori soddisfazioni?
L'apprezzamento e l'affetto per don Bosco e per l'opera della Famiglia Salesiana a Terni, riscontrati in tanta riconoscenza da tutta la cittadinanza di cui, la maggior parte, è cresciuta nel nostro oratorio, punto di riferimento non solo per la città ma anche per i dintorni. Ciò è ancora oggi attuale grazie al lavoro prezioso e fruttuoso di tanti salesiani che ci hanno preceduto.
Riconoscenza che constatiamo nel sostegno materiale ed affettivo per l'opera e che si realizza poi nelle buone relazioni con i giovani e con le famiglie e nella loro disponibilità a condividere il cammino di fede e le molteplici attività che tale cammino richiede.
Momenti qualificanti di questa realtà sono i percorsi sistematici per l'iniziazione cristiana proposti dall'oratorio, la formazione ed il coinvolgimento degli animatori di varie fasce di età, la cura pastorale di una importante e frequentata polisportiva oratoriana, le attività musicali e teatrali offerte dall'oratorio ed in generale la presenza e l'animazione del cortile come spazio di aggregazione e di crescita umana e cristiana.
Accanto alla soddisfazione di mantenere vivo ed attuale il carisma di don Bosco con l'oratorio, viviamo e percepiamo l'impegno del lavoro che svolgiamo nella Chiesa Parrocchiale, Santuario dedicato al Poverello di Assisi, sorta proprio nel luogo dove san Francesco ed i suoi frati avevano costrui­to le capanne che li ospitavano nella loro permanenza a Terni.
Quali le difficoltà?
Come tante altre città e regioni italiane, Terni e l'Umbria risentono della crisi demografica nazionale. Nei nostri ambienti è notevole la presenza di tanti extracomunitari anche giovani e di varie etnie che risultano i frequentanti il nostro oratorio. Ciò è in parte facilitato dalla vicinanza con Roma. La crisi demografica va anche legata alla crisi economica della città che ha causato, anche di recente, tanta disoccupazione e disagi dai quali, con molta difficoltà, si vede una via di uscita se non, per alcuni, quella di abbandonare la città per trovare lavoro altrove ed anche all'estero.
La crescente complessità dei ritmi e dei tempi della vita quotidiana costituisce elemento di difficoltà là dove si vorrebbero programmare ed attuare attività consone al nostro carisma per lavorare con i ragazzi ed i giovani. Gli stessi giovani animatori sono costretti ad abbandonare Terni per frequentare studi universitari spesso anche fuori regione.
Non ultima difficoltà risulta essere la limitata capacità di intervento essendo la comunità SDB esigua nel numero, avanti nell'età e già totalmente assorbita dagli attuali molteplici impegni pastorali.
Quali i sogni e le prospettive future?
Il potenziamento delle risorse umane a livello sia di salesiani sia di laici e delle risorse strutturali che consentano una sempre maggiore accoglienza dei giovani rimanendo al passo con loro.
Lo sviluppo dell'efficacia e dell'estensione delle attività educative per poter arrivare a raggiungere tutta la gioventù che gravita all'interno ma anche intorno all'oratorio: ogni giorno circa quattromila studenti, dalle elementari alle superiori, frequentano le scuole intorno alla nostra presenza e moltissimi di loro utilizzano per vari motivi i nostri spazi.
Il quartiere in cui sorge l'opera diventa, soprattutto di sera e nei fine settimana, luogo di aggregazione e di svago di tanta gioventù cittadina e non, la così detta “movida”. Questa realtà ci sfida come salesiani e non dobbiamo ignorarla e farla rimanere solo un sogno per il nostro apostolato.
In considerazione dell'apprezzamento e della riconoscenza dei ternani per la Famiglia Salesiana non vanno dimenticati e trascurati il mantenimento e la crescita della buona qualità delle relazioni che si sono instaurate, oltre che tra le varie componenti della comunità, anche quelle tra la comunità SDB e parrocchiale e l'intera cittadinanza.