I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

STORIE DI GIOVANI

CLAUDIA GUALTIERI

“Bruciare sempre, spegnersi mai”

Sara, 19 anni. «A questa età i tuoi pensieri non dovrebbero mutarsi in un 'Sopravviverò?'. A 18 anni non si dovrebbe provare questa paura. Dopo un anno, sono ancora in piedi. Ma non è stato per niente facile».

Gennaio 2019. Un ricovero d'urgenza, una biopsia ad un linfonodo gonfio ed ecco la risposta a quei segnali che il mio corpo mi stava già dando da un po'. Dimagrimento, sudorazioni notturne, svenimenti. Tutto ciò aveva un senso ma soprattutto un nome: Linfoma di Hodgkin. Si tratta di un tumore maligno del sangue, in particolare una riproduzione di globuli bianchi tumorali. Scoprire di avere il cancro a 18 anni non è facile. A questa età i tuoi pensieri dovrebbero girare intorno ad un esame di guida, ad una facoltà o un lavoro da scegliere. A questa età i tuoi pensieri non dovrebbero mutarsi in un 'Sopravviverò?'. A 18 anni non si dovrebbe provare questa paura. Una vita davanti, dei sogni da realizzare.
Non so cosa mi passò per la testa, nel momento in cui ricevetti questa notizia, ma una cosa è certa: la vita sarebbe incominciata davvero da quel momento. Credo che si impari a vivere solo con determinati avvenimenti. Credo si impari a vivere davvero quando sulla strada si ritrovano ostacoli inaspettati, dolorosi e complicati da superare. Da quel giorno tutto è cambiato. Cambia il modo di osservare il mondo. Ci si accorge della bellezza che ci circonda, forse troppo sottovalutata quando invece le giornate si svolgono nei migliori dei modi. Una bellezza che sta nelle piccole cose, come il sorriso di un passante, un abbraccio di un infermiere, il 'ti voglio bene' detto da tua madre. Sono cose che diamo per scontate, ma nel momento in cui non sai se il giorno dopo potrai risentirle ancora, allora incominci davvero a dare loro valore. Perché hanno da sempre valore.
In questo ultimo anno ho saputo rialzarmi ad ogni caduta, ho raccolto i pezzi ogni volta che le cattive notizie mi distruggevano. Dopo un anno, sono ancora in piedi. Ma non è stato per niente facile.

Chemioresistenza: credo che il momento più doloroso si riassuma in questa parola. Il significato? Tutti i cicli di chemio affrontati per il tuo corpo risultano inutili. Il tuo cancro aumenta e le cure non servono. Fortunatamente si ha una speranza nel trapianto di midollo. Si spera sia il passo che possa condurmi alla guarigione, il passo conclusivo per poi riprendermi la mia vita in mano. In una giornata in particolare provai molta sofferenza: una semplice giornata al mare.
Voi vi chiederete il perché dovrebbe far soffrire una passeggiata su una spiaggia, con il vento che ti sposta via i tuoi capelli finti e ti scombussola i pensieri. Fa soffrire perché si ha paura di non poterlo rifare. Si ha paura di non poter risentire un giorno le onde del mare, il loro profumo.
Ma nonostante questi momenti di sconforto bisogna ricordarsi che le giornate che ti riscaldano il cuore ci sono. Che il sorriso è sempre lì pronto a ricomparire quando per esempio la tua classe è pronta a festeggiare la riuscita del tuo esame di maturità, oppure quando i tuoi compagni di una vita ti organizzano una festa a sorpresa per il tuo compleanno e quindi tra un ballo, palloncini e un paio di candeline da spegnere, con la fiamma se ne vanno anche i tristi pensieri.
Da dove prendo il coraggio per affrontare tutto? Dal sorriso di mia madre, dall'abbraccio di una sorella, da un pomeriggio trascorso con gli amici. Sono queste le cose che mi danno coraggio. Sono loro che mi danno la speranza. Lo devo a loro e a me stessa. A me che non ho mai mollato, che ho sempre risposto con felicità, anche a ciò che avrebbe potuto uccidermi. A me che ho sempre avuto la forza di rimboccarmi le maniche e continuare così a crederci, a lottare. Giorno dopo giorno.
La malattia si prende sempre una parte di te. Ma si prende anche quelle piccolezze come una passeggiata d'inverno o una serata al cinema. Uscite difficili da fare per colpa delle tue difese immunitarie basse e le tue poche forze. Mi manca camminare, le mie gambe non mi permettono più di fare determinati sforzi. Mi manca l'oratorio. La mia seconda casa, famiglia. Purtroppo però un ambiente troppo rischioso da frequentare perché una semplice influenza presa potrebbe farmi del male. Mi manca avere i miei 18, anzi ora 19 anni. La malattia si è presa uno dei miei anni più preziosi che doveva essere composto di viaggi già programmati e soprattutto di scelte importanti da prendere per capire che cosa si vorrebbe fare, chi si vuole essere.
Ma rimango positiva e penso che semplicemente momentaneamente io sia in pausa. Dopo essa mi riprenderò tutto. Perché la vita è solo una e bisogna viverla al meglio. Perché la mia vita mi aspetta. Quando la guarigione arriverà finalmente potrò continuare gli studi, realizzarmi nel campo lavorativo e creare così le fondamenta per quello che sarà il mio futuro.
La prima cosa che farò sarà partire lontano. Visitare quei luoghi che ho sempre sognato, ammirare le bellezze che questa terra ci ha donato. Papa Giovanni Paolo II disse: “Prendete in mano la vostra vita e fatene un capolavoro”. Così ho fatto. Così dovete fare. Non importa quanto doloroso sia combattere, ma bisogna continuare a farlo senza arrendersi mai.
Scegliete! Scegliete di rialzarvi da ogni singola caduta, di andare avanti, perché in fondo ad ogni tunnel troverete la luce. Quando pensate che siete circondati dal buio ricordatevi che prima o poi i colori ritorneranno e anche più accesi di prima. Circondatevi di speranza, di fede, di amore perché solo in presenza di essi c'è vita. Sorridete! Sorridete anche quando non riuscite a comprendere, perché nulla può negarci la gioia, la felicità. Siate felici sempre, perché per quanta sofferenza si possa provare, per quanta paura si possa avere, la vita è bella e bisogna viverla istante per istante, bisogna tenersela stretta.