I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

TEMPO DELLO SPIRITO

CARMEN LAVAL

Le otto trappole della comunicazione

Ci capita spesso di sentirci incompresi. C'è spesso una diversità imprevedibile tra il nostro messaggio e la sua traduzione da parte dell'altra persona. Questo produce una degradazione del dialogo, frustrazione, irritazione e scoraggiamento. I malintesi, spesso insospettati, danneggiano l'esistenza, provocano ferite e rotture.

Ecco le 8 trappole più frequenti in cui cadono gli esseri umani e che si verificano silenziosamente e a loro insaputa, durante la comunicazione.

1. Credere che il nostro modo di parlare sia chiaro e comprensibile
Quante volte ripetiamo invano la stessa cosa alla stessa persona (“Te l'ho già detto!”)? Se un genitore o un insegnante conclude un lungo discorso con «Sei d'accordo?», il ragazzo può solo assentire ed è facile che il discorso non abbia alcun effetto. A meno che con pazienza il genitore si faccia ripetere i termini della comunicazione e possa quindi chiarire i dubbi e le incomprensioni.

2. Dirlo con un SMS
Se si desidera esprimere un messaggio importante, SMS e “social” lo rendono più complesso e non più semplice. Perché mancano informazioni importanti come il tono, il contesto, i chiarimenti. Queste informazioni mancanti fabbricheranno ipotesi, introdurranno interpretazioni imprevedibili e provocheranno tensioni spesso ingiustificate.

3. Evitare la sincerità
L'assertività è la capacità di esprimere in modo chiaro ed efficace le proprie emozioni e opinioni senza offendere né aggredire l'interlocutore. L'assertività prevede un equilibrio fra il rendere noto agli altri, in momenti appropriati, che cosa si vuole e quali sono i propri bisogni, e al tempo stesso tenere presenti le volontà e i bisogni altrui.

4. Credere che il proprio punto di vista sia la verità
Due passerotti se ne stavano beatamente a prendere il fresco sulla stessa pianta, che era un salice.
Uno si era appollaiato sulla cima del salice, l'altro in basso su una biforcazione dei rami.
Dopo un po', il passerotto che stava in alto, tanto per rompere il ghiaccio, dopo la siesta, disse: «Oh, come sono belle queste foglie verdi!».
Il passerotto che stava in basso la prese come una provocazione. Gli rispose in modo seccato: «Ma sei orbo? Non vedi che sono bianche?!».
E quello di sopra, indispettito: «Sei orbo tu! Sono verdi!».
E l'altro dal basso con il becco in su: «Ci scommetto le piume della coda che sono bianche. Tu non capisci nulla. Sei matto!».
Il passerotto della cima si sentì bollire il sangue e senza pensarci due volte si precipitò sul suo avversario per dargli una lezione. L'altro non si mosse. Quando furono vicini, uno di fronte all'altro, con le piume del collo arruffate per l'ira, prima di cominciare il duello ebbero la lealtà di guardare nella stessa direzione, verso l'alto. Il passerotto che veniva dall'alto, emise un «Oh» di meraviglia: «Guarda un po' che sono bianche».
Disse però al suo amico: «Prova un po' a venire lassù dove stavo prima».
Volarono sul più alto ramo del salice e questa volta dissero in coro: «Guarda un po' che sono verdi».
La saggezza dei secoli: «Non giudicare nessuno se prima non hai camminato un'ora nelle sue scarpe».

5. L'atteggiamento difensivo
L'atteggiamento difensivo può scaturire dalla paura, dal desiderio di evitare il dolore o dall'attaccamento a un particolare scopo o desiderio. Quando ci mettiamo sulla difensiva, smettiamo di comprendere l'altra persona e ci ritiriamo nell'autoconservazione.

6. Dare consigli quando non vengono richiesti
Quando ascoltiamo, se non prestiamo un orecchio attivo, interpretiamo ciò che il nostro interlocutore ci dice. Interpretare significa fare un'analogia, rimbalzare su una parola che ci porta da qualche altra parte, mettere insieme uno scenario, immaginare una storia... che non ha nulla a che fare con ciò che viene detto. Una migliore comunicazione sarebbe l'ascolto, il silenzio dei pensieri interiori. In altre parole, quando ascolto, non penso a dare una risposta, o a cercare un consiglio o una soluzione. Ascolto nel momento presente in modo che l'altra persona abbia spazio per esprimersi.

7. Interrompere spesso l'interlocutore
Le interruzioni verbali sono irritanti e bloccano quasi sempre la relazione. Ecco un tipico dialogo familiare: Figlio: «Avete sentito quello che è successo in Siria?»
Padre: «Bah!»
Madre: “È abbastanza salata la minestra?»
Figlio: «È un problema, no?»
Padre: «Sì».
Figlio: «Allora che ne pensi?»
Padre: «Hai ragione, manca un po' di sale».
Madre: «Eccolo, tieni».
Figlio: «È strano come si sia potuti arrivare a tanto».
Madre: «Quanto hai preso di matematica?»
Padre: «Io non ho mai capito niente di matematica».
Madre: «Fa freddo, stasera...»

8. Credere che le informazioni che si sentono siano la verità
L'abbondanza di canali di trasmissione e di informazioni continue offusca la percezione e crea confusione. In particolare con generalizzazioni (“i giovani non vogliono lavorare”), imprecisione (“sei sempre in ritardo!”), pettegolezzi (“questo manager ha una cattiva reputazione”), notizie false.
E allora che cosa e a chi credere? Bisogna trasformare le informazioni in conoscenza: raccogliere dati e analizzarli per formulare un giudizio serio.