I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

LA LINEA D'OMBRA

ALESSANDRA MASTRODONATO

Il diritto di essere tristi

Puoi scambiarla per tristezza, ma / è solo l'anima che sa / che anche il dolore servirà. / E si ferma un attimo a consolare il pianto / del mondo ferito che non vuole morire mai...

«Non essere triste! Liberati dalla tristezza e guarda avanti! Scrollati di dosso quella malinconia... e ridi che ti passa!». Benché sia ormai appurato che tutte le emozioni che proviamo sono importanti e ugualmente fondamentali per il nostro benessere interiore e per comprendere gli stati d'animo degli altri attraverso quella delicata quanto cruciale abilità interpersonale che è l'empatia, di fronte alla tristezza non possiamo fare a meno di avvertire un certo imbarazzo.
Forse perché la società in cui viviamo ci vorrebbe sempre proattivi, competitivi e performanti e non incoraggia la libera espressione di emozioni che, invece, mettono in luce tutta la nostra fragilità e debolezza. O forse perché abbiamo sempre la sgradevole sensazione che mostrarsi tristi equivalga a mettere a nudo una parte estremamente intima di sé, esponendola allo sguardo impietoso e giudicante degli altri. O, più semplicemente, perché la tristezza ci fa sentire impotenti, vulnerabili, disarmati, sopraffatti da qualcosa di più grande di noi, al punto da toglierci la capacità di esprimerla a parole. Fatto sta che l'esperienza della tristezza si accompagna spesso alla convinzione di essere “inadeguati” tanto più quando a manifestare tale stato d'animo è un adulto, dal quale invece ci si aspetterebbe maggiore impassibilità e una più matura capacità di rielaborare la sofferenza prima che la malinconia prenda il sopravvento. Da cui lo sforzo di nasconderla, mascherarla, dissimularla, nel tentativo - che non di rado si rivela fallimentare - di lasciarsela quanto prima alle spalle, senza che nulla del proprio stato emotivo trapeli inavvertitamente agli occhi degli altri.
Ci si dimentica, tuttavia, che la tristezza è un'emozione basilare, che riveste un ruolo essenziale non solo rispetto alla dimensione dell'interiorità, ma anche nell'ambito delle relazioni con gli altri. Essa promuove, infatti, il raccoglimento e la riflessione, ci spinge ad un'analisi profonda e priva di infingimenti degli eventi della nostra vita e dei nostri stati d'animo di fronte ad essi, ci consente di rielaborare gli avvenimenti spiacevoli e ci chiama ad interrogarci sul senso di ciò che ci accade e del nostro dolore. È, inoltre, attraverso la tristezza che impariamo a misurarci con la nostra fragilità e con le nostre paure ed è nei momenti di malinconia che arriviamo a discernere ciò che è davvero importante per la nostra vita e, sperimentando la dolorosa nostalgia per la felicità perduta e perennemente desiderata, troviamo la forza per reagire e rimetterci in gioco, in direzione di un cambiamento che possa darci nuovi stimoli e invertire la rotta della nostra esistenza.
Ma, soprattutto, la tristezza rappresenta un segnale, indirizzato alle persone a noi vicine, che abbiamo bisogno del loro sostegno, della loro presenza e del loro affetto per superare un momento di difficoltà, è il nostro modo di chiedere aiuto agli altri senza timore di mostrare loro anche la nostra vulnerabilità ed è su queste basi che possiamo costruire relazioni autentiche, ammettendo il nostro bisogno della cura e della protezione degli altri, superando la paura di essere giudicati per i nostri punti deboli e imparando a nostra volta a comprendere in profondità la tristezza di chi abbiamo accanto.
Ecco, dunque, che il cammino verso l'adultità non può prescindere dalla capacità di passare attraverso la tristezza e le sue oscillazioni, di abbracciarla e farle posto nella nostra vita, riconoscendone l'importanza e rivendicando, di tanto in tanto, il diritto di essere tristi.

La malinconia ha le onde come il mare,
ti fa andare e poi tornare,
ti culla dolcemente.
La malinconia si balla come un lento,
la puoi stringere in silenzio
e sentire tutto dentro.
È sentirsi vicini e anche lontani,
è viaggiare stando fermi,
è vivere altre vite.
È sentirsi in volo dentro agli aeroplani,
sulle navi illuminate,
sui treni che vedi passare,
alla luce calda e rossa di un tramonto,
di un giorno ferito che non vuole morire mai...
È perdersi tra le dune del deserto,
tra le onde in mare aperto,
anche dentro a questa città.
È sentire che tutto si può perdonare,
che tutto è sempre uguale,
cioè che tutto può cambiare.
È stare in silenzio ad ascoltare,
sentire che può essere dolce
un giorno anche morire,
nella luce calda e rossa di un tramonto,
di un giorno ferito che non vuole morire mai...
Sembra quasi la felicità,
sembra quasi l'anima che va,
sogno che si mischia alla realtà.
Puoi scambiarla per tristezza, ma
è solo l'anima che sa
che anche il dolore servirà.
E si ferma un attimo a consolare il pianto
del mondo ferito che non vuole morire mai...

(Luca Carboni, Malinconia, 2006)