I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

COME DON BOSCO

PINO PELLEGRINO

Il bel garbo

Non possiamo arrenderci allo spirito volgare del tempo. Le buone maniere sono “Un ramo dell'albero della carità” diceva san papa Giovanni XXIII. Sono l'amore in abito feriale. Amore fatto di mille piccoli gesti.

È spiegabile che il ritorno del bel garbo debba essere tra le prime mosse adatte a formare l'uomo-umano. Dire 'garbo', infatti, è dire cortesia, gentilezza, delicatezza, amabilità, grazia. Non sono forse proprio questi i Valori ai quali pensiamo quando di un individuo diciamo che è 'umano'?
Insomma, è ovvio il bel garbo come ingrediente essenziale dell'umano.
Alcuni anni fa, in vista delle vacanze estive, i giornali europei hanno condotto un'inchiesta per sapere “a quale nazione appartengono i ragazzi più maleducati d'Europa”.
La risposta unanime fu “l'Italia”. Bel primato da sconfiggere al più presto con il ritorno alle buone maniere.
Non possiamo arrenderci allo spirito volgare del tempo. Le buone maniere sono “Un ramo dell'albero della carità” diceva san papa Giovanni XXIII.
Sono l'amore in abito feriale. Amore fatto di mille piccoli gesti:
salutare tutti, spazzini compresi;
chiedere scusa;
bussare prima di entrare, sia pure nella cameretta del bambino;
scrivere il codice d'avviamento postale con il proprio indirizzo;
non dare del “tu” a tutti;
non buttare carta per terra, né rifiuti fuori dei cassonetti;
essere puntuali.
Le buone maniere sono la grammatica della civiltà. Se i soldi fanno ricchi, le buone maniere fanno signori, fanno 'umani'.
Ecco perché concordiamo con la giornalista scrittrice Elena Loewenthal quando sostiene che «le buone maniere non sono state inventate per caso, ma per convivere con gli altri senza urtarsi a vicenda: un bambino cui nessuno ha imposto di salutare il vicino d'ombrellone, non sarà mai un adulto più libero ma soltanto più screanzato».
Ed allora, che fare perché si ritorni ad incartare tutto nel bel garbo? La risposta è immediata e sicura: praticare le varie forme che proprio il bel garbo può assumere.
Intanto, possiamo avere:

Il bel garbo dei sentimenti

Il bel garbo dei sentimenti ha poche norme, ma sostanziose:
ringraziare;
ricordarsi sempre del compleanno e dell'onomastico;
fare una sorpresa;
regalare gentilezze;
superare il livello della simpatia per arrivare a quello dell'empatia.

Il bel garbo della convivenza civile

Altra forma che può assumere il bel garbo è quella della convivenza civile. Tale aspetto ci invita a non usare il misurino per spargere parole di seta. Nella lingua italiana sono almeno cinque: 'Grazie!'. 'Buongiorno'. 'Ciao'. 'Scusa'. 'Arrivederci!'
Offrire tali parole è alzare il livello di umanità. È mantenere il tepore in casa, anche con i termosifoni spenti.
Il bel garbo della convivenza civile vuole che non si scherzi mai dei difetti fisici di nessuno, che si evitino i discorsi con parole equivoche e battute luride, vuole che non ci si accorga che l'ospite ha versato la salsa sulla tovaglia, vuole che non si familiarizzi troppo con le autorità e le persone che non si conoscono.

Il bel garbo telefonico

Il bel garbo può assumere anche la forma del galateo telefonico. Antonio Meucci con la sua preziosa invenzione (1871) ha introdotto alle buone maniere un nuovo capitolo che la persona garbata rispetta applicandone le norme:
evitare le chiamate nelle ore di riposo;
presentarsi sempre con nome, cognome ed una frase di saluto;
non alzare la voce;
non tenere conversazioni chilometriche;
tenere spento il telefonino negli ambienti pubblici;
non collocare il cellulare sul tavolo da pranzo.

Il bel garbo automobilistico

Terminiamo con il galateo automobilistico, non meno indispensabile per il vivere umano.
Il garbo automobilistico ci invita:
a non rispondere ad un insulto con un insulto;
a non trasformare la strada in una pista di Formula Uno;
a non inveire con chi, per un attimo, ci ha soffiato il posto nel parcheggio;
ad abbassare i fari per non accecare la vista di chi ci sta innanzi.

In chiesa

La chiesa è la casa di Dio, una presenza che non è solo simbolica. Entrando in chiesa è logico quindi salutare: può essere un segno di croce (che non sia uno scarabocchio indecifrabile) o un leggero inchino. La genuflessione è una tradizione antichissima: è il saluto riservato al Signore e Creatore, deve perciò essere eseguita con dignità, non con l'andatura traballante di un ubriaco.
Non si può entrare in chiesa correndo, urtando e spingendo il prossimo, chiacchierando o scherzando. Neppure quando si è in gita turistica e si entra in chiesa semplicemente per ammirare qualche opera d'arte.
Durante le funzioni non si parlotta con i vicini, non si protende il collo per vedere come è vestita la signora X, è irriverente sgranocchiare caramelle, salutare a destra e a sinistra, tenere le mani in tasca, mettere ordine nella propria borsetta durante la predica, far alzare tutta una fila di persone per raggiungere un posto a sedere, occupare cocciutamente solo gli ultimi banchi anche quando sono vuoti quelli davanti.
Particolare attenzione ci vuole per gli abiti, ci siano o non ci siano cartelli che raccomandano «abiti decenti». La vera educazione non ha bisogno di cartelli.
Per favore, nessuno dica che queste sono cose da poco. Il bel garbo non fa rumore, ma cambia la faccia della Terra; rende più vivibile la società, la fa più umana.