I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

CASA MADRE

NATALE MAFFIOLI

L'altare della Basilica

Don Bosco aveva semplicemente fatto appendere il quadro di Maria Ausiliatrice senza cornice di rilievo. Quando l'immagine cominciò a diffondersi nel mondo si pensò a qualcosa di più prestigioso. Il primo progetto fu di Crescentino Caselli.

Non tutti sanno che il marmoreo altare maggiore della basilica di Maria Ausiliatrice, quello che contiene la grande tela dipinta da Tommaso Lorenzone, non è più quello voluto da don Bosco. Probabilmente la collocazione originaria del dipinto era estremamente semplice, il quadro non aveva una cornice di rilievo come l'attuale ed era sobriamente fissato alla parete di fondo del presbiterio; questa soluzione non era gradita ai salesiani che, certamente, apprezzavano la povertà dell'apparato, ma desideravano una prestigiosa sottolineatura per il dipinto, divenuto famoso in tutto il mondo.
Un'ulteriore aspirazione, certamente presente nella mente di don Michele Rua primo successore di don Bosco, era quella di fare di Maria Ausiliatrice un monumento al nostro Santo e la pala maggiore, così appesa, non conferiva certamente lustro alla chiesa: “Abbiamo più volte parlato del monumento che stiamo dedicando alla cara memoria del venerando D. Bosco, decorando riccamente il Santuario da lui eretto a Maria SS. Ausiliatrice in Torino”.
Dopo la decorazione della facciata e le pitture della cupola e della volta principale, si decise di rivolgere le attenzioni più sollecite all'altare maggiore e ai due altari laterali, e si decise, da subito, di far realizzare una nuova cornice per il quadro dell'Ausiliatrice e per le tele di san Giuseppe e di san Pietro. I progetti per questi importanti lavori furono affidati all'architetto Crescentino Caselli.
L'architetto Crescentino Caselli
L'architetto era nato a Fubine (AL) nel 1849, dopo il diploma all'Istituto Tecnico di Alessandria, frequentò corsi di matematica, di ornato e di figura all'Accademia Albertina di Torino, infine studiò architettura presso la scuola di applicazione per ingegneri del Castello del Valentino. Divenuto l'allievo favorito dell'architetto Alessandro Antonelli (1798-1888) si addottorò in ingegneria nel 1875; fu poi a Roma, dove fu assistente della cattedra di Architettura. Viaggiò molto e soggiornò in Svizzera, Francia e Germania. Nel 1881 fu nominato ordinario di architettura presso l'Accademia torinese di Belle Arti e, contemporaneamente, si dedicò all'attività di progettista. La sua fama è legata alla progettazione dell'Istituto di Riposo per la Vecchiaia (comunemente detto “poveri vecchi”) di Torino; nel 1896 vinse, con Annibale Rigotti, il concorso per il Palazzo del Governo di Cagliari, la cui architettura, diffusasi in Sardegna, divenne un tipico stile liberty italiano. Lavorò per molte località del Piemonte, per edifici importanti e anche per piccole costruzioni; si dedicò infine al restauro di Palazzo Madama e al completamento della Mole Antonelliana a Torino. Fu anche attivo pubblicista e divulgatore scientifico nei campi dell'ingegneria e dell'architettura; un suo lavoro importante fu: Cenni sulla vita e sulle fabbriche dell'architetto Alessandro Antonelli. Morì a Bagni San Giuliano nel 1932.
Marmi e mosaici
Il nuovo monumento ideato dal Caselli era ricco di marmi pregiati, mosaici e sculture e il Bollettino Salesiano ne pubblicò il bozzetto nel numero di agosto del 1890. “Il grande quadro della Beata Vergine, che misura metri 7 in altezza e 4,24 in larghezza, viene compreso in una cornice marmorea tenuta assieme da un apparato architettonico che, serve di sfondo all'altare attuale, occupa in larghezza poco più della larghezza dell'altare stesso e si innalza in guisa che il triangolo del frontispizio emerge tutto fuori del piano superiore del cornicione della chiesa”.
Realizzata, la struttura dell'ancona era grandiosa e complessa: una base di granito portava la prima, importante, decorazione all'altezza dei gradini superiori dell'altare; due plinti avanzati rispetto al fondo, sempre in granito, racchiudevano una piccola galleria fatta di sette arcatelle con colonnine di marmo rosso antico, capitelli corinzi e archi in bianco di Carrara (con filettature dorate), nei triangoli di risulta erano inserite teste alate di cherubini, dipinte su lastra di rame dal pittore Enrico Reffo, la galleria era replicata, con lo stesso materiale e identiche modalità, anche sul retro, verso il coro. Questi plinti reggevano due colonne in marmo di breccia fiorita con capitello corinzio elaborato in marmo bianco di Carrara: la base del capitello era fatta da un giro di foglie di acanto, i vertici dell'abaco erano sorretti dai quattro simboli degli evangelisti (fortemente aggettanti) ed erano frammezzati con elementi desunti dallo stemma salesiano: il busto di san Francesco di Sales, la stella, il cuore infiammato e l'ancora. Al fianco di queste, ma arretrate, altre due colonne, dello stesso marmo e con capitelli simili, creavano uno spazio dove avrebbero dovuto essere collocate due statue. Alle colonne si appoggiava una trabeazione con mensole e su questa si appoggiavano quattro pilastrini scanalati con capitelli corinzi, e i due che affiancano il dipinto erano avanzati come le colonne che li reggevano.
Per l'ancona si impiegarono materiali di qualità: oltre al bianco di Carrara si fece uso di marmi pregiati “breccia fiorita, giallo Verona, diaspro di Sicilia e lazzolite”.
Non solo marmi ma pure bronzi e mosaici furono impiegati per decorare questa imponente macchina d'altare: sugli architravi, a diverse altezze, erano collocati clipei in bronzo con la figura dei più importanti fondatori di ordini e congregazioni religiose. Nel timpano e nei triangoli di risulta della centina del dipinto erano inseriti dei mosaici realizzati su cartoni del pittore Enrico Reffo: nel timpano era raffigurato l'Eterno Padre, a braccia allargate, quasi a voler estendere la sua protezione non solo sulla Vergine Maria ma anche su tutti i devoti che avrebbero pregato nel santuario; i due angeli, a ridosso della centina, reggevano uno un giglio, l'altro una rosa.