I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

LE CASE DI DON BOSCO

LA COMUNITÀ DEL SAN LUIGI

Chieri

“I dieci anni più belli della mia vita” ... Così don Bosco descrive la sua felice esperienza di vita a Chieri, splendida città adagiata ai piedi della collina di Superga, caratterizzata dall'industria del tessile e dallo spirito imprenditoriale dei suoi 36.000 abitanti.

I salesiani arrivarono nel 1891, con un Oratorio quotidiano. Pochi locali, un piccolo cortile ed un salone che veniva utilizzato nello stesso giorno da Chiesetta e da sala giochi. La cronaca del tempo narra: il Direttore don Davico ed il suo aiutante don Dadone, uniti e concordi nel lavoro e nel sacrificio, seppero rendere il luogo attraente ai giovanetti, il cui numero cresceva ogni giorno spaventosamente. Un avverbio insolito ma che rende l'idea della crescita vertiginosa. Un nuovo fabbricato, imposto dalle necessità, permise di istituire un convitto liceale. La Prima guerra mondiale causò un periodo di sosta, ma dopo la vita riprese ancor più rigogliosa di prima con il Catechismo, pietà cristiana, teatro, vita d'allegria. Nel 1927, all'Oratorio si affiancò lo studentato teologico salesiano e quando questo fu trasferito, un aspirantato che oggi si è trasformato in scuola media.
L'Oratorio, durante la Seconda guerra mondiale fu oasi di speranza, di salvezza e di carità per i giovani. Tre esempi: in piena Guerra diedero alle stampe il giornalino Bimestrale “D. Bosco a Chieri” che raggiungeva le case di tutti e a volte gli ex-oratoriani al fronte, per loro era un tuffo al cuore che dava respiro all'animo nel non senso della guerra; la salvezza fu sperimentata all'Oratorio: un giorno giocando a pallone Angelo si fece male. Venne portato al Pronto Soccorso, appena medicato venne arrestato e condotto in caserma perché disertore. Don Quarello, direttore dell'Oratorio, sapendo che il giovane sarebbe stato deportato in Germania, immediatamente si recò alla Caserma e, non si sa come, riuscì ad ottenere la sua liberazione che avvenne in modo discreto e senza conseguenze. Il terzo esempio è un atto di carità particolare: gli americani stavano entrando in Chieri. Arrivavano da Riva presso Chieri. Don Quarello, sapendo che la povera gente ormai stremata per la fame e l'estrema povertà era andata a saccheggiare i depositi militari appena abbandonati, mandò i suoi ragazzi a farli scappare e fece deviare la colonna dell'esercito americano per il percorso più lungo dando così a quelle povere persone la possibilità di scappare.
Finita la Guerra aumentarono i giovani che frequentavano ed i parenti di Angelo non si dimenticarono dell'atto di carità e riconoscenti aiutarono i salesiani a costruire la parte nuova dell'Oratorio.
Una benedetta novena
Dal dopoguerra fino al nuovo Millennio l'Oratorio fu sempre florido. Nei primi anni del 2000 cominciò a faticare e situazioni tristi l'affaticarono ulteriormente, al punto da sembrare ormai smarrito. Le presenze dei ragazzi erano diminuite notevolmente. Non si svolgevano più le Olimpiadi e anche la Società Sportiva LEO si era trasferita. Durante l'estate la presenza dei bambini/ragazzi era molto diminuita e l'oratorio estivo si limitava a proporre attività per sole 5 settimane a poche decine di ragazzi. Niente più colonia in montagna e la presenza domenicale alla Messa si era ridotta a una decina di fedelissimi. Fu la visita del Rettor Maggiore don Ángel Fernández Artime a incoraggiare e a scaldare i cuori dei salesiani e di un manipolo di giovani animatori. “Non vi scoraggiate, disse don Ángel, pregherò per voi”. Si decise di fare una novena “sui generis” alla Madonna delle Grazie: ogni secondo lunedì del mese quello che rimaneva della Famiglia Salesiana del San Luigi, animatori, adulti e salesiani, si riuniva in Chiesa a pregare. Quella novena si concluse il secondo lunedì di settembre del 2015, con la festa della Madonna delle Grazie. La fede dei giovanissimi animatori e della Famiglia Salesiana toccò il cuore di Maria e i risultati non si fecero attendere manifestandosi come doni inequivocabili.
Il Catebus e l'oratorio
Il primo dono è stata una nuova consapevolezza dell'immenso patrimonio storico-spirituale legato al travaglio vocazionale del giovane studente-lavoratore Giovanni Bosco. Le iniziative intraprese per il Bicentenario della sua nascita favorirono una riscoperta della perla preziosa che è l'esperienza di don Bosco a Chieri. Dalle poche centinaia di quegli anni siamo arrivati a circa 20.000 pellegrini all'anno, un numero davvero straordinario per la nostra piccola realtà. Ecco così creato il terzo ambito pastorale dell'Opera l'accoglienza-accompagnamento propositivo ai gruppi che arrivano. Le visite e i volontari sono coordinati attraverso un sito di prenotazioni che ormai è in funzione da 6 anni: www.donboscochieri.info.
Il secondo dono è stato il catechismo “appassionato”. Un catechismo che prevede il coinvolgimento dei ragazzi attraverso molteplici attività, svolte in sinergia con gli animatori dell'oratorio. Tra le tante si è inventato il Catebus. Molti genitori erano occupati dal lavoro e non potevano portare i bambini. Ecco allora che gli animatori con l'ausilio degli scuolabus vanno a prendere i bambini.
Il terzo dono: i salesiani cooperatori, i volontari e gli amici di don Bosco. Dopo alcuni anni senza nuove entrate ecco 5 promesse nel 2017 e 15 quest'anno. Tutti giovani mamme e papà coinvolti in infiniti servizi ai ragazzi, ai pellegrini e agli ultimi.
Il quarto dono: un meraviglioso Oratorio sempre aperto, estate e inverno. In estate, quest'anno, aperto per 10 settimane! I giovanissimi animatori si sono preparati con un lungo cammino di formazione.
Il quinto dono: la Chiesa totalmente piena. Non ci stavamo più nella nostra chiesa di Santa Margherita e così ci siamo trasferiti nella più capiente chiesa dei Templari dove, stretti stretti, ci stiamo quasi tutti. In quella Messa con i capelli bianchi siamo meno di una decina. Il ritmo della batteria, l'accordo della chitarra o l'intonazione del canto non sempre sono precisi ma ci arriveremo. I piccoli di pochi mesi fanno i loro discorsi e i chierichetti suonano volentieri più volte la campanella. Sono anche queste e altre piccole e umane imperfezioni che fanno sentire l'aria di casa, dove il vicino di banco, o chi legge, o chi suona, ha un nome, una storia. Ci sono anche periodi dell'anno che non ci stiamo tutti e quindi abbiamo installato un tendone esterno.
La scuola, lo sport e una statua
Il sesto dono: la Scuola che ha ritrovato il suo vigore. A partire da quest'anno formeremo 3 classi di prima media, mai successo nella storia della Casa. Lo storico prestigio, il clima educativo sereno, i programmi sviluppati in modo puntuale, la trasformazione in modalità internazionale con insegnanti madre lingua e alcune lezioni in parte fatte con una seconda lingua l'hanno resa ancor più appetibile. Il corpo docente, evidentemente accogliente e appassionante, sereno e coeso, ha favorito l'affidamento fiducioso dei ragazzi, tranquillizzando i genitori, riportando così la presenza numerica di allievi come nei tempi migliori. In altre parole la scuola è ritornata ad essere propositiva come nelle migliori tradizioni salesiane. È una scuola dove la musica è anche far partecipare tutti i ragazzi all'European Day of Early Music facendo suonare e cantare ai ragazzi brani di Bach con molteplici strumenti, dove lo studio del mondo animale aiuta a riconoscere le nostre radici, dove c'è chi ti aiuta a trovare un amico in ogni libro, dove l'insegnante ti dimostra che si può conciliare l'essere architetto insegnando e giocando in una squadra di pallavolo, dove la spiegazione di educazione civica si può concretizzare facendo l'assessore comunale, dove la meraviglia delle meraviglie: “Il Truciolo” dà sfogo alla tua manualità e creatività realizzando vere e proprie opere d'arte fatte da te in un laboratorio da favola. Tutto questo, insieme all'accompagnamento spirituale, discreto e propositivo, e i gruppi di ricerca vocazionale Samuel, hanno reso la nostra scuola unica e bellissima ed il servizio scuolabus con le rette contenute l'ha fatta diventare alla portata di tutti.
Il settimo dono: la ripresa della dimensione sportiva: 5 squadre di calcio e 2 di mini volley. Un ottimo strumento pastorale per poter dare una buona parola anche ai più lontani, ai ragazzi di altro credo. Per chi legge sembra nulla a confronto agli anni d'oro della LEO (società calcistica che era presente all'Oratorio dagli inizi del '900 al 2012) dove vi erano solo per il calcio 300 atleti. Nel 2015 alcuni coraggiosi giovani allenatori sono ripartiti da zero e, con fatiche e pene, in cinque anni è stato rifatto il campo in erba sintetica. Si sono rifatti i tornei giovanili. Quest'anno per la prima volta sono stati realizzati i corsi per allenatori di calcio e pallavolo. Per adesso hanno superato di poco i 100 atleti, ma la loro fede e tenacia saranno premiate generosamente.
L'ottavo dono è la nascita di un gruppo di giovanissime animatrici che si sta organizzando per un piccolo sostegno alle giovani mamme con bimbi molto malati. L'occasione per la nascita di questo gruppo è stata la testimonianza di alcuni giovani dell'OFTAL. Dopo questo incontro due giovani sedicenni hanno chiesto al direttore dell'Oratorio se fosse possibile fare un gruppo di animatrici e animatori per i malati. Sono un manipolo che come prima esperienza è andato con l'OFTAL a Lourdes ad accompagnare i malati anziani e giovani. Questa esperienza è stata folgorante sia per il servizio di carità sia per il cammino di fede propositivo adatto a loro. Insomma le abbiamo viste ritornare da Lourdes gioiose e trasformate.
Il nono dono: i Gex e l'ADMA. Il naturale andamento delle cose fa sì che un gruppo come gli exallievi se non viene rincalzato dalle nuove leve fisiologicamente diminuisca non per abbandono ma perché con l'andare degli anni le forze vengono meno, la deambulazione più difficile e quindi la partecipazione come presenza viene ridimensionata a numeri di anno in anno sempre più contenuti. Accanto alle iniziative promosse per il consolidamento/mantenimento della fede indirizzate ai 30-50enni, il vero miracolo è la nascita di un gruppetto di Giovani Exallievi che con le loro votazioni interne si sono strutturati eleggendo il Presidente, il segretario e l'economo. Hanno messo a punto un regolamento per il gruppo e, coinvolgendo i compagni più giovani, stanno cercando di dare continuità a fronte di probabili difficoltà. La meraviglia è che hanno 13/14 anni. Il dono dell'ADMA non nasce come un fungo ma trova le sue radici in quelle mamme e quelle nonne buone che tutti i giorni da anni dopo la Messa delle nove, si fermano a pregare per i ragazzi dell'Oratorio e della Scuola, per i salesiani e volontari, per i malati e per chi cerca lavoro. L'Opera Salesiana si è affezionata a loro che sorridono e gioiscono per i progressi fatti. È bello ed edificante constatare la loro consapevolezza di partecipare pienamente alla missione salesiana a Chieri.
Il decimo dono l'abbiamo fatto noi. Abbiamo fatto fare da un artista una statua di Maria Ausiliatrice. È bellissima ed è unica. È semplice, ma è in grado di affrontare qualsiasi tipo di clima. Da quest'anno infatti la processione di Maria Ausiliatrice a Chieri la faremo con qualsiasi tempo, con la pioggia, la grandine, la neve. La statua è scolpita nel legno, ma i colori sono stati trattati in modo da resistere alle intemperie.
D'altronde Maria Ausiliatrice per noi c'è sempre ed è pronta ad aiutarci in qualsiasi stagione della vita, e come ha detto don Bosco, “ha fatto tutto Lei”!