I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

SALESIANI NEL MONDO

GIAMPIETRO PETTENON

Uganda

Terra dei martiri, dove ogni giorno fioriscono miracoli.

Siamo arrivati in Uganda, un paese della zona centrale dell'Africa, ricco di acqua e di grandi laghi, tra i quali primeggia il lago Vittoria dal quale nasce, come emissario, il Nilo bianco.
Siamo alla fine della stagione delle piogge e la vegetazione è particolarmente rigogliosa. Ogni giorno ci regala una pioggia, a volte leggera leggera, altre volte invece un diluvio che in pochi minuti riempie le strade sterrate di una poltiglia fangosa, rossa come la terra di questo continente, con buche che sembrano piscine.
Nei pochi giorni di permanenza in Uganda, abbiamo visitato quattro opere salesiane, tutte molto belle, a servizio dei giovani poveri di quella terra.
Namugongo
La prima tappa del nostro viaggio è Namugongo, un quartiere periferico dell'immensa distesa urbana di Kampala, la capitale del paese. Questo luogo è tristemente famoso per il martirio di san Carlo Lwanga e i compagni martiri ugandesi, arsi vivi a metà nel diciannovesimo secolo, in odio alla fede cristiana.
A Namugongo noi salesiani abbiamo “ereditato” dai padri comboniani, una quindicina d'anni fa, un orfanotrofio che tutt'ora funziona molto bene come casa-famiglia per sessantaquattro ragazzi e giovani, orfani o in difficoltà familiari. Accanto a questa prima attività rivolta ai più svantaggiati abbiamo costruito, proprio grazie ai benefattori di Missioni Don Bosco, una scuola primaria ed ora anche una scuola materna per i bambini e i ragazzi dell'enorme quartiere che rapidamente sta popolandosi sempre di più.
Le strade del quartiere sono contorte e senza un piano regolatore. Non c'è la fognatura pubblica, e la corrente elettrica ogni tanto va e viene. Per facilitare la frequenza al nostro centro scolastico abbiamo due pulmini che al mattino e al pomeriggio fanno un lungo giro, quasi fossimo in un labirinto, andando a prelevare e poi a riconsegnare vicino a casa questi ragazzini dai sei ai dodici anni (la scuola primaria in Uganda dura sei anni).
Ci hanno invitati a salire in pulmino per fare il giro... delle consegne pomeridiane! Su un automezzo che ha circa 35 posti a sedere salgono il doppio dei bambini. Pigiati, pigiati, cominciamo a girare e rigirare le strade sterrate della zona. A tappe bene conosciute da Faustino, il giovane autista di origine burundese, scarichiamo alcuni ragazzi che con pochi passi sono già a casa loro. Faustino li conosce tutti per nome e ricorda perfettamente dove abitano. I ragazzi giocano e chiacchierano lungo tutto il percorso, ma lui li chiama per nome quando devono scendere. Accanto a sé ha fatto sedere un bambino di prima elementare, piccolino, e triste perché si è fatto male ad un piede. Effettivamente giocando, Ervin ha grattato seriamente tutta la pelle del collo del piede. Deve bruciare parecchio quella ferita aperta, ma lui non piange. Si succhia però il pollice, come fosse il ciuccio, per consolarsi.
Arrivati molto vicino a casa di Ervin, Faustino parcheggia il pulmino, si prende in braccio il piccolino e percorre i pochi metri che lo separano dal cancello di casa. Arriva la mamma e Faustino, l'autista educatore, consegna Ervin in braccio a lei.
Che bel gesto di amore paterno, e quanta umanità in questo emigrato del Burundi che in Uganda ha trovato lavoro dai salesiani.
Bombo e Gulu
La seconda opera che visitiamo, dirigendoci verso nord, è Bombo. Qui siamo in un paese a circa quaranta chilometri da Kampala. La casa salesiana di Bombo è la madre di tutte le sette attuali presenze salesiane dell'Uganda. I salesiani arrivarono più di trent'anni fa dal Kenia nella terra ugandese e furono invitati dal vescovo a fondare una scuola professionale nella sua diocesi. Oggi a Bombo c'è un vero e proprio campus scolastico: la scuola primaria è frequentata da 1800 bambini, altri 500 frequentano la secondaria e 200 il centro di formazione professionale. Il convitto scolastico ne accoglie complessivamente 700 dei 2500 totali. Accanto alla grande scuola ci sono anche la parrocchia e alcune cappelle in periferia.
Proseguiamo il cammino ed arriviamo a Gulu, la grande città del nord Uganda, dove fa più caldo perché siamo vicini al confine con il Sud Sudan e con le praterie aride di questa parte di Africa. Anche a Gulu abbiamo costruito una grande nuova scuola con annesso il convitto scolastico ed una bella chiesa parrocchiale, in campagna a circa quindici chilometri dal centro cittadino. Serviamo un territorio molto vasto e povero. Mi ha colpito il dipinto del presbiterio di questa chiesa perché rappresenta una tavola imbandita con Gesù e gli apostoli (un'ultima cena) in cui però sul tavolo insieme al pane e al vino ci sono i prodotti locali, frutta e animali domestici, che gruppi di giovani e adulti ugandesi portano al Signore come offerta.
Palabek
Infine siamo arrivati alla quarta ed ultima tappa della visita in Uganda: il campo profughi di Palabek. Qui i figli di don Bosco sono arrivati all'inizio del 2018 abitando all'inizio nelle tende e nelle baracche, come i profughi del Sud Sudan che qui hanno trovato rifugio.
Ora invece, a meno di due anni dall'arrivo, abbiamo già la casa della comunità salesiana, la scuola materna, un grande e bellissimo centro di formazione professionale ed una chiesa in costruzione. Il progetto di consolidamento della presenza prevede di aprire anche la scuola superiore all'inizio del 2021.
Il fondatore di questa nuova presenza salesiana è padre Arasul, indiano di origine ma missionario in Africa da oltre trent'anni, che ora è anche il direttore dell'opera. Sprigiona energia ed entusiasmo come un ragazzino!
È lui, insieme ai confratelli della comunità salesiana, che ci accoglie e ci porta ad incontrare i ragazzi e i giovani che frequentano il centro di formazione professionale appena inaugurato, ma già con più di 200 allievi nei sei settori professionali attivati: sartoria, parrucchiera, agricoltura, elettricità, edilizia e meccanica auto. Commoventi e bellissime le giovani mamme, non hanno più di 16 o 18 anni, che frequentano i corsi di formazione professionale portandosi in laboratorio il proprio bimbo con sé, stretto alla schiena se piccolissimo oppure seduto a terra su una coperta se un po' più grandicello.
Il superiore salesiano di questa parte di Africa, padre Célestin (ruandese), che ci accompagnava nella visita all'Uganda salesiana, davanti a tanti giovani che imparano un lavoro e guardano al futuro con speranza e fiducia anche dentro un campo profughi, ha esclamato: “Questo è un autentico miracolo. Non cerchiamo i miracoli dove non ci sono! Qui a Palabek stiamo assistendo ogni giorno ai miracoli. Venite a vedere, e dateci una mano affinché continuino a compiersi!”.