I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

LA STORIA SCONOSCIUTA DI DON BOSCO

FRANCESCO MOTTO

Recuperato il più antico filmato salesiano

Immagini mute, ovviamente, incerte e tremolanti come potevano essere all'epoca, ma più eloquenti di tante parole.

Qual è il più antico documentario italiano tuttora visibile? Facile la risposta: una breve inquadratura di papa Leone XIII nei Giardini Vaticani (1896). Quali sono i più antichi fotogrammi prodotti in Italia? Non difficile la risposta: quelli di pochi minuti dedicati a regnanti e a scorci di alcune città: la visita a Monza di re Umberto I e della regina Margherita di Savoia (1896), la visita dei neosposi principi Vittorio Emanuele ed Elena di Montenegro al Pantheon di Roma (1897, l'arrivo del treno alla Stazione di Milano 1896, la Fiera di Porta Genova 1898 e poco più.
E in ambito prettamente salesiano? Quasi impossibile la risposta: si sarebbe tentati di dire che i più antichi “quadri in movimento” potrebbero risalire al primo dopoguerra, quando anche in Italia la cinematografia si stava in qualche modo affermando. Invece ecco la graditissima sorpresa: il più antico filmato relativo ai salesiani risale al 1910, ben 110 anni fa! E questa “primizia” non poteva che riprendere Valdocco, le camerette di don Bosco, le varie chiese, (cappella Pinardi, S. Francesco di Sales, Maria Ausiliatrice), gli attigui porticati, i cortili, l'entrata, oltre ovviamente le figure ed i volti dei primissimi salesiani: quelli che accolti da ragazzi da don Bosco ne hanno poi condiviso la vita.

Lo scoop
In effetti dagli archivi “fotografici” salesiani, affidati al museo del cinema di Torino per la loro digitalizzazione, è recentemente emerso un commovente filmato in bianco e nero, di otto minuti che riprende i momenti salienti dei funerali di don Michele Rua (6-9 aprile 1910), primo successore di don Bosco. Il tutto realizzato con l'intelligente collocazione della macchina da presa in diversi posti di Valdocco, della piazza Maria Ausiliatrice, del quartiere limitrofo. Il filmato sarà disponibile online su ANSchannel dal 29 ottobre, festa del beato don Rua.
Davanti a noi scorreranno anzitutto le immagini del 7 aprile con la salma di don Rua vestito di talare, cotta e stola esposta nella chiesa di San Francesco di Sales e della folla che si accalca per onorarla, l'immagine dell'8 aprile con la principessa Letizia di Savoia che lascia la chiesa di Maria Ausiliatrice salutata dai salesiani più autorevoli, con tanto di addetti alla carrozza reale in alta uniforme. In una chiesa parata a lutto, con il feretro posto su di un modestissimo catafalco sotto la cupola e sei ceri ed alcune candele, senza alcun fiore, aveva appena assistito con autorità e civili e religiose della città alle onoranze funebri presiedute dal vescovo salesiano monsignor Marenco di Massa Carrara, accompagnato dai vescovi di Ravenna e di Nusco.

Un funerale trionfale
Alle ore 16, mentre un sole magnifico dardeggia nel cielo e le Alpi scintillano di nevi recenti, il corteo funebre dalla chiesa si snoda per l'attuale via Maria Ausiliatrice, via Biella, viale Regina Margherita, via Ariosto, via Cottolengo, e ritorno in chiesa. Precede la lunga teoria dei giovani con bande, delle associazioni e delle confraternite con stendardi, del clero in talare e cotta; fiancheggiano il carro rappresentanti della nobiltà, del foro, dell'esercito e del Comune, reggendo i cordoni; seguono cinque vescovi, i Superiori, gli ex allievi ecclesiastici e laici e una folla di persone. Fanno argine al lungo corteo due fitte ali di spettatori (oltre 100 mila persone) soprattutto lungo il controviale di Via Regina Margherita, mentre nella carreggiata centrale scorre la vita quotidiana della Torino del primo novecento: i pedoni che la attraversano per omaggiare la bara, le carrozze a cavallo che vanno e vengono, le automobili ed il tram in un continuo movimento. Alle 17,45 si ritorna in santuario dove dall'arcivescovo celebrante viene data l'assoluzione alla salma. Alle ore 20 il feretro viene riportato nuovamente nella Chiesa interna.

La tumulazione, 9 aprile
Il pomeriggio del giorno seguente, portato a spalle fuori della chiesetta, il feretro è deposta su d'una carrozza funebre, seguita da un piccolo corteo di vetture con don Rinaldi e don Albera, i membri del Capitolo Superiore cooperatori e benefattori esimi, il tutto ripreso dai primi cameramen. Una volta a Valsalice, la bara è deposta nella galleria davanti all'entrata alla tomba di don Bosco, prima di essere tumulata nel loculo sulla parete destra. Proprio sull'immagine della lapide che racchiude il loculo si chiude il filmino.
Colà i resti mortali di entrambi sarebbero rimasti là fino al giorno in cui, in occasione della beatificazione del futuro santo (1929) e dell'inizio del processo apostolico del futuro beato (1939), sarebbero stati solennemente riportati da dove erano venuti, ossia la chiesa di Maria Ausiliatrice, ormai arricchita di una nuova cupola e di un nuovo altare. Colà avrebbe poi atteso che venisse portata nel 1957 pure la salma dello stesso don Rinaldi (futuro beato) al momento dalla sua traslazione dalla tomba salesiana del cimitero cittadino.

Il momento più toccante del filmato
Ognuno potrà scegliere una sequenza del filmato a suo piacimento; a toccare il mio cuore è la bara, sorretta amorevolmente da giovani salesiani, cooperatori, amici e seguita da don Filippo Rinaldi con tanto di paramenti sacerdotali (veste nera, cotta bianca, stola viola). Accanto a lui il segretario del Capitolo Superiore (il famoso don Giovani Battista Lemoyne) che si sbraccia a “dirigere il traffico”, i Consiglieri don Barberis, don Albera, don Cerruti, don Bertello, don Piscetta, don Francesia, il direttore don Marchisio e tanti altri salesiani della prima ora. Essi portano nella chiesa di Maria Ausiliatrice per le solenni esequie il loro secondo padre, don Rua, colui che aveva fatto a metà con don Bosco e che ora lo aveva raggiunto in cielo.