I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

LA LINEA D'OMBRA

ALESSANDRA MASTRODONATO

Fuori dal gregge

I vostri nonni gioventù “bruciata”, i vostri padri gioventù “bucata” / e voi gioventù “brucata”, yeah! /
A voi vi chiamano, chiamano, chiamano / la gioventù “brucata”...

«Non si può trovare passione nel vivere in modo mediocre». È quanto affermava Nelson Mandela, traducendo in parole quello che per lui è stato un impegno quotidiano, il senso profondo di ogni sua azione e della sua intera esistenza. Un principio certamente valido ad ogni età, ma che sembra interpellare con maggior forza i giovani adulti, una generazione che, per definizione, si colloca spesso a cavallo tra i grandi entusiasmi e gli slanci ideali dell'adolescenza e una più compiuta maturità costruita nel segno della realizzazione di sé e della responsabilità.
È durante il cammino verso l'adultità che si gioca, infatti, la scommessa assai delicata di gettare le fondamenta per il proprio progetto di vita e si sperimenta in maniera forse più dolorosa la difficoltà di individuare una rotta chiara da seguire, una stella polare che illumini il percorso e ci aiuti a non smarrirci nei vicoli ciechi dell'inconcludenza.
Basti pensare a tutti quei giovani - circa due milioni in Italia - che non studiano, non lavorano e non sono neppure in formazione: i cosiddetti neet, not (engaged) in education, employment or training. Giovani senza orizzonti, definiti da un “non essere”, da un'identità in negativo, quasi un'ombra sbiadita di ciò che potrebbero essere.
Ma è il caso anche dei tantissimi giovani costretti a barcamenarsi tra lavoretti precari e scelte obbligate, che hanno ormai rinunciato ad inseguire i propri sogni e persino a chiedersi quali siano le proprie aspirazioni più profonde, schiacciati da una quotidianità monotona e frustrante fatta di giorni tutti uguali, di vita non vissuta, di senso non trovato, in un sostanziale smarrimento di sé. Giovani che si sono progressivamente adeguati a lasciarsi trascinare inerti dalla corrente dell'esistenza, cedendo alla tentazione di un vuoto conformismo, pur di restare a galla nel mare ingovernabile della complessità. Giovani che hanno abiurato alla ricerca di sé e alla valorizzazione dei propri talenti, barattando le proprie passioni in cambio di una mediocre sopravvivenza all'interno del “gregge”.
Ma, forse, non tutto è ancora perduto!
Al di sotto di un atteggiamento apparentemente rassegnato e rinunciatario spesso si nascondono risorse ed energie che attendono soltanto di essere risvegliate e messe in gioco. Talvolta basta una semplice scintilla - un incontro luminoso capace di aprire una breccia in quel guscio di apatia di cui ci siamo rivestiti, una testimonianza di impegno appassionato e pienezza di vita, un'esperienza significativa in grado di restituire senso e prospettive al nostro vissuto quotidiano - per riaccendere il desiderio di fare progetti a lungo termine, di assecondare le nostre aspirazioni più autentiche, in una parola, di essere felici, nel segno della fedeltà a noi stessi e alla nostra singolarità.
Un simile cambiamento richiede, però, la disponibilità ad accettare la fatica di rimetterci in discussione e di cercare e praticare strade inedite, anziché accontentarci di soluzioni preconfezionate e modelli di vita omologanti. Comporta un approccio critico nei confronti di tutti quei condizionamenti sociali e culturali che tendono a mortificare la nostra originalità e ad indirizzare le nostre scelte verso obiettivi stabiliti da altri. Ma, soprattutto, ci chiama a prendere posizione, a “comprometterci” per un'idea, una causa, un'esperienza, ad innamorarci della nostra vita, al punto da non sprecarla in una mediocre banalità e renderla sorprendente e meravigliosa nella sua unicità.

Le domeniche pomeriggio passate all'Ikea
a illuminarvi di mensole con la vostra dolce metà,
i cassetti dove riponete i vostri sogni
son nascosti negli armadi, dove tenete gli scheletri.
Le serate da ubriachi a parlare del vostro futuro
senza ritegno, come se non ci fosse un domani,
i castelli di scontrini, le tovaglie coi centrini,
ascoltare i Coldplay per evidenziare uno stato
di profonda malinconia...
A voi vi chiamano, chiamano, chiamano
la gioventù “brucata”...
Vi hanno insegnato a lavare i panni sporchi in famiglia
e a lavar le famiglie sporche con panni pulitissimi.
I vostri nonni gioventù “bruciata”,
i vostri padri gioventù “bucata”
e voi gioventù “brucata”, yeah!
A voi vi chiamano, chiamano, chiamano
la gioventù “brucata”...
Un tempo avevo un amico
ed una donna da amare
e contavo su di loro
per sapere cosa fare.
Un tempo avevo un amico
ed una donna da amare,
ma quando gli han chiesto chi fossi
hanno deciso di abiurare.
Un tempo avevo un amico
ed una donna per cui morire,
ora la gioventù “brucata”
se li è presi nel suo ovile.
Un tempo avevo un amico
ed una donna per cui morire
ed ora conto su di loro la notte,
altrimenti non riesco a dormire...

(Pinguini Tattici Nucleari, Gioventù “brucata”, 2017)