I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

CASA DON BOSCO

Il trionfo di don Bosco

Nell'angolo di collegamento tra l'ala delle Camerette e l'edificio del 1853 si trovava una camerata per i ragazzi. Secondo la tradizione, qui dormì anche san Domenico Savio. In questo luogo si trovano oggetti e memorie che illustrano la Beatificazione e la Canonizzazione del 'Santo dei giovani'.

Beatificazione Consigliato da Leone XIII, don Rua, nell'estate del 1888, presentava al card. G. Alimonda, arcivescovo di Torino, la domanda d'introduzione della Causa, firmata da tutti i membri del Quinto Capitolo Generale, radunato a Valsalice. I processi canonici durarono quarant'anni. Il 16 maggio 1929 ebbe luogo l'esumazione della salma a Valsalice (Torino). Il 2 giugno 1929 a Roma don G. Bosco venne proclamato Beato. Centomila pellegrini giunsero in città da tutte le parti d'Italia e del mondo. Quando l'urna lignea qui esposta, da Valsalice (Dom. 9 giugno 1929, dopo aver in tre ore attraversato la città di Torino, passando attraverso p.za Vittorio Veneto e poi presso la Cattedrale, dove la attendevano sei cardinali e sessanta vescovi) entrò nella Basilica dell'Ausiliatrice, accompagnata dal canto Giù dai colli, si trovarono ad attenderla coi Superiori Salesiani e le personalità più celebri del periodo, tra cui i Principi di Casa Savoia. Il corpo del Beato venne collocato nell'attuale cappella di S. M. D. Mazzarello.

Canonizzazione La Causa per la Canonizzazione viene ripresa il 18 giugno 1930. Il 19 novembre 1933 Pio XI autorizzò la lettura del decreto di approvazione dei miracoli e il 3 dicembre il decreto De tuto ('Si può sicuramente procedere alla solenne canonizzazione del Beato'). Il 15 gennaio 1934 viene fissata la data della Canonizzazione: 1 aprile 1934, solennità di Pasqua e chiusura dell'Anno Santo straordinario (1900° anniversario della Redenzione). Don Fedele Giraudi (1875-1964), economo generale della Congregazione salesiana dal 1924, ed organizzatore delle celebrazioni sia della Beatificazione sia della Canonizzazione, scrive: “Forse mai, nella storia della Chiesa, la Canonizzazione di un Servo di Dio assurse a tanto splendore e fu allietata da tanta gioia...

1. Quadro della beatificazione Angelo Enrie nel 1928, sulla base delle fotografie storiche di M. Schemboche, esegue il quadro ufficiale di don Bosco Beato. L'autore sceglie una rappresentazione idealizzata, nella quale la verità storica lascia spazio alla ieraticità della persona, secondo il gusto proprio del periodo fascista. Per sottolineare la santità per la prima volta don Bosco è coronato dall'aureola e da una schiera di angeli. 'A quest'epoca si era ormai spento il ricordo diretto delle sembianze del Santo. La rappresentazione verteva quindi più sulle caratteristiche spirituali, che si desiderava evidenziare, che sulla realtà dell'immagine' (G. SOLDÀ, Don Bosco nella fotografia dell'800, SEI, Torino 1987).

2. Urna lignea L'urna in legno, che contiene la cassa di cristallo, è una pregevole opera d'arte eseguita su disegno dell'architetto salesiano G. Valotti. Quattro putti alati, ritti ai quattro angoli, sorreggono un ricco festone di svariati frutti, simbolo degli effetti spirituali e sociali maturati nei cuori dei giovani, mediante l'attuazione del 'Sistema Preventivo'. Due stemmi, quello di Pio XI (pontefice della beatificazione) e quello della Congregazione salesiana, vennero posti ai lati. Quello dei Salesiani fu sostituito da quello delle Figlie di Maria Ausiliatrice, quando l'urna venne utilizzata per ospitare il corpo di S. M. D. Mazzarello. L'urna fu eseguita dalla Scuola Professionale Salesiana di S. Benigno Canavese.

3. Paramenti della beatificazione Il grandioso paramentale per la beatificazione di don Bosco venne eseguito, in due anni di lavoro, da quaranta suore Figlie di Maria Ausiliatrice, per incarico di Madre Luisa Vaschetti, superiora generale. Il paramentale in filato d'oro su tessuto d'argento è esposto parzialmente. Nella sua interezza era composto da sei piviali, una pianeta, quattro dalmatiche, tre stole, un velo omerale, tre manipoli, un velo per il calice, due borse d'altare ed un conopeo. Il lavoro, in 'stile romano', ha richiesto una tecnica ed un'abilità non comuni. Ogni particolare vegetale richiede il lavoro di una giornata per persona: centinaia sono le foglie 'a ricamo'.

4. Paliotto Il paliotto ricamato su seta marezzata avorio, era destinato all'altare provvisorio del Santo. Tale altare, allestito nell'aprile del 1934, era addossato all'antico altare di san Pietro nella Basilica, ora luogo dell'urna di san G. Bosco. È probabile che il paliotto sia stato eseguito dalle suore Figlie di Maria Ausiliatrice successivamente ai paramenti della beatificazione. Esso non prevedeva ricami nella parte superiore, per lasciar spazio alle tovaglie. Quella esposta (in tessuto di qualità eccezionale -bisso-, ricamata a 'nodi Savoia' su disegno dell'architetto G. Ricci), fu donata dalla regina Elena in occasione della visita del 13 aprile 1935. La cornice è successiva e riprende le decorazioni lignee delle balconate soprelevate, del presbiterio della Basilica.


BROCCA DEL MIRACOLO

Si tratta di un dono della famiglia Clément, legato ad un caso di bilocazione di don Bosco avvenuta il 14 ottobre 1878 nella Drôme, a Saint-Rambert d'Albon. Il fatto viene descritto nelle Memorie Biografiche (XIV, 681-684). Il Santo, pur essendo a Torino, nello stesso giorno viene incontrato dalla famiglia in Francia, la quale chiede al 'prete sconosciuto' la guarigione del figlio sordo-muto e cieco.
Il sacerdote, invitato a pranzo, raccomanda di custodire la brocca dell'acqua come segno dell'incontro. Chiamato da una voce, abbandona la casa e si reca al capezzale del fanciullo che miracolosamente guarisce. Anni dopo, grazie ad alcune pagine lette sul santo apostolo di Torino, la famiglia riconosce che quel misterioso viandante era san G. Bosco.
I coniugi Clément ed i loro figli custodiranno gelosamente l'oggetto per farne poi dono al museo mariano (1959).

F. GIRAUDI, L'Oratorio di Don Bosco (SEI, Torino 1935) è un testo fondamentale per la custodia della memoria e per la comprensione del complesso sviluppo architettonico ed edilizio del quartiere di Valdocco. Alle pareti sono stati collocati dei bozzetti originali, eseguiti per la pubblicazione.