I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

CASA DON BOSCO

La camera dell'ad-Dio

L'ultimo messaggio: «Dite ai miei giovani che li aspetto tutti in Paradiso!».

Nel 1876 venne sopraelevato il laboratorio di tipografia sul lato sud delle Camerette (costruito nel 1862). Si aggiunsero così tre vani, uno di questi era la camera del segretario di don Bosco. In essa venne trasferito il Santo nel periodo dell'ultima malattia (fine '87 - 31 gennaio '88).
La camera fu arredata con mobili donati da benefattori, come il piccolo tavolo sul quale egli scrisse (19 dicembre '87) consigli e invocazioni sul retro di alcune immagini di Maria Ausiliatrice (“In fin di vita si raccoglie il frutto delle opere buone”).
Venne qui spostato il divano della sua camera, a cui fu accostato un piccolo leggio - scrittoio mobile, in modo che potesse scrivere più comodamente quando sedeva per riposarsi e per dare udienze (il divano ora è stato ricollocato nella 'camera della vita'). Una poltrona con le ruote era di aiuto per gli spostamenti. Lungo la parete est della camera, accanto al letto, vi erano il catino e la brocca dell'acqua per lavarsi. Una semplice scaletta di legno aiutava le sue gambe gonfie a salire e scendere dal letto. Un campanello a muro serviva da richiamo in caso di necessità.
Nel luogo in cui si trovava il letto della morte (ora ricollocato nella camera adiacente, in posizione originaria) è stata allestita, come preziosa reliquia, una teca con le vesti originali del Santo: la veste talare, il cappotto con la mantelletta 'pellegrina', i copricapi usati nei numerosi viaggi, il caratteristico tricorno, alcuni bastoni, il portafoglio e l'agenda tascabile (anno 1852).

La galleria e le viti
L'ampliamento dell'edificio, avvenuto nell'anno 1876, previde l'innalzamento del locale al piano terra (costruito già nel '62 ed adibito a tipografia).
Sul fronte della casa fu ricavata la 'galleria': un lungo balcone coperto che si estendeva per tutta la larghezza della costruzione, con ampie vetrate che guardano direttamente nel cortile delle ricreazioni dei ragazzi. Il vano venne pensato per offrire al santo uno spazio per il passeggio, quando l'infermità delle gambe gli procurava gravi difficoltà, nello scendere e salire le scale.
La galleria era arredata molto sobriamente, con inginocchiatoi che servivano per il sacramento della confessione dei ragazzi, quando don Bosco anziano faceva fatica a scendere in Basilica.
La vite ha fatto compagnia a don Bosco dalla nascita alla morte. Per questo chiese che la galleria fosse ombreggiata da viti di moscatello di Castelnuovo, già fatte piantare in precedenza nel terrazzo sovrastante il locale del '62. Ogni anno, in autunno, don Bosco regalava i grappoli maturi ai ragazzi delle scuole superiori o a qualche benefattore. Nel 1887 don Bosco, molto ammalato, volle ritardare la vendemmia perché vi potesse partecipare monsignor Cagliero, che era in viaggio dall'America giungendovi però solo il 7 dicembre.


Un mese prima della morte, all'imbrunire di una giornata passata in un penoso dormiveglia, don Bosco fece chiamare don Rua e monsignor Cagliero, due dei figli più cari, e raccogliendo le poche forze che aveva disse per loro e per tutti i Salesiani: “Vogliatevi tutti bene come fratelli; amatevi, aiutatevi e sopportatevi a vicenda come fratelli...” Più tardi, con un filo di voce, aggiunse ancora: “Promettetemi di amarvi come fratelli”.


L'ultimo gesto
Cominciarono i giorni tristi dell'agonia. Anche in quei momenti, la sua presenza di spirito, la sua lucidità, il buon senso, la sua memoria stupivano quelli che gli erano vicini. Ritornava anche il suo buon umore. Anche se soffriva molto, la sua pazienza nel dolore restava inalterabile. Ritrovava il suo bel sorriso, aveva delle parole, scherzava perfino. Poi la preoccupazione per i suoi lo riafferrava.
«All'istante della mia morte, diceva loro, io farò solo un sacrificio: quello di lasciarvi...».
Fino all'ultimo messaggio: «Dite ai miei giovani che li aspetto tutti in Paradiso!».
Chiudeva lentamente gli occhi come affascinato da un pensiero profondo, così profondo che tratteneva il respiro.
Gridava: «Madre! Madre!» Due volte, perché erano in due, lì accanto, ad aspettarlo.
Gridava come un bambino. Un bambino che finalmente tornava a casa. Preso per mano dal compagno di giochi di tutta la vita. A guardare bene, nella fotografia che ritrae don Bosco appena spirato, lui sembra veramente avvolto dalle braccia di Qualcuno. Le due madri erano venute a prenderlo.
Qualche giorno prima aveva detto a don Rua: «Quando non potrò più parlare e qualcuno verrà per chiedere la benedizione, tu alzerai la mia mano, formerai con essa il segno della croce e pronuncerai la formula. Io metterò l'intenzione». Alla fine, don Rua sollevò il suo braccio e l'ultimo gesto di don Bosco fu una benedizione su tutti i suoi figli.
Il 31 gennaio 1888, alle quattro e venti del mattino, don Bosco entrò nella Luce eterna.
L'orologio sul campanile della chiesa interna di San Francesco si era fermato nel 1865 e le lancette erano rimaste ferme per più anni sulle quattro e venti. Parecchi anni dopo le sfere si mossero, perché i giovani, salendo sul campanile, si divertivano a far girare gli ingranaggi. Il mattino della morte di don Bosco, dopo tanti rivolgimenti, le lancette si bloccarono di nuovo sulle quattro e venti.

Cari ricordi
LA CAPPELLA. L'attuale cappella è stata allestita nell'ambiente costruito in seguito all'ampliamento dell'edificio (1861) ed originariamente destinato a biblioteca.
LA STATUA DI SAN FRANCESCO DI SALES. L'attuale collocazione sottolinea l'originale destinazione absidale nella chiesa di san Francesco di Sales (1852).
LA CATTEDRA DELLA 'BUONANOTTE'. Risalente al 1860 ca., si trovava nel porticato presso la cappella Pinardi.
IL CONFESSIONALE (GIÀ IN SAN FRANCESCO DI SALES). Il banco confessionale (di fattura semplice ed originariamente sormontato da una croce) era collocato a sinistra nella cappella laterale della chiesa di san Francesco (cappella della Madonna del Rosario).
L'ALTARE-ARMADIO. Venne collocato, almeno sin dal 1872, presso l'anticamera del Santo (a destra dell'entrata dal ballatoio). A tale altare don Bosco celebrava talora l'eucaristia, soprattutto in tempo di malattia. Nel dicembre 1878, mentre celebrava la S. Messa, ebbe un rapimento mistico di cui fu testimone don Evasio Garrone, che allora gli faceva da ministrante: “A poco a poco i suoi piedi si staccarono dalla predella ed egli rimase sospeso in aria per ben dieci minuti” (MB XIII, 897).


L'ALTARE DELLA CAPPELLA

Originalmente era collocato nella cappella, allestita nel 1886, già 'ufficio dei segretari'. Fu benedetto dal cardinale Alimonda il 29 gennaio 1886. Qui don Bosco celebrò l'Eucaristia gli ultimi mesi della sua vita, e quando non poté più, era accompagnato a questo altare su di una poltrona con rotelle (ora nella camera della morte) per partecipare all'Eucaristia. La sua ultima celebrazione su questa mensa avvenne l'11 dicembre 1887.