I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

CASA DON BOSCO

Figli ed eredi

Michele Rua - Il secondo “padre” della Congregazione
La sala custodisce alcuni ritratti del Beato, significativi per la comprensione dell'evolversi della sua iconografia. Nella vetrina sono collocati alcuni oggetti appartenuti al primo successore di don Bosco.
Un giorno don Bosco confidò a don Costamagna: “Se Dio mi dicesse: preparati a morire; scegli però un successore, perché non voglio che l'opera tua cessi; per lui sollecita quante grazie, virtù, doni e carismi credi necessari, e tutto concederò: ti assicuro, caro Costamagna, che non saprei che cosa chiedere, perché tutto vedo già in don Rua”.
Michele Rua nacque a Torino il 9 giugno 1837, nel popolare quartiere di Borgo Dora. Nel giro di pochi anni la madre rimase sola con due figli. Michele iniziò la scuola prima all'Arsenale, poi presso i Fratelli delle Scuole Cristiane. Tra i banchi di scuola ci fu l'incontro con don Bosco. Facendo un segno di taglio sulla mano, don Bosco gli disse: “Noi due faremo tutto a metà”. Michele entrò poi come convittore a Valdocco. Intanto nacque nel suo cuore la vocazione sacerdotale: il 3 ottobre 1852 ricevette l'abito ai Becchi di Castelnuovo. Il 26 gennaio 1854, don Bosco radunò nella sua camera quattro giovani compagni, dando vita, quasi inconsapevolmente, alla prima forma di Congregazione. Alla riunione erano presenti Giovanni Cagliero e Michele Rua, che fu incaricato di stendere il “verbale”. Il 25 marzo 1855, nella stanza di don Bosco, Michele fece la sua “professione” semplice: era il primo Salesiano. Accompagnò don Bosco in numerosi viaggi (Francia e Spagna) e nel 1884 fu nominato 'vicario' di don Bosco con diritto di successione. Divenuto Rettor Maggiore della Società Salesiana, e primo successore di don Bosco, don Rua ne è il fedele interprete. Frutti di tale animazione e di tale governo sono: l'espansione delle fondazioni salesiane (con lui la Congregazione salesiana era passata da 773 a 4000 salesiani, da 57 a 345 Case, da 6 a 34 Province religiose in 33 paesi). Morì nella notte tra il 5 e il 6 aprile 1910, mormorando una giaculatoria insegnatagli da don Bosco quando era un ragazzino: “Cara Madre, Vergine Maria, fate ch'io salvi l'anima mia”. Il “secondo padre della Famiglia Salesiana” fu sepolto a fianco del maestro a Valsalice. Paolo VI lo beatificò il 29 ottobre 1972, dicendo “Ha fatto della sorgente, un fiume”. La sua tomba è nella cripta della Basilica.

Paolo Albera - Un timido gigante
Nella sala è esposta una grande fotografia, ritoccata a colori, del secondo successore di don Bosco, insieme ad alcuni oggetti a lui appartenuti.
Era nato a None, un piccolo borgo della campagna torinese, il 6 giugno 1845, in una famiglia profondamente cristiana. Fu l'ultimo di sette figli, anche due fratelli e una sorella si consacreranno alla vita religiosa. A don Bosco venne presentato dal suo parroco e a quell'incontro, il 1° maggio 1860, seguì l'ingresso tra i Salesiani. Nel 1881 fu nominato ispettore delle case in Francia e si trasferì a Marsiglia. In dieci anni di permanenza, le comunità salesiane da tre divennero tredici. Il 29 agosto 1881 fu eletto, dal Capitolo Generale, direttore spirituale della Società Salesiana, e tornato a Torino si mise a disposizione di don Michele Rua che lo volle visitatore delle case all'estero. Il 16 agosto 1910, fu eletto Rettor Maggiore. Resse la Congregazione negli anni difficili della Prima Guerra Mondiale e fece accogliere nei collegi, numerosi orfani dei caduti in guerra. Verso la fine della vita, ebbe la gioia, nel 1920, di vedere inaugurato a Valdocco il monumento a don Bosco. Morì il 29 ottobre 1921.

Cardinale Giovanni Cagliero - Il coraggio di osare l'impensabile
Nacque a Castelnuovo d'Asti l'11 gennaio 1838 da Pietro e Teresa Musso. Rimasto presto orfano di padre, il 3 novembre 1851 venne accolto a Torino nel nascente Oratorio salesiano, divenendo uno dei più versatili e abili collaboratori di don Bosco. Le sue composizioni musicali di quel periodo (1860-70), ricche di vena melodica, furono un'importante componente dell'ambiente oratoriano. Fu ordinato sacerdote il 14 giugno 1862; dal 1869 al 1886 ricoprì il ruolo di 'direttore spirituale' della Congregazione salesiana. Si laureò in teologia all'università di Torino il 4 dicembre 1873, e nel 1874 venne designato direttore spirituale delle Figlie di Maria Ausiliatrice. Nel 1875 don Bosco lo inviò in America latina, alla testa della prima spedizione missionaria salesiana. Dopo il primo impianto delle opere in Argentina e in Uruguay, venne richiamato in Italia ('77), prima nell'intento di preparare una spedizione di Salesiani in India, poi per l'irradiazione di istituti educativi di Salesiani e Figlie di Maria Ausiliatrice in Francia ('78 e '80), Sicilia ('79), Spagna e Portogallo ('81).
Fu ordinato vescovo il 7 dicembre 1884, come 'vicario apostolico' della Patagonia settentrionale e centrale. Dopo un intermezzo in Europa (dicembre '87 - gennaio '89), causa la morte di don Bosco ed il necessario assestamento dei salesiani, monsignor Cagliero tornò in Argentina, dove si preoccupò in particolare delle strutture religiose della Patagonia e delle relazioni diplomatiche tra la Santa Sede e il governo argentino. Fu ancora in Europa nei primi di maggio del 1903 e rientrò in Argentina il 3 gennaio 1904. Promosso arcivescovo titolare di Sebaste (18 aprile 1904), venne richiamato in Italia, dove gli furono affidate visite apostoliche straordinarie nelle diocesi di Bobbio, Tortona, Albenga, Savona-Noli e Ventimiglia.
La pratica pastorale e l'esperienza americana acquisite da monsignor Cagliero indussero la Santa Sede a destinarlo come 'delegato apostolico' ed 'inviato straordinario' presso la Repubblica di Costarica (10 giugno '08) e come 'delegato apostolico' di Honduras e Nicaragua (19 e 26 dicembre '08).
Richiamato in Italia (nel 1915), fu creato cardinale e gli fu affidata la presidenza delle congregazioni vaticane dei: Religiosi, Propaganda Fide e Riti. Il 16 dicembre 1920 divenne vescovo di Frascati, fino alla morte, avvenuta a Roma il 28 febbraio 1926.


La sala custodisce l'unica superstite delle otto vetrate artistiche della Basilica, risalenti al 1939 e raffiguranti figure storiche e di santità illustri della Congregazione (le altre sette vetrate andarono distrutte dai bombardamenti del 1942), oltre alcuni oggetti del Cardinale, come la preziosa statua della vergine in alabastro.