I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

CASA DON BOSCO

Gli amici di una vita

Era un senso di amicizia esplosivo, quello che i ragazzi provavano per don Bosco. E non solo i ragazzi. «Io ho sempre avuto bisogno di tutti» ripeteva don Bosco e tutti lo hanno sempre aiutato: nessun altro santo ha avuto tanti amici sinceri, fedeli e pieni di vero affetto come don Bosco.

In questa sala vengono esposti i profili biografici di alcuni tra i primi amici e collaboratori di don Bosco. Essi aiutarono il 'Santo dei giovani' nelle origini e nel primo consolidamento dell'Oratorio di Valdocco, specialmente sotto il profilo pedagogico ed intellettuale.

Nello spazio espositivo si trova anche il primo tavolo del Consiglio Generale, già tavolo della biblioteca di Casa Pinardi sin dalla metà del XIX secolo: segno tangibile di quel paziente cammino di discernimento e di progettazione, radicato sin dalle origini della Congregazione Salesiana.
Viene esposto anche il mobile libreria appartenente a don Michele Rua. Egli collocò tale armadio nella camera di don Bosco: quando andò ad abitarvi alla morte del Santo. Qui collocato, tale arredo vuole testimoniare la custodia fedele della memoria di don Bosco, vivissima tra le prime generazioni.

Giuseppe Cafasso (1811-1860)
Senza di lui, l'opera di don Bosco non esisterebbe. Alcuni testimoni ai processi di beatificazione e canonizzazione lo presentano come “cofondatore e primo collaboratore” di don Bosco.
Dopo il primo incontro a Morialdo (intorno al 1830), tra il seminarista Cafasso e il giovane Bosco si instaurò un legame che con il passare degli anni divenne più profondo. Fu una presenza costante di consiglio, di incoraggiamento e di aiuto economico nella maturazione di don Bosco. Fu determinante nelle sue scelte vocazionali e ministeriali. Don Lemoyne afferma che quando lo raccomandò alla marchesa Barolo per la cappellania dell'Ospedaletto, avrebbe detto al teologo Borel: “Pensate un po' se vi è modo di trattenerlo con qualche impiego in questa capitale. È cosa assolutamente necessaria. Dotato com'è di attività e di zelo, farà un gran bene alla gioventù. Egli è destinato dalla Provvidenza a divenire l'Apostolo di Torino”. Quando poi don Bosco lasciò l'impiego presso la marchesa e si trasferì in casa Pinardi, fu ancora il Cafasso in collaborazione col Borel a sostenere economicamente l'Oratorio e garantire l'affitto, i prestiti e gli acquisti. Continuò il suo sostegno per i nuovi edifici costruiti al posto della casa Pinardi nel 1853 e nel 1856. Per alcuni anni don Cafasso pagò la maggior parte dei conti per il cibo ed altri bisogni dell'Oratorio. Poi raccomandò don Bosco a persone caritatevoli e ad istituzioni della città. Infine, lo sostenne presso l'arcivescovo Luigi Fransoni, le autorità ecclesiastiche e civili e la famiglia reale.
Don Cafasso morì il 23 giugno 1860, all'età di 49 anni. È santo dal 1947.

Giovanni Borel (1801-1873)
Giovanni Borel nacque a Torino il 1° luglio 1801, a sedici anni prese l'abito da chierico e, frequentando la chiesa del Corpus Domini, conobbe san Giuseppe Benedetto Cottolengo. Il 21 maggio 1824 fu proclamato dottore in teologia, il 18 settembre, a soli 23 anni, fu ordinato sacerdote. Di piccola statura, di belle maniere, era amato da tutti. Nel 1831 fu promosso cappellano regio. Dieci anni dopo, però, rinunciò al prestigioso incarico. Fu amico e collaboratore del Cottolengo e del beato Marcantonio Durando; conobbe il beato Federico Albert, san Leonardo Murialdo, la beata Enrichetta Dominici ed il beato Francesco Faà di Bruno.
Il 29 dicembre 1840 fu nominato direttore spirituale del Rifugio della Marchesa Giulia di Barolo: una casa di accoglienza per ex-detenute e ragazze a rischio. Era una delle tante opere nate dal cuore generoso della Marchesa, fondatrice di opere caritatevoli (come l'Ospedaletto di S. Filomena per ragazze) e congregazione religiose (le suore di s. Anna e le suore di s. Maria Maddalena). Ebbe una profonda amicizia con san Giuseppe Cafasso; anche don Borel infatti svolse per lunghi anni assistenza ai carcerati. Il Cafasso lo considerava tra i migliori oratori della città, le sue omelie erano profonde ma semplici, se necessario faceva uso del piemontese.
Una delle sue più importanti amicizie fu indubbiamente quella con don Bosco, fin dai tempi del seminario di Chieri, quando Borel andò a predicarvi gli esercizi spirituali (autunno 1837). Don Bosco grazie al Cafasso e a Borel, nell'autunno 1844, fu assunto come cappellano per l'erigendo Ospedaletto di Santa Filomena.

Giulio Barberis (1847-1927)
Nato a Mathi Torinese, a 13 anni, nel 1861, entrò nell'Oratorio di Valdocco. La madre lo presentò a don Bosco, che gli disse subito: «Saremo sempre amici». E aggiunse: «E tu diventerai mio aiutante». Ordinato sacerdote, tre anni dopo, nel 1873, conseguì la laurea di teologia all'Università di Torino. L'anno seguente fu eletto primo maestro dei novizi della Società Salesiana, carica che tenne per 25 anni. Contemporaneamente fino al 1879 fu insegnante di storia e geografia nel ginnasio di Valdocco. Frutto di questo insegnamento furono i testi che egli pubblicò e che furono così apprezzati da farlo nominare Socio Ordinario della Regia Società Geografica. Le sue Nozioni di Geografia, per la loro chiarezza didattica, avevano raggiunto nel 1920 la 31° edizione. Nel 1879 fu fatto direttore della casa di noviziato a San Benigno Canavese, dove rimase fino al 1887. Dal 1892 al 1900 fu chiamato presso il Capitolo Superiore col titolo di maestro dei novizi.

Giovan Battista Lemoyne (1839-1916)
Nato a Genova da distinta famiglia e consacrato sacerdote, sentì presto la vocazione alla vita religiosa. Desiderando parlarne con don Bosco, fu avvertito da una 'voce misteriosa' di recarsi a Lerma presso Ovada, dove lo avrebbe trovato. Recatosi, lo trovò veramente e decise di seguirlo a Torino. Pochi giorni dopo era infatti all'Oratorio di Valdocco. Divenne uno dei più intelligenti ed efficaci collaboratori di don Bosco. All'apostolato della direzione spirituale e della predicazione don Lemoyne unì sempre quello della penna, iniziando ben presto quella serie di pubblicazioni varie, dal genere storico al drammatico, che lo resero celebre non solo nell'ambito della Congregazione, ma anche fuori. Don Bosco lo richiamò presso di sé come segretario del Consiglio Superiore e redattore del Bollettino Salesiano, dandogli così l'opportunità di seguire da vicino gli ultimi anni dell'attività del Padre, di cui fu il principale e più autorevole biografo. Servendosi della sua diretta esperienza, nonché delle cronache e dei documenti vari elaborati dai primi allievi di don Bosco, diede inizio alla pubblicazione delle Memorie Biografiche di don Bosco, ampia documentazione in 19 volumi. I primi otto furono poi pubblicati direttamente da lui tra il 1898 e il 1912, il nono usci postumo nel 1917 e gli altri furono curati da don Amadei e don Ceria sul materiale da lui diligentemente preparato e cronologicamente disposto, uscendo per le stampe tra il 1930 e il 1939. A questo lavoro poderoso parve destinato dall'alto, poiché don Bosco, al suo giungere all'Oratorio, gli aveva detto: «Io non avrò segreti per te, né quelli del mio cuore né quelli della Congregazione».