I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

CASA DON BOSCO

La sala del seme che cresce

Vengono qui esposti i modellini architettonici che interessano il quartiere di Valdocco dalle sue origini ad oggi.
Un plastico architettonico isolato ricostruisce la Casa Pinardi delle origini, quando don Bosco vi arriva nell'aprile del 1846. Seguono altri quattro modellini in evoluzione.
Il primo rappresenta Casa Pinardi con il percorso di accesso dall'antica 'strada di campagna', successiva via Cottolengo, dalla 'via della Giardiniera'. Il territorio è caratterizzato da due edifici già preesistenti: la Casa Filippi (dove si trovava il deposito dei carri comunali) e la Casa Bellezza (albergo a pigione demolito nel 1922).
Nel secondo modellino, insieme alla casa originaria, abbiamo la chiesa di San Francesco di Sales, voluta da don Bosco nel 1852, e l'evoluzione del complesso del primo Oratorio con le attuali Camerette (anni: '53, '56 e '61).
A metà '800 a Valdocco non c'erano più solo sporadiche case semirustiche cinte da muriccioli, tra prati incolti e orti; c'era ormai qualcosa di ibrido, foriero della fisionomia che l'urbanistica, con le sue leggi, avrebbe imposto a opere cittadine. Chi dalla via del Cottolengo s'inoltrava nella trasversale via della Giardiniera, poteva notare al di là di un muro di cinta la casa Pinardi con il suo caratteristico ballatoio; e aderente ad essa a sinistra la chiesa di san Francesco di Sales, di una certa dignità di linee; aderente a destra, un edificio a due piani, ad angolo retto, con un'ala parallela alla chiesa, e un porticato lungo la parte dell'edificio in linea con la casa Pinardi. Tale sarebbe stato l'aspetto dell'Oratorio di Valdocco fino alla primavera del 1856.
Nel terzo modellino troviamo il complesso di edifici dominato dalla Basilica ('63 - '68), con l'annessione della Casa Filippi e, sull'asse della primitiva via della Giardiniera, la nuova costruzione della tipografia ('61) infine l'edificio scolastico al limite orientale della proprietà, costruito nel 1863.
Nel quarto abbiamo lo stato attuale del complesso: i nuovi spazi dedicati all'Oratorio e alla scuola, con i relativi cortili.
La coscienza di essere come i grandi ordini religiosi fece maturare impercettibilmente l'esigenza di una casa generalizia che in qualche modo fosse riconoscibile. Valdocco si avviò a diventare la “cittadella salesiana” con una invisibile cinta divisoria da Torino, che a sua volta si avviava a diventare una grande città operaia.

I ritratti del Padre
Il pittore Giuseppe Rollini, exallievo dell'Oratorio, nel 1880 realizza don Bosco in preghiera un quadro storico e simbolico su committenza degli exallievi. Tale opera fu dapprima presentata alla nota Esposizione d'Arte Nazionale di Torino del 1880 e quindi donata al Santo, forse nella festa onomastica. Nel 1885 offre a don Bosco il ritratto di Mamma Margherita e dipinge nel 1888, un noto ritratto del Santo, originariamente collocato nell'anti-sacrestia della primitiva Basilica.
Per la Basilica realizza negli anni 1868-1874 gli affreschi della cappella dedicata ai Sacri Cuori (successivamente di S. F. di Sales, oggi cappella S. D. Savio) e nel 1890-91 il 'Trionfo di San Francesco di Sales' sulla volta della navata centrale. Sua è la grandiosa decorazione della cupola, di cui qui è esposto il modello ligneo (del 1889), e dei pennacchi, su probabile suggerimento iconografico di don G.B. Lemoyne. Nel 1893 circa esegue il perduto affresco per la volta della cappella dei Santi martiri torinesi (attualmente cappella di s. M.D. Mazzarello) e nel 1894 le pitture ad olio su intonaco sulle pareti laterali della cappella di San Francesco di Sales (raffiguranti due episodi della vita del santo). Curioso rimane il piccolo 'sottoquadro' con il Beato Cherubino Testa e don Vittorio Alasonatti, eseguito nel 1899 per la medesima cappella.
Sua opera è l'imponente tela dell'Immacolata, dipinta per la Chiesa di s. Giovanni Evangelista (1882), di cui viene esposto anche il bozzetto, donato a don Antonio Sala (economo generale della Congregazione salesiana dal 1880 al 1895). Il quadro testimonia la ricerca pittorica dell'artista, legato a moduli tardo gotici, propri della temperie artistica del momento, che coniugava una sensibilità storicista con alcuni elementi propri dell'Orientalismo. È esposto qui l'Arcangelo Gabriele, opera attribuita alla scuola del Rollini.
Sono esposti in questa sala anche due ritratti di don Bosco, uno di Enrico Benzoni (1886) ed uno di Paolo Gaidano (1861-1916), autore di vari ritratti per casa Savoia.
Un vecchio sacerdote già alunno a Valdocco, lasciò scritto nel 1889: “Quel che in Don Bosco più spiccava era lo sguardo, dolce ma penetrantissimo, fino alle latebre del cuore, cui appena si poteva resistere fissandolo”. E aggiungeva: “In genere i ritratti e i quadri non riportano questa singolarità” (MB VI, 2-3).
Un altro exallievo, degli anni ྂ, Pons Pietro, rivela nei suoi ricordi: “Don Bosco aveva due occhi che foravano e penetravano nella mente... Egli passeggiava adagio parlando e guardando tutti con due occhi che giravano da ogni parte, elettrizzando di gioia i cuori” (MB XVII, 863).


GIUSEPPE ROLLINI

Fu il pittore di fiducia di don Bosco e di don Rua, conosce bene le umili origini dell'Oratorio salesiano e riesce ad imporsi nel dialogo artistico del momento, che apprezzava molto lo studio storico del passato e una certa pittura di effetto. Egli darà volto pittorico alle intuizioni programmatiche della nascente Congregazione Salesiana. Nato ad Intra (No) sul Lago Maggiore, rimane presto orfano. Nel 1860 si trasferisce a Torino ospitato da don Bosco. Frequenta l'Accademia Albertina ed è allievo di Andrea Gastaldi (1826-1889), pittore neoclassico legato alla figura di Giovanni Fattori. Pur essendo interessato a vari temi, privilegia il ritratto (qui è esposto l'Autoritratto) ed i soggetti religiosi. Nel 1884 contribuisce alla decorazione del Borgo e del Castello Medievale del Valentino, in occasione dell'Esposizione Generale Italiana.