I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

LE COSE DI DON BOSCO

B.F.

Tre quaderni di peccati

Ero un piccolo quaderno tascabile. Di quelli che un tempo usavano soprattutto i panettieri. Il mio proprietario era un ragazzo di 14 anni di Pontecurone, un paesino in provincia di Alessandria. Si chiamava Luigino Orione. Era figlio di un povero selciatore di strade. Si era inginocchiato anche lui accanto a papà, ore e ore con le ginocchia nella sabbia umida, a porre i sassi uno dopo l'altro, e spingerli nel terreno con piccoli colpi di martello. Voleva studiare e l'avevano accettato i salesiani di Valdocco. Era il 1886, e don Bosco era anziano e malato. Luigino rimane affascinato, incantato da lui.
Ha un grande desiderio, Luigino Orione: vorrebbe confessarsi da don Bosco. Ma come fare?
Don Bosco è allo stremo di forze. Confessa soltanto alcuni salesiani e gli alunni di quinta ginnasio, che si preparano a entrare nel noviziato. In modo quasi inspiegabile, Luigino ottiene questo singolarissimo privilegio. Bisogna che si prepari seriamente.
Narrò don Orione stesso: «Nell'esame di coscienza che feci, riempii tre quadernetti». Cioè io e due miei fratelli. Per non tralasciare niente, aveva consultato alcuni formulari. Ricopiò tutto, si accusò di tutto. A una sola domanda aveva risposto negativamente: alla domanda «Hai ammazzato?». «Questo no!» scrisse.
Poi, con i quadernetti in tasca, una mano sul petto, occhi bassi, si accodò agli altri attendendo il suo turno. Tremava per l'emozione.
«Che dirà don Bosco quando leggerà tutti questi peccati?» e con la mano tastava i quadernetti. Toccò a lui. Si inginocchiò. Don Bosco lo guardò sorridendo.
«Dammi i tuoi peccati». Il ragazzo tirò fuori il primo quadernetto. Don Bosco lo prese, sembrò soppesarlo un attimo, poi lo stracciò. Così finì la mia avventura!
«Dammi gli altri».
Anche gli altri due fecero la stessa fine. Il ragazzo stava a guardare disorientato.
«E adesso la confessione è fatta» disse don Bosco. «Non pensare mai più a quanto hai scritto».
E gli sorrise. Luigino non dimenticherà mai più quel sorriso. A quella confessione riuscì a farne seguire altre.
Un giorno don Bosco lo guardò fisso negli occhi: «Ricordati che noi due saremo sempre amici».
Luigi Orione non dimenticò quella promessa. Quando saprà che don Bosco è in fin di vita, offrirà a Dio la sua in cambio. Quando diventerà padre di una Congregazione con oratori e case per i ragazzi poverissimi, dirà pensando a don Bosco: «Camminerei sui carboni ardenti per vederlo ancora una volta e dirgli grazie».
Chiamerà i tre anni passati a Valdocco «la stagione felice della mia vita».

LA STORIA
Luigi Orione, oggi, è santo. Dopo aver pregato a lungo sulla tomba di don Bosco, si convinse che il Signore non lo voleva tra i salesiani. Entrò nella diocesi di Tortona, fu ordinato sacerdote e fondò la Congregazione religiosa maschile degli Orionini, che si dedicano all'apostolato della carità tra i giovani (specialmente presso parrocchie, oratori e centri giovanili), i poveri e i lavoratori al fine di promuovere l'amore per Gesù, la Chiesa e il papa.