I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

LA LINEA D'OMBRA

ALESSANDRA MASTRODONATO

Identità sospese

«Se non è in grado di essere niente / aspetta paziente / un posto vacante sul carro vincente. / Quasi senza accorgersi che vive in cattività...». Per dare nuovo slancio al proprio progetto esistenziale, diventa necessario ritagliarsi nella frenesia quotidiana uno spazio di riflessione.

Schiavi delle loro paure, prigionieri del presente e privi di progettualità: è questa l'immagine dei giovani adulti che sempre più spesso restituiscono le indagini condotte in ambito psicologico. Una rappresentazione che, tracciando i contorni di una inconsapevole “cattività”, ben fotografa la difficoltà di tanti giovani di mettersi in gioco, riconquistando uno spazio di libertà in cui sperimentare la costruzione creativa del proprio progetto di vita.
Dietro l'apparenza di un vissuto ordinario e segnato dalla tentazione di restare in disparte, senza mai esporsi e correre rischi, quali spettatori passivi di un copione scritto e interpretato da altri, spesso si celano, infatti, insicurezze profonde, un vuoto esistenziale che si nutre dell'incapacità di sospingere lo sguardo oltre gli angusti recinti del contingente. E nell'inconcludente barcamenarsi tra i tanti impegni che scandiscono la quotidianità senza riuscire a riempirla di senso, si finisce con il perdere il filo del proprio personale racconto, messo in stand-by e lasciato a languire in attesa di trovare nuove energie per riprenderne in mano la trama.
Non a caso, gli psicologi parlano di “sospensione esistenziale”, prendendo a prestito dal linguaggio della chimica la fenomenologia riferita alla dispersione delle particelle di una sostanza in un liquido o in un altro materiale. Proprio come in una sospensione, l'identità dei giovani adulti appare, infatti, frammentata e quasi polverizzata, resa opaca da una condizione di strutturale precarietà e insoddisfazione che impedisce loro di dare trasparenza alla propria biografia e di restituire un senso unitario a una pluralità di esperienze spesso vissute in modo superficiale e discontinuo.
Nella prospettiva del percorso verso l'adultità come costruzione narrativa del proprio progetto di vita, tale condizione equivale a un'interruzione del testo biografico. Mentre il passato appare noto, tangibile, sedimentato nella memoria, il futuro resta nebuloso e privo di certezze, al punto da rendere preferibile la scelta di vivere schiacciati sul presente, prigionieri della paura di osare e percorrere strade nuove, che inchioda in un “immobilismo inquieto” simile a una corsa sul posto che disperde energie senza condurre da nessuna parte.
Per riprendere il filo del discorso della propria vita e dare nuovo slancio al proprio progetto esistenziale, diventa allora necessario ritagliarsi nella frenesia quotidiana uno spazio di riflessione in cui far sedimentare e decantare le tante particelle in sospensione che compongono la propria identità. È, infatti, questo l'imprescindibile punto di partenza per restituire trasparenza e intelligibilità al proprio percorso di vita e per trovare dentro di sé le risorse necessarie per vincere le proprie paure e ricominciare a progettare e a scrivere il proprio futuro.

Quasi senza accorgersi che vive in cattività,
continua quasi senza accorgersi che vive in cattività...
Senza sporgersi troppo, senza dare nell'occhio,
senza mai togliersi quelle catene di dosso,
quasi a dire non posso,
sempre al suo posto
ubbidiente e composto, mentre cova il suo mostro.
Lo tiene nascosto,
lo ciba col vuoto, lo cresce, ogni giorno è più grosso,
ma è privo di idee, è privo di forma, secondo chi c'è
è privo di slancio, pensieri più grandi e stima di sé,
ma poi stima di che?
Se non è in grado di essere niente,
aspetta paziente un posto vacante sul carro vincente.
Quasi senza accorgersi che vive in cattività,
continua quasi senza accorgersi che vive in cattività...
La paura che cresce alle volte può uccidere:
fa paura decidere, uscire, sorridere, vivere.
Sei programmato a reprimere
la paura che diventa odio e poi l'odio che c'hai
è tutto ciò che rimane.
Ma anche quest'odio l'hai un po' preso in prestito
e neanche ad odiare sei originale;
è già pronto e servito, monoporzione,
un jingle riuscito che sta in rotazione,
e senza sapere né quando né come
ripete a memoria un copione.
Come un infermiere in oncologia,
come la droga o la pornografia,
alla fine si abitua e la soglia si alza
e non fa più effetto, non è mai abbastanza...
Quasi senza accorgersi...
Ti senti padrone e invece sei schiavo,
in balia del tuo peggio che ti sfugge di mano.
Ti senti padrone e invece sei schiavo...
Quasi senza accorgersi che vive in cattività,
continua quasi senza accorgersi che vive in cattività, ogni giorno senza accorgersi...

(Willie Peyote, Cattività, 2019)