I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

LE CASE DI DON BOSCO

SIMONE CALVANO

Cagliari L'Oratorio nato dal cuore

L'Oratorio San Paolo di Cagliari quest'anno compie cinquant'anni, ma la sua storia inizia qualche decennio prima, con il sorgere del nuovo rione e la nascita dell'omonima Parrocchia.

Sono gli anni della ricostruzione post bellica e quello che, oggi, è il centralissimo quartiere di San Benedetto era, a quei tempi, l'estrema periferia della città. Cagliari è in un momento di grande fermento e il lato nord sembra offrire le migliori potenzialità di sviluppo. La via Dante, una strada lunga e dritta che è oggi una delle principali vie dello shopping, attraversa buona parte della città e si interrompe, quasi bruscamente, ai piedi di uno spiazzo dove si intravedono i bagliori della campagna: boschetti di querce, carrubi, mandorli e vigne che anticipano l'agro cagliaritano. Proprio qui, nel punto di chiusura della via Dante sorgerà, con il tempo, la nuova chiesa parrocchiale.
Le strade asfaltate sono ancora poche, l'illuminazione è inadeguata, non ci sono ancora scuole né mezzi pubblici. Gli abitanti sono, per la maggior parte, operai, pescatori, artigiani e impiegati. Molti sono ancora disoccupati. Nel quartiere che si sta sviluppando, però, c'è già una presenza importante per la spiritualità delle famiglie che pian piano vanno insediandosi. Presso la casa delle Ancelle della Sacra Famiglia, infatti, si prega, si sta assieme, i bambini vanno a giocare e fare catechismo. Ogni domenica alcuni sacerdoti di buona volontà vanno a celebrare la Santa Messa nel bel salone delle suore dove questa nuova comunità va via via formandosi. Le suore, con il loro ausilio, si preoccupano che siano proprio i giovani e i ragazzi a frequentare la Messa. All'inizio non è semplice convincerli ma, complici le attività ricreative organizzate e la voglia dei ragazzi di stare insieme, la presenza dei giovani alle Messe si fa sempre più numerosa.
Nel giugno del 1951, grazie al paziente lavoro delle suore e dei sacerdoti, circa duecento, fra ragazzi e ragazze del quartiere, ricevono la Prima Comunione e la Cresima nel giardino dell'asilo. È una grande festa per tutto il rione che, come un'unica grande famiglia, si attiva da settimane per rendere tutto gioioso. Il primo Oratorio è nato lì tra i giovani che si incontrano, giocano, sperano, costruiscono e crescono. Durante la cerimonia, l'arcivescovo di Cagliari, monsignor Paolo Botto, si commuove nel constatare l'amore e l'impegno che questa giovane comunità ha messo per preparare il luogo della cerimonia: un giardino pulito, fiorito, addobbato con grazia e si prende l'impegno di aiutarli. Il suo impegno fiorisce e si inizia a parlare della costruzione della nuova chiesa.
L'arrivo dei Salesiani
Intanto nel quartiere, popolato da centinaia di giovani, nascono e si sviluppano le prime associazioni. Tra queste la Pro Dante, prima squadra di calcio del quartiere, i cui dirigenti incontrano costantemente don Stefano Giua, direttore dell'Istituto Salesiano di Cagliari, e portano a sua conoscenza la necessità della presenza continua di un sacerdote nel quartiere. L'occasione si presenta nel 1955 quando i sacerdoti, che sino ad allora hanno contribuito a tenere viva la fede presso la Casa delle suore, non sono più in grado di assicurare la Messa domenicale. Proprio in quell'anno, con il consenso ufficiale del vescovo, i salesiani cominciano ad operare nel quartiere.
I Salesiani, sei in tutto, non si limitarono alla celebrazione della Messa domenicale ma ciascuno di essi si occupava di dirigere un'associazione organizzandola al meglio e facendola crescere. Da subito si instaura, tra i giovani e i Salesiani quel clima di confidenza che va oltre il rapporto sino ad allora sperimentato con i precedenti sacerdoti. Anche le attività si diversificano, oltre al gioco e allo sport, i Salesiani affiancano i ragazzi nei compiti e li aiutano nello studio, organizzano gite lungo tutto il corso dell'anno e la domenica li portano al cinema in Viale Fra Ignazio. Accanto ai ragazzi, vengono radunati anche gli adulti e si iniziano a porre le basi per lo sviluppo di nuove associazioni tra cui quella dei Salesiani Cooperatori.
Nel dicembre di quello stesso anno, arriva il nuovo responsabile della Comunità: don Paolo Villasanta. Uomo infaticabile, si occupa di tutto: dall'organizzazione delle funzioni liturgiche al catechismo, dalla schola cantorum alle attività sportive. La sua continua presenza tra la gente a fianco dei giovani, dei bisognosi e degli infermi dà un forte impulso alla crescita della collettività e rafforza le basi di quelle relazioni che ancora oggi la legano alla Famiglia Salesiana di San Paolo. È lui che pone la prima pietra della Chiesa che viene consacrata nel 1961, ma per la nascita ufficiale del nuovo Oratorio si dovrà attendere ancora quasi un decennio.
La nascita ufficiale dell'Oratorio
Intanto i Salesiani diventano il cuore della nuova collettività. La loro presenza allegra e dinamica sostiene e fa maturare centinaia di famiglie e finalmente, nel 1970, nasce ufficialmente l'Oratorio San Paolo. All'inizio solo maschile, viene aperto alle ragazze verso i primi anni Ottanta del secolo scorso. Il primo direttore è don Riccardo Macchioni, un giovanottone napoletano, alto, magro, sorridente, con un carattere allegro e fumantino. È quello che ci vuole per la guida di un Oratorio posto al centro di una piazza molto problematica, in cui per tanti anni decine di giovani sono stati, e a volte sono tutt'oggi, gli artefici di spacci e traffici di ogni genere.
All'interno, però, grazie al carisma salesiano, il bello comincia a fiorire e il cortile, sotto la sapiente guida della Comunità Salesiana e l'occhio vigile di diversi laici, diventa il luogo dove stare con gli amici, incontrarsi, confrontarsi, scambiare due chiacchiere, a volte anche litigare. Dove iniziano le prime esperienze di animazione, dove i più grandi, con don Bosco, imparano a prendersi cura dei più piccoli. I Salesiani innaffiano con l'allegria e la semplicità dello stare assieme e i talenti dei ragazzi sbocciano e si mettono a servizio dell'intera collettività. Così il piacere di suonare o di cantare diventa servizio nell'animazione della messa, nascono i primi circoli culturali che ancora oggi animano con musica e teatro tanti momenti di festa del nostro Oratorio; nascono i primi gruppi apostolici e si sperimentano i primi campi scuola. Ma l'Oratorio non è mai stato solo dentro il cortile, diversi sacerdoti lo hanno portato fuori, tra le panchine della piazza, hanno intessuto relazioni, fatto a botte con i più scapestrati, scavato nei bisogni e nelle vite di tanti di loro per tirarli fuori e provare a ridare dignità a quelle esistenze. Non tutti hanno accettato di essere salvati e di farsi coinvolgere da questo stile di famiglia ma a tutti, oggi, è chiaro che lì c'è una casa sempre aperta con qualcuno sempre disposto ad ascoltarti e a mostrarti quale grande disegno di Dio tu sia. Una casa dove tutto è possibile perché l'invisibile viene reso reale dalla vivace confusione dei ragazzi, dall'impegno senza sosta degli animatori, dalla profondità e dedizione dei catechisti, dalla dolcezza e dalla fermezza dei Salesiani, sempre disposti a condividere con te una parte del tuo cammino.
Una famiglia di famiglie
Dopo un periodo di crisi, l'Oratorio San Paolo è, oggi, nuovamente popolato di giovani di tutte le età. Nel corso degli anni la Comunità Salesiana ha lavorato parecchio per conquistare e mantenere i ragazzi, sempre più sommersi da mille attività per consegnare loro i valori della Fede; per insegnar loro a viverli con fierezza in un mondo che, invece, li vorrebbe perdenti e per sovvertire alcuni pregiudizi che, inevitabilmente, si sono prodotti. Tra questi, il più grande era quello che vedeva l'Oratorio come una realtà separata dalla Parrocchia. Complice, forse, la struttura architettonica dei fabbricati e la predisposizione degli uffici parrocchiali, Chiesa e Oratorio rimanevano separati non solo fisicamente ma anche nella mente di molti. Abbattuti quei muri, grazie anche all'arrivo di un giovane Parroco, l'Oratorio è oggi un fermento di attività: si sperimentano nuove forme di animazione della liturgia, cresce costantemente il numero dei giovani che frequentano i gruppi apostolici, si lavora sull'integrazione e l'accoglienza dei ragazzi stranieri, si fanno programmi su come raggiungere i più lontani. In tutte queste attività, i giovani, sapientemente guidati dai sacerdoti, non risparmiano la fatica e danno se stessi sempre con il sorriso sulle labbra.
Oggi la comunità di San Paolo, Salesiani e laici assieme, si sta preparando per festeggiare i cinquant'anni dell'Oratorio. Gli appuntamenti previsti sono tanti, ma lo sforzo maggiore è rappresentato dalla realizzazione di un musical. Come nel passato, tutti si sono già messi al servizio: c'è chi dirige, chi recita, chi taglia e cuce, chi canta e chi riadatta i testi. E allora ecco che i Salesiani sono di nuovo al lavoro non solo per far dentro e fuori l'Oratorio ma anche e, forse soprattutto, per insegnare ai loro ragazzi che santi lo si diventa proprio là fuori, nelle maglie della vita.
Molti dei giovani che hanno visto nascere l'Oratorio oggi sono ancora lì, con i figli e i nipoti. Sono tanti i racconti di quei tempi che ancora oggi vengono condivisi. Le giovani famiglie di un tempo sono cresciute, la realtà storica e sociale del quartiere è molto cambiata ma ciò che ti colpisce, quando entri a San Paolo, è che tutti si conoscono perché tutti hanno avuto una zia, un nonno, una cugina che lì ha passato la sua fanciullezza. Tanti di loro, anche i più giovani, condividono esperienze profonde e spensierate allo stesso tempo. Hanno aneddoti da raccontare e sono pronti a stringersi l'un l'altro nei momenti di difficoltà. Seppure forestiero, a San Paolo non ti senti mai straniero.
Ogni tanto qualcuno se ne va e, nonostante gli occhi lucidi e il vuoto che lascia, non si può dire che se ne sia mai veramente andato. Perché San Paolo è così, una straordinaria esperienza di santità quotidiana.