I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

LE COSE DI DON BOSCO

B.F.

Il divano e la pistola

Sono un divanetto abbastanza elegante, di poche pretese ma caro a tantissime persone. Ai miei cuscini si sono appoggiati ragazzi, giovani e adulti di tutte le età, ricchi (pochi) e poveri (tanti). Venivano tutti per il mio padrone che era per tutti semplicemente “don Bosco”.
Li riceveva con lo stesso rispetto con il quale trattava i grandi signori. Li invitava a sedere sui miei cuscini, stando egli seduto al tavolino, e li ascoltava con la maggior attenzione come se le cose da loro esposte fossero tutte molto importanti. Anche se erano piccoli, con il moccio al naso, sporchi, malvestiti...
Nel dicembre del 1880, si presentò un signore venticinquenne, cui il Santo cortesemente fece cenno di sedergli accanto su di me. Quel gesto di cortesia non tenne conto dell'aspetto del visitatore: nei suoi occhi c'era un lampeggiare bieco. Chiunque avrebbe capito che bisognava stare all'erta.
Era agitato da un mal represso nervosismo. Parlava, ma quasi straparlava, saltando di palo in frasca: dava l'impressione che non sapesse da che parte incominciare, a giudicare da come si interrompeva, gesticolando. Il dubbio che la faccenda fosse seria divenne certezza quando, a causa del dimenarsi, dalla sua tasca sgusciò una rivoltella finendo tra i miei cuscini. Era di calibro piccolo, a sei colpi.
Con la massima indifferenza, senza dar nell'occhio al forsennato, don Bosco adagio adagio vi pose sopra la mano da prestigiatore e la fece scomparire. L'interlocutore passò dal dire sconclusionato al parlare provocatorio: ce n'era a sufficienza per accendere la miccia di un alterco. A un dato momento, girò lo sguardo in modo fulmineo, come per accertarsi della situazione: deciso ormai a passare all'azione, cacciò la mano in saccoccia, frugò, rovistò con segni di dispetto. Poi fra stralunato e invelenito balzò in piedi, osservando a destra e a manca. Niente...
Don Bosco non era rimasto seduto: calmo, aveva fatto qualche passo verso l'uscio. «Che cosa cerca, signore?» domandò. «Qui in tasca, avevo una cosa... chissà come... dove sarà andata?». «Avrà creduto di averla, mentre invece...». «No, no» ribatté il ribaldo smaniando e portandosi anche nella stanza vicina.
Con mossa rapida don Bosco si avvicinò alla porta, impugnando con una mano la maniglia e con l'altra l'arma. A vedersela puntata contro, l'assassino sbigottito non seppe come rispondere alla domanda: «È questo l'arnese che cercava?». Tentò di impadronirsene, ma si bloccò a sentirsi intimare: «Alt! Esca subito. Dio le usi misericordia». E mentre una mano teneva l'arma puntata, l'altra aprì la porta. Il malintenzionato esitava, ma dovette cedere udendo che dall'anticamera stava arrivando qualcuno. Fuori c'era una carrozza con i complici in attesa.
Don Bosco non fece alcuna denuncia. Quello era un «avvertimento» in piena regola. Ma per lui era perfettamente inutile: ci voleva ben altro per fargli cambiare strada.

La storia
Raccontano le Memorie Biografiche (XIV 516-18): «Nelle Camerette di don Bosco, nella stanza a sinistra dell'altare si vede un mobile: sulla soglia c'è una vetrata semicircolare rientrante, al lato sinistro un divano con due cuscinetti agli angoli. Lì, accanto a don Bosco, tante persone trovarono pace e conforto, consiglio e guida, e sovente il dono della grazia di Dio».