I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

UNO SGUARDO SALESIANO SUL MONDO

CARMEN LAVAL

Sette cose che tutti usiamo
e che probabilmente provengono da lavoro minorile

Ci sono 264 milioni di ragioni, tante quanti sono i bambini che dovrebbero giocare e andare a scuola, ma non lo possono fare, per chiederci da dove proviene quello che usiamo quotidianamente.

Secondo l'Organizzazione Internazionale del Lavoro, il lavoro minorile coinvolge più di 250 milioni di minori, come metà della popolazione della UE. 85 milioni lo fanno nelle forme peggiori: situazioni di schiavitù, sfruttamento sessuale, reclutamento per conflitti armati, traffico di bambini e lavoro pericoloso. E 168 milioni sono utilizzati in altre attività lavorative che interferiscono con la scuola, “con molte ore di lavoro, non retribuite o mal retribuite, separati dalle loro famiglie e con episodi di violenza e abusi”, secondo la stessa organizzazione. Tra i perché ci sono anche oggetti quotidiani che crediamo innocenti. E non lo sono.
1. Il cellulare
Tutti i giorni, alle sette del mattino puntuale trilla la sveglia del tuo cellulare. La batteria del tuo telefono cellulare, tablet o laptop è fatta di cobalto. La maggior parte del metallo di questo minerale utilizzato nel mondo, secondo Amnesty International, proviene dalla Repubblica Democratica del Congo. Per estrarlo lavorano più di 40 000 bambini tra i 7 e i 15 anni. Con turni di 24 ore.
2. Il caffè
Una buona tazzina di caffè “ti tira su”. L'Organizzazione Internazionale del Lavoro avverte che l'occupazione prematura di bambini e adolescenti nelle piantagioni di caffè influisce sulla loro salute fisica e mentale, con conseguenze come l'invecchiamento prematuro, incidenti e malattie come l'ansia e la depressione. Ad esempio, in Costa Rica, secondo lo Studio sulle condizioni e l'ambiente del lavoro minorile in agricoltura, la partecipazione dei minori alla raccolta del caffè rappresenta almeno il 50% della popolazione attiva.
3. O preferisci il tè?
Il tè è profumato e rilassante. Ma che cosa c'è dietro quei minuti di relax? Secondo l'Organizzazione Internazionale del Lavoro, circa 40 000 bambini lavorano in piantagioni di tè a Tooro, in Uganda occidentale, fino a 50 milioni in tutta l'Africa. Nelle piantagioni di tè del West Bengala oltre 2000 famiglie di tribali e fuori casta lavorano per poche rupie al giorno insieme ai propri figli. Il lavoro minorile assume spesso proporzioni importanti nell'agricoltura commerciale legata ai mercati mondiali (cacao, caffè, lattice, cottone, sisal, tè e altri prodotti di base).
4. Scegli un vestito alla moda
La prossima volta che fai la spesa, potresti considerare più del colore della camicia che stai per portare a casa. Ricordate che Human Rights Watch ha documentato casi di bambini sotto i 15 anni che lavorano in fabbriche tessili e che vengono nascosti quando arrivano i “visitatori”. Lun Lea è uno di loro: “Mi hanno detto di nascondermi sotto il tavolo e ci hanno messo sopra un mucchio di vestiti. Sono rimasto seduto lì per molto tempo. Avevamo paura che potessero licenziarci. Così abbiamo cercato di stare molto fermi quando sono arrivati i visitatori (gli ispettori). È un'agghiacciante testimonianza raccolta dall'ONG che ricerca e difende i diritti umani.
5. Un po' di trucco davanti allo specchio
La lucentezza dei cosmetici, ombretto, fard o rossetto è dovuta alla mica, un minerale che le conferisce questa qualità. Il problema è che, secondo l'organizzazione Made in a Free World, la maggior parte di questo minerale viene estratto da bambini indiani che scendono nelle miniere per 12 ore al giorno, per 4 dollari.
6. Un tocco d'oro
Anche se l'oro nei suoi gioielli brilla, non riesce a nascondere la realtà denunciata da Human Rights Watch, in cui si nota come bambini di 8 anni lavorino in piccole miniere d'oro in Tanzania, mettendo a rischio la loro salute e persino la loro vita.
7. Frutta e verdura per pranzo
Ogni giorno, è bello trovare frutta e verdura al mercato. Tuttavia, questa è solo una parte di una realtà che si completa con i dati forniti dall'Organizzazione internazionale del lavoro. Secondo l'OIL, il 60 per cento di tutti i bambini lavoratori, di età compresa tra i 5 e i 17 anni, sono impiegati in agricoltura. Questo significa più di 98 milioni di bambini nel mondo.

QUANTO AUMENTEREBBE IL PREZZO DELLA NOSTRA TAVOLETTA DI CIOCCOLATO SENZA LAVORO MINORILE?
Quale prezzo dovrebbero pagare i consumatori per eliminare il lavoro minorile dalla catena di produzione delle deliziose tavolette di cioccolato? Due economisti americani, Jeff Luckstead e Lawton L. Nalley, hanno progettato un modello economico per calcolare l'impatto sul conto dell'acquisto di questo commercio più equo. Dovrebbe aumentare del 2,8% eliminando le forme più “estreme” di lavoro minorile (quelle che includono compiti pericolosi o che coinvolgono più di 42 ore settimanali) eliminando quelle “normali” (tra le 14 e le 42 ore settimanali), salirebbe al 12%, mentre separando completamente i minori dalla produzione di cacao aumenterebbe del 47% (lavorando meno di 14 ore settimanali).
I bambini “sono manodopera a buon mercato, obbediente e molto redditizia, per molte famiglie, l'unica alternativa per sopravvivere”, dice David del Campo, direttore della Cooperazione Internazionale Save the Children. Il 30% dei bambini ghanesi abbandona la scuola elementare, il 15% non ha mai messo piede in una scuola, secondo l'UNESCO.

UNA SOLUZIONE?
«È estremamente difficile applicare la legge sul lavoro minorile senza spingere le famiglie nella povertà. Ecco perché abbiamo creato questo modello, perché le famiglie del cacao sarebbero più disposte a ridurre queste pratiche se non comportasse un onere finanziario per loro. Inoltre, i consumatori vogliono prodotti ottenuti eticamente, compreso il cacao», spiega uno degli autori dello studio.
«Tradizionalmente, il sistema ha concentrato i suoi sforzi sulla risposta (cioè, l'allontanamento dei bambini dal lavoro minorile), ma l'evidenza dimostra che è essenziale un approccio più olistico e preventivo che includa l'emancipazione economica e lo sviluppo, l'istruzione e la protezione dei diritti dei bambini». Il governo del Ghana ha lanciato un piano per ridurre queste cifre: «È necessario affrontare le situazioni di povertà che portano le famiglie a dipendere dal reddito che i bambini possono fornire, e cambiare le percezioni sociali che valorizzano il lavoro minorile come normale, accettabile o addirittura necessario», sottolinea Blanca Carazo, responsabile dei Programmi del Comitato Spagnolo dell'Unicef.
Ma i produttori di cioccolato vogliono la materia prima a prezzi sempre più bassi.
Uno studio sottolinea un fatto interessante: «Se riesce a ridurre o eliminare le peggiori pratiche di lavoro minorile, il Ghana Cocoa Marketing Board potrebbe etichettare il suo prodotto come “child labour free”, il che differenzierebbe il suo cacao dagli altri paesi e migliorerebbe la sua commercializzazione. Se non per l'etica, almeno per gli affari».