I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

L'INVITATO

O. PORI MECOI

Don Cesare Bissoli
Una vita per la catechesi

«Questa Società nel suo principio era un semplice catechismo» diceva spesso don Bosco. L'impegno per i Salesiani continua, anche se oggi il catechismo è diventato una sfida ardua e decisiva.

Come puoi riassumere la tua vita di salesiano, tra Bibbia e catechesi?
Le radici sono da lontano. Da ragazzino al mio paese (Bussolengo di Verona) nell'ora di catechismo che non era sempre piacevole, la catechista riusciva a trattenerci narrandoci la “Storia sacra” di don Bosco, il cui quadro con lui sorridente era alla parete dell'aula. Il binomio catechesi e Bibbia continuò nel collegio Don Bosco di Verona dal 1945 in avanti. Ricordo che nello Studio Teologico della Crocetta (Torino), sollecitato dall'indimenticabile nostro insegnante don Quadrio fui tra i primi a leggere la Bibbia di Gerusalemme edita in francese nel 1956. Chiaramente la svolta avvenne quando, terminato lo studio all'Istituto Biblico e dopo un decennio di insegnamento della Bibbia a Monteortone (Padova) e a Verona-Saval fui chiamato nel 1977 a Roma UPS come membro dell'Istituto di Catechetica, dove potei erigere la cattedra di Bibbia e catechesi, con tre particolari esperienze: un insegnamento che durò oltre un trentennio; il contatto continuo con persone e pubblicazioni in Europa e America meridionale; un servizio continuato di promozione della Bibbia nella catechesi, coprendo per molti anni la direzione dell'Apostolato Biblico in Italia, facendo conferenze e corsi e scrivendo tanti sussidi sul tema. Adesso sono anziano e mi preparo a “vedere nella verità” la Parola che ho cercato di servire con sincerità.
Perché i genitori e i nonni non sanno parlare della Bibbia ai piccoli?
Direi per due motivi: anzitutto perché non la conoscono, e ciò perché manca una formazione adeguata, che non è semplice data la complessità cui porta lo studio scientifico, cui si aggiunga che la comunicazione è priva sovente di pedagogia catechistica (è un dire la Bibbia come Cappuccetto Rosso) in secondo luogo, ma diventa il primo, di fatto gli adulti mostrano di non avere compreso il valore fondamentale della Parola di Dio nella vita di fede e quindi nell'educazione dei figli. Ma non è tutta la verità se non dicessi l'esistenza sia pur minoritaria di forme di iniziazione alla Bibbia che coinvolgono i genitori con pubblicazioni eccellenti (per contenuto e metodo) di “Bibbia per fanciulli” e di riviste come Dossier Catechista (Elledici). Purtroppo il rapporto Bibbia e Giovani vive di dolorosa solitudine.
Possiamo dire che come cristiani in Italia abbiamo perso tre generazioni e stiamo perdendo la quarta? È vero che 'piccoli atei crescono'?
È un pensiero divenuto quasi di moda oggi in bocca all'opinione pubblica: “Siamo in crisi, stiamo diminuendo vistosamente, la chiesa è in declino, la fede svanisce...”. È fondato questo giudizio? Dobbiamo distinguere il punto di vista sociologico da quello spirituale. Sociologicamente stando ai dati, nel mondo europeo si può parlare di crisi. Fra gli altri, al seguito di papa Francesco, segnalo cinque indicatori che ritengo più gravi: la crisi della famiglia (instabilità del legame sponsale, incapacità educativa, calo delle nascite), insignificanza della fede cristiana nel mondo giovanile, comunicazione mediatica superficiale e deformata, forme di violenza e conflitti nel mondo, rilevante abbassamento di credibilità della Chiesa. C'è veramente da restare allarmati.
Ma la visione va completata dal punto di vista spirituale, cioè dal punto di vista dello Spirito Santo, dai segni del Vangelo che, a nome di Gesù, Egli va seminando nel mondo. Con papa Francesco possiamo enumerare: la ricerca della verità da parte di tante persone in tutto il mondo non solo cattolico, e il dialogo tra le religioni; l'impegno coraggioso per il rinnovamento radicale della Chiesa alla luce del Vangelo; la disponibilità di tanti giovani a dire sì a Gesù Cristo e alla sua visione di vita come ha dimostrato l'ultimo Sinodo a loro dedicato; tanto silenziosa quanto impressionante e convincente è l'opera di carità e solidarietà (volontariato) verso poveri in tutte le forme (segnatamente i migranti) l'impegno per ridare alla terra la buona salute con cui Dio ce l'ha donata (ecologia)... Certo vi è molto da fare, ma assolutamente non si deve cadere nella trappola del pessimismo e nella delusione. È come dubitare che Dio si è dimenticato dell'uomo! Dalla Bibbia e dalla storia della Chiesa non appare così. Bisogna giudicare ed operare nel mondo sulla misura di Gesù, il Signore crocifisso e risorto, e non misurare Gesù sulla fragilità e peccato del mondo.
Che cosa dire oggi della catechesi italiana?
Vive il travaglio di profondo cambio della Chiesa. Ricordiamo le tre maggiori tappe: la secolare, benemerita tradizione catechistica a partire dal Concilio di Trento (Catechismo della dottrina cristiana) nel solco del rinnovamento promosso dal Vaticano II, in Italia si afferma impetuoso il movimento catechistico con la pubblicazione del Documento di Base e i relativi catechismi, dagli adulti ai bambini (Catechismo della vita cristiana) in questo inizio di secolo si assiste ad un rivolgimento catechistico profondo ancora in atto, caratterizzato da un processo globale che va oltre il tradizionale concetto di catechesi (catechista e catechismi), il quale viene rifondato e inserito nel processo di “evangelizzazione“, che si profila come cammino di iniziazione catecumenale e missionaria. Alla scuola di papa Francesco e dei Vescovi italiani. Siamo in un cammino di lenta, faticosa maturazione con particolare attenzione agli adulti e ai giovani.
Alcuni problemi della catechesi in Italia.
Ne enumero tre. Tra di noi permane una ferita dolorosa che dura si può dire da secoli: fatta la prima comunione e la cresima, alla cui preparazione si nota ancora una notevole frequenza, proprio nel momento di quella che possiamo chiamare la prima scelta di fede, si assiste da parte di tanti all'abbandono dell'ulteriore cammino di approfondimento chiamato mistagogia. Le ragioni sono varie. In sintesi si deve parlare di assenteismo come trascuratezza dei genitori loro stessi poco formati; vige ancora la mentalità - anche tra il clero e i catechisti - che ricevuti i sacramenti della comunione e cresima il fanciullo è “a posto”. Si pensa poco all'acuirsi di problemi che toccano la fede e la morale nel momento di entrata nell'adolescenza.
Un secondo problema riguarda la partecipazione dell'età giovanile alla Messa domenicale. Molti giovani da me interrogati perché “non vanno a Messa” mi hanno risposto “perché non mi dice niente, mi annoia...”. Ecco un problema urgente ancora irrisolto: quale pedagogia eucaristica pratica (e più ampiamente liturgica) per minorenni?
Un terzo problema riguarda come è concepita la catechesi, se è intesa o meno come dimensione costitutiva e permanente nella vita di un cristiano e dunque della pastorale della Chiesa, di ogni singola comunità (e movimento). Anche per il motivo che il parroco può avere più di una parrocchia, ne viene che il compito catechistico va assunto da laici, realisticamente da catechisti coscientizzati, formati secondo diversi destinatari (non solo i piccoli!), riconosciuti dalla comunità e ringraziati come operatori di un vero servizio diaconale, come Paolo parla nelle sue Lettere (v. Rom 16). A mio parere sull'identità e preparazione del catechista “insegnante, educatore, testimone”, in comunità si procede in termini incerti e confusi.
Ho accennato fin qui a problemi reali, ma non posso tacere due cose: che in Italia sono in atto tantissime esperienze positive di cambio. Bisognerebbe che venissero fatte conoscere tra le diocesi, nella singola diocesi, nelle comunità... con la loro singolarità e con pregi e limiti; in secondo luogo mettiamoci in mente, presbiteri, catechisti, laici che qui e ora si deve ragionare secondo il criterio evangelico del seme piccolo che cresce da sé (cf. Mc 4,26s), non di un albero ben piantato e con frutti a portata di mano. Forte è la trasformazione in atto della Chiesa in una società altrettanto in cambiamento. Ciò vale anche a riguardo del pensiero e della prassi catechistica.
Il Sinodo dei giovani ha detto qualcosa al riguardo della catechesi?
Come notavo sopra, la parola-chiave, scelta e risolutamente affermata da papa Francesco nel suo ministero è “evangelizzazione”, cioè seguire e vivere come Gesù, anzi con Lui. In essa sta racchiusa la figura di catechesi. Ciò vale soprattutto per i giovani. Nel documento post-sinodale Christus vivit, Francesco cita ben 160 volte la persona di Gesù come il Signore risorto e Salvatore. Prima di ogni altra specificazione, Gesù è la vocazione dell'uomo (giovane) e “l'incontro” relazionale con Lui fa il cristiano. Se il Papa non parla esplicitamente di catechesi, non mancano motivi catechistici: “Qualsiasi progetto formativo deve certamente includere una formazione dottrinale e morale” essa è chiamata a muoversi su “due assi centrali: uno è l'approfondimento del kerygma, esperienza fondante dell'incontro con Dio attraverso Cristo morto e risorto. L'altro è la crescita nell'amore fraterno nella vita comunitaria e nel servizio”.
Nell'Università Salesiana tu sei membro dell'Istituto di Catechetica. Come funziona?
Sta alla base la consapevolezza di adempiere una volontà esplicita di don Bosco: realizzare la vocazione catechistica della Congregazione Salesiana, anche a livello alto di conoscenze e di formazione. È un'eredità dunque da mantenere e perfezionare mediante un curricolo universitario che comprende con la catechesi anche l'insegnamento di religione nelle scuole. Il via è stato dato dal 4° successore di don Bosco, don Pietro Ricaldone nel 1940, cui è seguito lo sviluppo secondo il processo accademico. Dall'Istituto di Catechetica, collocato nella Facoltà di Scienze dell'Educazione sono usciti centinaia di esperti da ogni parte del mondo, religiosi e laici, uomini e donne, con numerosi vescovi e responsabili di comunità. Oggi si nota la presenza numerosa di membri delle giovani chiese, di Africa e di Asia. Elementi caratterizzanti sono l'attenzione alle indicazioni in ambito catechistico della Chiesa, con cui strettamente collaboriamo, la prospettiva educativa in un rinnovato dialogo teologico-antropologico, la considerazione dei diversi contesti culturali degli allievi, il che ha portato in primo piano l'attenzione al rapporto catechesi e comunicazione con dei nuovi curricoli, la cura della catechesi nella pratica (tirocinio), con particolare riferimento alla catechesi con persone disabili, visita di centri catechistici italiani ed esteri, master di perfezionamento. Un'annuale visita-studio in Terra Santa porta la catechesi alle sorgenti della Parola di Dio. Ovviamente numerosi sono i servizi dei docenti in ogni parte, collaborazioni con riviste, pubblicazioni edite per tanta parte dalla Elledici. Ricordiamo in particolare la stampa di un apprezzato Dizionario di catechetica, l'edizione che si va facendo di una Storia della catechesi in cinque volumi. Esiste una rivista propria (on-line), Catechetica ed Educazione.
Il variare dei tempi porta a personale docente sempre rinnovato. Vorrei concludere con un riconoscimento di miei colleghi, diversi già scomparsi, che hanno dato prestigio alla catechetica nell'Università Salesiana: Emilio Alberich, Joseph Gevaert, Ubaldo Gianetto, Roberto Giannatelli, Giuseppe Groppo, Franco Lever, Giuseppe Morante, Zelindo Trenti.