I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

LE CASE DI DON BOSCO

CESARE ORFINI

Civitavecchia

Per i salesiani, arrivati 70 anni dopo in questa parte d'Italia, la Casa è stata una piccola Valdocco. Come don Bosco, i salesiani a Civitavecchia, dopo la guerra, hanno accolto gli orfani, i ragazzi e le famiglie bisognose che arrivavano dal sud a cercare lavoro.

Don Bosco a Civitavecchia
Don Bosco fu a Civitavecchia nel 1858, nel primo dei 20 viaggi che fece a Roma. Nel 1858 lo fece per l'approvazione della Società di S. Francesco di Sales. Da Genova a Civitavecchia sulla nave a vapore Aventino, con il suo allievo e successore, il beato don Michele Rua, affrontò un viaggio avventuroso. Per lo strapazzo del viaggio don Bosco non riuscì a celebrare, ma partecipò alla Messa nella chiesa dei Domenicani.
Settant'anni dopo i suoi figli operavano nella bella e vivace città affacciata sul Tirreno.
Le origini della parrocchia della Sacra Famiglia di Civitavecchia, che dal 1928 è salesiana, risalgono al 1910, anno in cui il Vescovo diocesano decise di ristrutturare l'organizzazione religiosa della città al fine di risolvere il problema della “cura d'anime” nel quartiere che si stava formando nella zona chiamata “la Nona”.
Per la realizzazione della Chiesa e della canonica fu individuata l'area occupata dal rustico di una costruzione iniziata dai Gesuiti nella seconda metà del XIX secolo e da questi lasciata incompiuta nel 1870, l'anno della caduta dello Stato Pontificio.
Il 10 ottobre 1928 fu affidata ai salesiani, a titolo di donazione, in perpetuo.
Le Figlie di Maria Ausiliatrice erano già arrivate a Civitavecchia nell'ottobre del 1898 aprendo in piazza Leandra, in una modesta abitazione, la Scuola di San Nicola intitolata a Santa Sofia, protettrice della benefattrice Sig.ra Sofia Mariani Filippi. La Scuola era frequentata da bambine molto povere della zona. Le “Suore di Don Bosco”, come erano chiamate, si trasferirono poi nel 1929, un anno dopo l'arrivo dei salesiani, nella sede più ampia di Villa Siri, l'attuale Istituto Santa Sofia. La Scuola elementare ottenne la parifica nel 1986 e insieme con la Scuola dell'Infanzia nel 2001-2002 venne riconosciuta come scuola Paritaria. Attualmente accoglie un notevole numero di alunni dell'infanzia e della Primaria.
90 anni di storia
Da quasi due anni sono responsabile della comunità salesiana in questa parte della regione Lazio nord proiettata verso il mare, quel mare dal quale gli abitanti trovavano nel passato un po' di ricchezza (la pesca e i trasporti via mare), ma che oggi vivono con più precarietà e solo con la speranza per un futuro migliore, nonostante le numerose crociere che arrivano al Port of Rome, come viene chiamato il porto della città, ponte verso Roma. Le informazioni raccolte dai parrocchiani, accoglienti e comunicativi, e soprattutto ben disposti verso ogni salesiano che vi 'prende casa', mi permettono di ritagliare un quadro ricco di colori di questo territorio che - tutti lo sanno - ha una storia lunga quanto Roma e anche di più, stretta com'è tra il nord e il sud della Tuscia romana, terra degli etruschi del Lazio settentrionale.
Il territorio di Civitavecchia pochi anni dopo l'arrivo dei salesiani, nel 1928, è stato distrutto da tre bombardamenti successivi che hanno prostrato la popolazione, distrutto la città (in Italia la più danneggiata) e le speranze di futuro, oltre che aver lasciato sul terreno molti morti e feriti; i salesiani durante questi eventi hanno lavorato col cuore e le braccia, come aveva fatto lo stesso don Bosco a Valdocco. Dopo la guerra era una città da ricostruire e i salesiani hanno faticato per accompagnare questa ricostruzione, soprattutto spirituale, morale ed educativa, dando conforto e stando vicini alle sofferenze dei ragazzi e delle famiglie civitavecchiesi. Così nelle loro testimonianze:
I bombardamenti, le privazioni, le difficoltà del dopoguerra, non è esagerato dire che fu vissuto dai Salesiani eroicamente. Don Pandolfi si salvò per miracolo; sepolto dallo scoppio di una bomba sarebbe morto se una seconda bomba non lo avesse liberato. La città si vuotò, ma i Salesiani rimasero. Si trasferirono sulla collina in sistemazioni di fortuna per non far mancare il conforto religioso e morale alle poche centinaia di persone che vi si erano rifugiate. Il Parroco, don Pollice, non abbandonò neanche i parrocchiani sfollati. In bicicletta, andò ad incontrare i suoi fedeli nei paesi circostanti. Uno di questi, rifugiato in una grotta presso Canino, lo vide presentarsi in un giorno di marzo 44. Aveva percorso, sotto il pericolo dei mitragliamenti aerei oltre 60 km. Il ritorno, con la fine dell'occupazione tedesca, fu penoso. Il cortile sconvolto dalle bombe (e dal rifugio antiaereo fatto scavare dal Comune), il muro di cinta quasi interamente crollato, il salone-cappella semidistrutto. Con l'impegno di tutti si cominciò la ricostruzione”.
Come don Bosco con i muratorini e gli spazzacamini di Torino e gli immigrati dalle valli piemontesi, così i salesiani a Civitavecchia - dopo la guerra - hanno accolto gli orfani, i ragazzi e le famiglie bisognose che arrivavano dal sud a cercare lavoro.
Questi sono arrivati a motivo della pesca, del porto e della centrale termoelettrica. Civitavecchia è una comunità eterogenea che si è amalgamata nel tempo, anche se girando per le strade si sentono ancora accenti e parole che tradiscono altre provenienze, soprattutto dal sud. È una piccola Valdocco perché tra questa nuova gente e queste nuove famiglie i salesiani hanno saputo entrare nel loro cuore e l'eco lontano di queste prime imprese non è svanito.
Oggi il rapporto dei salesiani con la popolazione e i parrocchiani non ha subito cadute, nonostante le difficoltà dell'età e gli impegni pastorali più esigenti. La 'Parrocchia Sacra Famiglia' ha una popolazione di circa 7000 abitanti, con un territorio limitato rispetto alla grandezza territoriale degli inizi. La città si è sviluppata nel dopoguerra forse anche disordinatamente e diverse altre Parrocchie sono sorte sul vecchio territorio della Parrocchia. Oggi la città ha circa 55mila abitanti.
La Chiesa parrocchiale, di modeste dimensioni essendo stata costruita come cappella interna all'edificio destinato ai Gesuiti, non riesce a raccogliere nelle Feste tutta la popolazione e i giovani, e pertanto l'uso del Cine-Teatro funge da 'succursale'. Ugualmente funge da succursale in contemporanea con altre Messe ogni domenica anche la Cappella/Chiesa delle Suore salesiane, che conducono una scuola accanto alla Parrocchia, divisi solo dalla Via San Giovanni Bosco.
Le attività della Parrocchia sono molteplici e vivaci, anche punto di riferimento per diverse iniziative diocesane. La Chiesa è sicuramente la più frequentata di Civitavecchia. Nei giorni feriali dalle 100 alle 120 persone partecipano alle tre Messe quotidiane.
Un oratorio per tutti
L'Oratorio che nei decenni è stato l'unico luogo educativo e ricreativo della città, frequentato da tutti i giovani, continua ad essere punto di riferimento per molti ragazzi, che oggi nel cortile non trovano più la terra battuta o l'asfalto grezzo di pochi anni fa, ma una pavimentazione liscia e funzionale, dove trovano spazio gli sport più popolari, come il calcetto, il basket, il Volley. È stata la felice intuizione di don Enzo Policari, parroco fino al 2017, che sistemando radicalmente il 'cortile' ha ridato slancio a tante attività che attraggono sempre più ragazzi.
Il vicino teatro era il vecchio salone, servito da sempre come Chiesa e per le rappresentazioni teatrali e il cinema; da 8 anni è stato trasformato in una funzionale sala per le rappresentazioni cinematografiche quotidiane. Si distingue per una programmazione di alto profilo culturale, pur facendo proiezioni di prima visione. Il teatro offre opportunità a tante compagnie teatrali amatoriali o semiprofessionistiche e alle stesse scuole per i saggi finali o le proiezioni mattutine.
Da ultimo l'Oratorio, l'opera che si identifica con i salesiani a Civitavecchia. Sul cortile rinnovato sono sorte nuove presenze e nuove attività, Si lavora per incrementare le responsabilità allo scopo di rilanciare questo spazio così ben curato come il 'cortile educativo' di don Bosco. Nel cortile possono rinascere vocazioni come le tante che hanno caratterizzato quest'opera e quella delle suore salesiane a Civitavecchia: 17 le vocazioni delle suore salesiane fino a oggi e 8 quelle dei salesiani provenienti dall'Oratorio, e in più altre 8 tra sacerdoti diocesani e religiosi ex-oratoriani. L'ultima vocazione è l'attuale vicario dell'Ispettoria Centrale.
Civitavecchia è terra di vocazioni. Lo è stata e, con la preghiera e un'azione mirata e responsabile, porterà frutti anche nel futuro.

MONSIGNOR CHENIS, VESCOVO SALESIANO
Il 21 dicembre 2006 papa Benedetto XVI nominava Vescovo di Civitavecchia - Tarquinia, monsignor Carlo Chenis, salesiano, docente dell'Università Pontificia Salesiana di Roma. Ordinato il 26 maggio del 1984, nato a Torino il 20 aprile del 1954: è il Cardinale Tarcisio Bertone che lo consacra nel 2007, il 10 febbraio. Entra in Diocesi il 24 dello stesso mese. Purtroppo una malattia gravissima lo ha strappato alla diocesi il 19 marzo 2010. Davanti alla Cattedrale una statua di bronzo ricorda la figura e il breve ma intenso passaggio del vescovo venuto dal Nord, come recita la targa. È il riconoscimento della città al pastore torinese realizzato da un artigiano tarquiniese; testimonia il forte legame tra la città di Civitavecchia e monsignor Carlo Chenis, in ricordo del suo breve periodo alla guida della diocesi.
Un fratello, un compagno di vita, una guida saggia, che ha lasciato nella città un segno indelebile. Nell'ultimo suo saluto ha detto: “Ho servito la Chiesa...arrivederci”, un'espressione che racchiude tutta l'intensità con la quale ha vissuto il suo mandato pastorale.
A Civitavecchia avviò un calendario di “Buonenotti”, il tradizionale pensiero spirituale con il quale don Bosco salutava i ragazzi al termine di ogni giornata.
Nel Testamento spirituale monsignor Chenis ha lasciato scritto: «Non ho gustato il Paradiso, ma l'ho pregustato nel sorriso delle persone che mi hanno voluto bene. Chiedo scusa per gli errori e se a volte ho brontolato tanto com'è nel mio carattere. Ho trovato tanti amici, ho amato questa Chiesa, felice di essere stato chiamato qui. Ho amato tutte le persone qualunque fosse stato il loro ceto di appartenenza, perché ho potuto frequentare e godere la sapienza di tutti».
Parole che fecero commuovere la città.