I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

FMA

Testo e foto: UTE SUPPA da DON BOSCO Magazin

Traduzione di Marisa Patarino

Ruanda «I giovani devono avere un sogno»

Lo Stato del Ruanda, in Africa orientale, si presenta in piena espansione, proiettato verso il futuro. Ancora oggi, però, i bambini delle famiglie povere dipendono da organizzazioni umanitarie o dal sostegno offerto da varie chiese per poter frequentare la scuola.

La giovane Izere ha pensato bene a tutto: mentre segue il suo percorso di formazione compie un tirocinio nelle case di famiglie benestanti e poi, per un paio d'anni, intende acquisire esperienza come dipendente e risparmiare un po' di denaro. E dopo vuole realizzare il suo sogno: «Sarò un'ottima cuoca e aprirò il mio ristorante». Questa giovane di vent'anni sa che non sarà facile. «Devo guadagnare il denaro necessario», spiega. E aggiunge: «Oggi è molto difficile trovare un lavoro dopo aver terminato gli studi». Izere vive in Ruanda, uno dei Paesi più piccoli dell'Africa, poco a sud dell'equatore, che confina con l'Uganda, la Tanzania, il Burundi e la Repubblica Democratica del Congo. La prima cosa che viene in mente pensando al Ruanda è il genocidio del 1994. In base ai dati dell'ONU, almeno 800000 persone furono uccise nel conflitto etnico tra Hutu e Tutsi. Nei due decenni successivi furono predisposti luoghi della memoria, negoziati davanti a tribunali di villaggio e modalità di riparazione. Sembra che a poco a poco si arrivi alla riconciliazione. Chi percorra oggi il Ruanda a un primo sguardo ha l'impressione di trovarsi nella Svizzera dell'Africa: nella “terra delle mille colline” non ci sono rifiuti per le strade, i sacchetti di plastica sono vietati, è obbligatorio portare scarpe. Nella capitale lampioni innovativi, palme e aiuole floreali adornano le strade; alberghi e centri commerciali con grandi vetrate, il centro congressi che di sera è illuminato con luci multicolori e auto nuove caratterizzano l'immagine della moderna Kigali.
Il presidente del Ruanda in carica dal 2000, Paul Kagame, ama presentare il Paese come una terra in piena espansione: la scuola e la sanità dovrebbero essere accessibili e gratuite per tutti, la malnutrizione infantile dovrebbe essere scomparsa e la corruzione non dovrebbe praticamente esistere. Ma a uno sguardo più attento non tutto risulta così incoraggiante: il governo di Kagame può essere considerato autoritario e vengono espresse critiche a livello internazionale per la mancanza di libertà di stampa, la repressione ai danni dell'opposizione, la manipolazione dei risultati elettorali e l'azione destabilizzante nel Congo orientale. Nel Paese nessuno vuole esprimere pubblicamente un'opinione critica di fronte a un giornalista. In privato varie persone segnalano che telefoni cellulari, e-mail e conversazioni personali sono controllati, che sussistono ancora conflitti tra Hutu e Tutsi, che la povertà è diffusa, soprattutto tra la popolazione rurale. «Curiamo regolarmente bambini malnutriti», ha riferito un medico, che non lo dichiarerebbe mai in pubblico. Un'insegnante che vuole rimanere anonima ha detto: «Forse il 20 per cento della popolazione è ricco e il 20 per cento sta bene, ma il restante 60 per cento vive davvero in povertà, magari con un solo pasto al giorno».
Costruire un nuovo Ruanda
Le Suore di Don Bosco vogliono offrire ai bambini e ai giovani una buona istruzione e quindi una certa sicurezza finanziaria. «Il nostro obiettivo è costruire un nuovo Ruanda, dove tutti possano essere liberi e felici», ha detto suor Lumière, che dirige la comunità di Kigali ed è responsabile della scuola locale delle Suore di Don Bosco. Ritiene che a livello politico il fatto che sulle carte d'identità non sia più registrata l'etnia, che cioè non sia più fatta alcuna distinzione tra Hutu, Tutsi e Twa, sia un passo importante; a livello sociale, considera essenziale che si faccia comprendere ai genitori l'importanza dell'istruzione. A Gisenyi, una piccola città ubicata a nord-ovest del Paese, le Suore di Don Bosco gestiscono il centro di formazione tecnica e professionale “St. Mary Dominic Mazzarello TVET (Technical and Vocational Education and Training)”, in cui Izere frequenta il corso per diventare cuoca. Circa 130 giovani di ambo i sessi seguono qui un percorso di formazione dell'ambito alberghiero, della cucina e dei servizi. Sono anche proposti corsi di sartoria. Le Suore si impegnano negli ambiti in cui vi sia necessità di personale e dunque uno sbocco lavorativo o per cui sia possibile avviare una piccola attività autonoma: gli hotel e i ristoranti hanno bisogno di personale grazie al turismo che è in crescita e con una macchina da cucire è possibile guadagnare presto un po' di denaro. «Il governo incoraggia i giovani a diventare lavoratori autonomi e a crearsi un lavoro e noi vogliamo aiutarli», ha detto l'insegnante Françoise Mukankusi, che vuole trasmettere agli allievi valori per la vita, in aggiunta alle competenze specifiche. «Insegniamo loro a guardare al futuro con ottimismo, ad avere fiducia e a lavorare con impegno».
Anche Mukankusi ha avuto una buona opportunità grazie alle Suore di Don Bosco. Nel 2008 si iscrisse al corso riguardante il settore alberghiero. Aveva ventitré anni, due figli piccoli, non lavorava e suo marito guadagnava poco. «È stato un periodo difficile», ha ricordato Mukankusi, che di notte cucinava e puliva la casa e al mattino si recava al centro di formazione con i bambini. Le sue compagne di classe conducevano una vita simile alla sua: «I nostri mariti non avevano il denaro necessario per le tasse scolastiche e nemmeno per il vitto. Spesso arrivavamo a scuola affamate, a volte ci addormentavamo durante le lezioni», ha ricordato Mukankusi. «Le Suore però ci hanno sempre aiutato e dicevano che avremmo raccolto presto i frutti del nostro impegno». Dopo aver completato il percorso di formazione, Mukankusi ha lavorato come addetta alla reception in un hotel, poi ha cominciato a insegnare presso il centro TVET e nel 2013 vi è stata assunta stabilmente. Anche le sue amiche sono riuscite a inserirsi nel mondo del lavoro: una è Vicerettore all'università, un'altra gestisce il servizio di pulizia in un hotel. «Noi donne del Ruanda siamo così: combattiamo», ha detto Mukankusi.
Nel 2017 il Ruanda si è collocato in prima posizione tra i Paesi in via di sviluppo relativamente all'indice di sviluppo ed è uno dei due Paesi al mondo in cui in Parlamento siedono più donne che uomini. I dati riguardanti l'istruzione sono però preoccupanti: solo il 12,6% delle donne di età superiore ai ventiquattro anni ha un'istruzione che vada oltre la scuola elementare. Il dato percentuale riguardante gli uomini si attesta al 17%.
Niente denaro, niente scuola, niente lavoro
«I bambini delle famiglie povere hanno ancora difficoltà a seguire un percorso di formazione e a trovare un lavoro, anche se sono intelligenti», ha detto il ventiquattrenne Fidele. Ha perso il padre in giovane età, vive con la madre e il fratello in una casa molto piccola e può frequentare il centro TVET solo perché vi svolge alcune mansioni e sua madre cucina per le suore. Fidele comprende che la qualità della formazione è fondamentale per il suo futuro. Il percorso triennale offerto dalle Suore di Don Bosco permette di conseguire un diploma e ha un'ottima reputazione su tutto il territorio nazionale. «Il 90 per cento dei diplomati trova un lavoro», ha detto Fidele, che in futuro vorrebbe lavorare come cuoco. Molti studenti non possono permettersi di pagare le tasse scolastiche. «Alcuni pagano a rate, altri portano oche, fiori o frutta, altri puliscono la casa o prestano il loro aiuto con varie attività», ha spiegato la direttrice suor Yvette. La direttrice attribuisce particolare importanza a un aspetto: «I giovani devono avere un sogno! E buoni docenti, come Françoise». Se gli allievi sono assidui e diligenti possono trovare un buon lavoro e magari anche ricambiare l'aiuto che hanno ricevuto. Le suore creano l'ambiente e l'atmosfera che regnano qui.