I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

LE COSE DI DON BOSCO

JOSÉ J. GÓMEZ PALACIOS

Un caffè

Sono un'antica tazza da caffè. Ho alle spalle un servizio più che centenario in questa bottega da caffè, che prendeva il nome dal magnifico Santuario che sorge qui davanti, il “Caffè della Consolata”. Quanti ricordi ho!
Nell'autunno del 1860, per esempio, come tante altre volte, don Bosco entrò con un gran mucchio di lettere sotto il braccio e si sedette per leggere e sbrigare la corrispondenza in santa pace. In bottega, era stato assunto da poco un ragazzotto di 13 anni, piuttosto vispo. Era fuggito da casa nell'estate di quell'anno, perché non sopportava più i rimproveri e la severità dei genitori.
Il padrone chiamò il ragazzo e gli disse: «Chiedi che cosa desidera il prete che è di là». «Io chiedere ad un prete?» protestò il ragazzo. «Chiedi quello che vuole e fila, balengo!». «Che vuole da me, lei prete?» chiese malamente il ragazzo a don Bosco. Lui lo guardò fisso negli occhi: «Desidero da te, bravo giovane, una tazza di caffè» rispose con grande amabilità «Ma ad un patto». «Quale?» «Che me la porti tu stesso».
Il ragazzo si fermò a bocca aperta. Raccontò più tardi: «Quelle parole e quello sguardo mi vinsero e dissi fra me: Questo non è un prete come gli altri. Gli portai il caffè una forza arcana mi teneva presso di lui, che prese ad interrogarmi, sempre colla più grande amorevolezza, sul mio paese natio, la mia età, le mie occupazioni e soprattutto perché fossi fuggito di casa».
Il dialogo si fece affettuoso. «Vuoi venire con me?» disse il prete. «Dove?» «All'Oratorio di don Bosco. Questo luogo e questo servizio non fanno per te». «E quando sarò là?» «Se ti piace, potrai studiare». «Ma lei mi terrà bene?» «Oh, pensa! Là si giuoca, si sta allegri, ci si diverte». «Bene, bene. Vengo». «Ma quando?» «Subito? Domani?» «Stasera» concluse don Bosco.
La famiglia del ragazzo contribuì poco niente alle spese, pur essendo benestante. Il giovane, pur essendo molto vivace, era buono di cuore e faceva molto profitto nello studio. Timoroso di dover troncare gli studi, ne parlò con don Bosco, il quale gli rispose: «Che importa se i tuoi non vogliono più pagare? Non ci sono io? Sta' sicuro che don Bosco non ti abbandonerà». E infatti, finché stette nell'Oratorio, non gli mancò mai nulla. Terminati gli studi, i primi denari che poté mettere insieme con il suo lavoro li mandò, a costo di privazioni e a piccole rate, a don Bosco.

La storia
Negli ultimi giorni di luglio dell'anno scolastico 1862-63, i ragazzi lasciavano Valdocco per le vacanze scolastiche. Fra quelli dell'ultimo anno, uno si dimostrava particolarmente affettuoso con don Bosco e continuava a ringraziarlo per quei tre anni all'Oratorio che avevano cambiato la sua vita (Memorie Biografiche VII, 490-492).