I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

LA STORIA SCONOSCIUTA DI DON BOSCO

FRANCESCO MOTTO

Il Bollettino salesiano:
un'idea “fortunata”

Il primo numero del Bollettino Salesiano è stato pubblicato nell'agosto 1877. Il primo direttore è stato don Bosco. Oggi è presente in 132 Paesi del mondo, con 66 edizioni, lette in 31 lingue.

Perché i Salesiani di Don Bosco hanno potuto estendersi così rapidamente nel mondo? È la domanda che fanno sovente alcuni studiosi, coscienti dei forti limiti delle condizioni di partenza da parte di don Bosco: modesto bagaglio culturale, figlio di una teologia e di una concezione sociale con fortissimi limiti, risorse umane ed economiche praticamente nulle.
La risposta alla domanda non è semplice; in estrema sintesi si potrebbe attribuire alla capacità di don Bosco di attuare i suoi progetti con la sua personalità accattivante, la grande attualità delle sue opere (oratori, scuole, laboratori, tipografia, Cooperatori, missioni...), la notevolissima diffusione dei suoi libri e soprattutto lo strategico coinvolgimento di molte persone con lettere, foto, viaggi, promozione della sua immagine di educatore-operatore sociale-taumaturgo-santo. Ma strumento formidabile per questa opera di coinvolgimento fu la pubblicazione del Bollettino Salesiano.

Il contenuto
Pensato nel 1877 come semplice e gratuito bollettino di collegamento e di ragguaglio “delle cose fatte o da farsi onde ottenere... la gloria di Dio, il bene della Civile Società”, don Bosco se ne servì splendidamente per mantenere unità di pensiero e di azione fra i Cooperatori e con i Salesiani, per fare pubblicità delle sue lotterie, e dei suoi libri, per spargere buone massime ai lettori e alle loro famiglie, per avvertire circa la vigilanza nei riguardi del proselitismo protestante, della corruzione dei costumi, della stampa irreligiosa e immorale, a danno soprattutto dei giovani.
Privilegiati furono le intriganti avventure a puntate della Storia dell'Oratorio, la lettera di gennaio ai Cooperatori, nella quale don Bosco descriveva le opere compiute nell'anno trascorso e previste per l'anno in corso, le “lettere americane” dei missionari, le relazioni di conferenze in cui ne illustrava le precise finalità dei salesiani al servizio alla società e alla chiesa, al di là di qualunque collegamento politico, escluso in partenza.
Pensato anche come organo informativo della Congregazione salesiana e perfezionatosi gradatamente, il periodico pubblicava profili necrologici di SDB, di FMA e di Cooperatori insigni, elenchi mensili di Cooperatori defunti, programmi di collegi, qualche articolo dottrinale e sull'ultima pagina la serie d'indulgenze lucrabili nel mese. Non mancava qualche rettifica di notizie attinenti l'Opera salesiana divulgate con inesattezze da altri giornali o da privati, segno della grande attenzione che i SDB dell'epoca avevano di quanto veniva divulgato su di loro.

I destinatari: Cooperatori, Benefattori e Abbonati
Don Bosco definiva come Cooperatori Salesiani quanti (laici o membri del clero) semplicemente si occupavano di opere caritatevoli secondo lo spirito della Congregazione, vale a dire: mandare i fanciulli al Catechismo, aiutare i Parroci a istruirli ed assisterli in Chiesa, togliere loro di mano i libri cattivi e farne loro avere dei buoni, allontanarli dai cattivi compagni, scegliere quei Collegi moralmente sani, prendersi cura speciale delle vocazioni allo stato ecclesiastico o religioso. In una parola fare dei giovani “buoni Cristiani ed onesti cittadini”.
E precisava “Altri sono i Cooperatori Salesiani, i quali sono i nostri Benefattori. Altri sono gli Abbonati al Bollettino come giornale. Il Bollettino non è che un mezzo di comunicare le opere e stringere i buoni Cristiani con uno spirito e fine solo: conseguire la maggior gloria di Dio. Se i governi non ci metteranno incaglio, il Bollettino diverrà una potenza, non per sé, ma per le persone che riunirà”.

Sostegno economico imprescindibile
Don Bosco in vari modi abbinava apertamente le denominazioni di Cooperatore e di Benefattore. I Cooperatori “possono nondimeno giovare ai salesiani colla preghiera e coi soccorsi materiali”. Il sostegno economico era uno dei “requisiti necessari” per essere Cooperatore: “Le preghiere non bastano... non solo i creditori, ma nemmeno i nostri giovani si contentano di preghiere”. Va qui ricordato che DB seguiva una dottrina rigorosa, per cui l'elemosina non era soltanto atto di generosità, ma un grave dovere, uno stretto obbligo di giustizia distributiva con evidente impatto sociale.

Diffusione ed esiti
Don Bosco affidò presto la direzione del BS a don Bonetti, ottimo scrittore, ma lui stesso esercitò sempre un notevole controllo su quello che vi veniva pubblicato, soprattutto richiamando il direttore a redigerlo in modo garbato, mai polemico, onde evitare questioni giornalistiche: preferiva solo far conoscere in tono semplice le opere salesiane.
Il BS, inviato gratuitamente a tutti i possibili benefattori, Cooperatori potenziali, con il semplice invito a versare tre lire annue (11,00 Euro) per concorrere alle spese di stampa e di spedizione, senza che fosse considerato abbonamento, raggiunse le case di ricchi e poveri, di nobili e comuni cittadini, di autorità civili e religiose, di dotti e di persone di minima alfabetizzazione, cattolici o meno, in Italia o all'estero. Ebbe una tiratura che passò rapidamente da poche migliaia a decine di migliaia, per giungere complessivamente a circa 40.000 alla morte di don Bosco.
Fra i motivi del “successo” possiamo additare il carisma personale di don Bosco, la significatività ed attualità dell'Opera salesiana, la capacità di coinvolgimento dei lettori nello sviluppo dell'Opera salesiana, fatta sentire come frutto della propria preghiera e del proprio sostegno economico, l'entusiasmo per l'azione missionaria in Sudamerica, l'organizzazione e diffusione capillare sul territorio, il gusto (romantico) dell'epoca per i resoconti offerti delle scoperte di un mondo sconosciuto da parte dei missionari pionieri (quasi “romanzi di avventura”).
Il BS italiano, presto seguito dall'edizione francese e spagnola, contribuì in larga misura a fare la “fortuna” di don Bosco. Alla prova dei fatti, raggiunse complessivamente i numerosi scopi che si proponeva: la diffusione del bene che la Congregazione stava operando, la formazione di un'opinione pubblica favorevole alla Congregazione, il suo finanziamento, il richiamo vocazionale tanto maschile che femminile.