I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

I NOSTRI EROI

GIOVANNA BRUNI

Un san Luigi tutto nostro

A Oliva Gessi, il mese di giugno è il mese di san Luigi Versiglia. Egli, infatti, è nato il 5 giugno 1873 in questo accogliente paesino delle colline dell'Oltrepò pavese. E qui lo chiamano semplicemente «Il Santo».

A Oliva tutto ruota intorno a lui. Ogni anniversario a lui legato è occasione di una celebrazione solenne e di un festeggiamento perché la venerazione e l'affetto per “il Santo” (così ci si riferisce a lui normalmente) sono vivi in tutti, e in tutti vi è il forte orgoglio dell'esserne conterranei e il grande desiderio di divulgare il suo culto.
Tanti sono gli aspetti della sua vita e della sua persona che incantano e attraggono chi ha modo di conoscerlo, soprattutto leggendo le sue parole, proprio come è successo a me, che per caso mi sono imbattuta nelle lettere che, da Missionario in Cina dal 1906 al 1930, scriveva ai Superiori e che venivano pubblicate nel Bollettino Salesiano di quegli anni.

Prete a ventidue anni
Ciò che subito ci colpisce è l'effetto del magnetismo esercitato su di lui da don Bosco e dall'ambiente salesiano che respira a Torino Valdocco, dove all'età di dodici anni va a studiare con la chiara intenzione di non diventare poi prete, bensì veterinario. Infatti, zelante e assiduo chierichetto, si indispettisce quando gli dicono: “Tu diventerai prete”. Magnetico si rivela anche un gruppo di missionari in partenza per l'Argentina, durante la cerimonia di consegna delle croci, l'11 marzo 1888 nella basilica di Maria Ausiliatrice. Nasce così la sua vocazione, la volontà di farsi prete missionario, e sarà ordinato prete a soli ventidue anni, con dispensa concessagli in virtù della sua maturità spirituale, superiore all'età.
Finalmente, nel 1906 riesce a concretizzare la sua aspirazione: il Rettor Maggiore don Michele Rua lo nomina capo della prima spedizione missionaria salesiana in Cina. A Macao, colonia portoghese sulla costa meridionale della Cina, ha inizio la sua vita missionaria, con la direzione di un orfanotrofio per conto del vescovo monsignor Paolino de Azevedo, ma il suo operato si espanderà nei territori dell'Heng-shaun, sul Fiume delle Perle, fino a quelli montuosi a nord del Kwan-tung, dando vita nel 1918 alla prima Missione Salesiana completamente autonoma in Cina, la Missione dello Shiu-chow, guadagnandosi la consacrazione a Vescovo nel 1921.
Tutto ciò a dispetto dello scenario ostile e gravoso che offre la Cina in quegli anni. Quelli del periodo missionario di Versiglia, infatti, sono anni di grandi tribolazioni per la Cina, tormentata da tensioni sociali e scontri violenti, con un'economia molto arretrata e indebolita da trattati iniqui imposti dalle potenze occidentali. Alla caduta del Celeste Impero, con la proclamazione di una Repubblica incapace di governare, poiché i veri detentori del potere sono potenti generali che dominano nelle diverse regioni, seguono conflitti tra le forze imperiali e i rivoluzionari repubblicani, l'imperversare della pirateria e la diffusione di epidemie. La situazione degenera quando il governo repubblicano stringe un'alleanza con il partito comunista cinese fondato da Mao Tse-Tung e la Russia manda il suo aiuto accompagnato da una pressante azione di propaganda bolscevica contro gli occidentali. Vengono compiuti soprusi e devastazioni, i missionari non sono più tollerati e diventano bersaglio dello xenofobismo bolscevico.

L'impronta del sangue
Monsignor Versiglia, pur tra disagi e difficoltà di ogni genere, riesce comunque a svolgere un intenso lavoro apostolico, anche in virtù della grande fiducia nella protezione di Maria Ausiliatrice e di don Bosco. In tutto il suo agire emergono una grande carità, la totale abnegazione di se stesso in favore del prossimo e il grande zelo per la salvezza delle anime, in breve, uno sconfinato amore per il prossimo. Quando scoppia la peste bubbonica corre a confortare e a battezzare i malati nei lazzaretti. “La prima volta che giunsi al lazzaretto, mi trovai di fronte a uno scompartimento femminile. Vedo una povera ragazza di circa dodici anni, di aspetto dolce di per sé e gentile, ma pallida del pallor della morte; il sangue, che per la veemenza del male, rigetta di quando in quando, le imporpora la bocca, ha una grossa e rozza catena ad un piede per tema che nel delirio della febbre abbia a fuggire, e presso a lei è il babbo, accovacciato per terra, che la contempla e si direbbe il ritratto del dolore. Verso sul suo capo l'acqua salutare, e la poveretta sembra trasformarsi; si vede visibilmente che un influsso salutare la pervade e le dà un aspetto angelico. - Dunque ora sono figlia di Dio? Grazie, Padre, grazie! - E mi prende la mano e vi stampa un bacio lasciandovi l'impronta del sangue.
Monsignor Versiglia si prende cura anche dei lebbrosi segregati in un'isola intorno a Macao. Durante la guerra civile dà rifugio a cristiani e pagani nelle residenze della Missione. Più di una volta si trova a dover difendere scuole e residenze dall'occupazione di truppe militari, ma la sua astuzia e la proverbiale tranquillità lo vedono vincente.
Compie frequenti visite alle varie cristianità sparse nell'immenso territorio della Missione, che richiedono viaggi lunghi e faticosissimi, a piedi o a cavallo lungo sentieri selciati strettissimi o in barca sui fiumi, e spesso deve pernottare sull'assito delle barche pubbliche o in alloggi di fortuna. “Mancanza frequente di mezzi di trasporto e piogge dirotte, quindi anche cadute per i sentieri impraticabili, dove non potevano tener fermo il piede nemmeno i cavalli: digiuni forzati e forzate stazioni deserte... chi può enumerare le mille peripezie dei nostri viaggi?! ... L'acqua gelata, in pieno febbraio, ci scrosciava contro i vestiti senza pietà. E non v'era un angolo in cui ripararci! Ad un tratto i cavalli s'impuntano, e non si va né avanti né indietro, e trascorriamo una mezz'ora fra brividi e sospiri...
Chi vive al suo fianco testimonia che monsignor Versiglia ha tratto affabile e cordiale con tutti ed è circondato da grande venerazione e profonda stima. Per gli orfani il loro Lui San-fù (padre Luigi) ha una dedizione totale e amorevole e si comporta come un padre. E loro lo ricambiano appieno e appena arriva gli corrono incontro e lo accolgono festosamente. Con monsignor Versiglia nascono due bande musicali salesiane, a Macao e a Shiu-chow, composte da orfani e allievi delle opere salesiane. Sempre oggetto di grande curiosità da parte dei cinesi, esse godono di stima e prestigio, sono invitate a suonare in molte feste religiose e civili e costituiscono un vero e proprio strumento di evangelizzazione per la simpatia che trasmettono. “I metallici strumenti mandavano lampi e note da farci sembrare una comitiva fantastica, piovuta da un altro mondo. - Sono proprio nostri compatrioti quelli che cavano così liete armonie da quei bei cosi di oro? Come hanno fatto ad apprendere? - Ah! Sono quegli uomini dell'occidente che li hanno addestrati. - Pare impossibile che soffiando in un buco così piccolo, esca un vocione così grosso! - Questi Europei sono veramente Diavoli! Altri a vedere don Lucas che si sbraccia a far la battuta in testa al suo battaglione: - Ah! quello deve avere dell'ingegno per saper mettere insieme tanto rumore. Quello deve avere almeno dieci diavoli!”.

Il giorno della ferocia
La progettazione e la realizzazione di scuole, residenze, chiese, dispensari medici e ricoveri per anziani sono il frutto di sue doti particolari: da un lato quelle di architetto, dall'altro quelle di convincente oratore. Infatti, nei due viaggi che compie in Italia e in Europa (1916 e 1922) e in quello in America, in occasione del Congresso Eucaristico di Chicago (1926), quando racconta la sua vita missionaria incanta e tocca i cuori di molti benefattori ottenendo fondi consistenti per la Missione. Appena prima di partire per quello che si rivelerà il suo ultimo viaggio pastorale riesce altresì ad inaugurare un seminario per le vocazioni indigene: è la realizzazione del suo sogno.
Il 23 febbraio 1930 parte per la visita pastorale alla cristianità di Lin-chow insieme al giovane missionario don Callisto Caravario, a due giovani maestri, alle loro due sorelle e ad una catechista. Il 25 febbraio durante la risalita del fiume di Lin-chow la loro barca è fermata da una decina di pirati che chiedono cinquecento dollari e tentano di rapire le ragazze ma il Vescovo e don Caravario si oppongono risolutamente per proteggere la purezza delle giovani. I pirati allora si scagliano su di essi, insultando la religione, e li bastonano selvaggiamente. Poi li conducono in una boscaglia, li fucilano e si accaniscono sui loro corpi.
Le ragazze, liberate qualche giorno dopo dall'esercito regolare, testimonieranno la serenità con cui i due missionari sono andati incontro alla morte. A tutti appare subito evidente che essi sono vittime della purezza e dell'odio contro la religione cattolica.
Tutti coloro che hanno vissuto a fianco di monsignor Versiglia ne esaltano le virtù cristiane e apostoliche e sono concordi nell'affermare che il martirio non è altro che il coronamento di una vita tutta vissuta in Santità, una Santità conquistata giorno dopo giorno.