I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

TEMPO DELLO SPIRITO

CARMEN LAVAL

Traduzione di Marisa Patarino

Cinque lezioni di saggezza di Santa Teresa d'Avila

Papa Francesco ha detto che la grande mistica spagnola è “una guida sicura”. A cinquecento anni di distanza dalla sua nascita, il suo messaggio è ancora vivo ed è fonte di ispirazione.

Da alcuni anni si moltiplicano le opere su questa “donna senza confini”, come è stata definita. Dalla sua opera Avvisi sintetizziamo cinque lezioni di saggezza.

1. RIGUARDO ALLE NOSTRE EMOZIONI: “Non essere mai eccessivo, ma di' con misura ciò che pensi
Ogni incontro con l'altro, con Dio o con chi ci è vicino, passa attraverso il nostro corpo e il nostro spirito. Siamo fatti di affetti e di emozioni; si tratta di provarli e poi di esprimerli in modo corretto per farne un ponte tra noi e l'altro. Solo così possono esistere lo scambio e la condivisione.
In un mondo di eccessi, com'è diventato il nostro, di parole esagerate, offese e derisioni, dobbiamo trovare la giusta misura del nostro modo di parlare.
Con il termine “misura” Teresa d'Avila intende parlare di “distanza”: è ciò che rende possibile la relazione. Non troppo vicino, cioè inchiodati alle nostre emozioni grezze o invadenti, né troppo lontano da esse. Si tratta di gestire con intelligenza questo concetto di distanza che ci permette di continuare a essere noi stessi e arricchirci con la differenza.
In pratica: Esaminiamo le nostre emozioni quando si esprimono in modo eccessivo (Che cosa dicono e che cosa nascondono del mio desiderio, delle mie paure? Che cosa mi disturba dell'altro e che cosa richiama, in me e nella mia storia?). Ma facciamolo anche quando non si esprimono affatto (Che cosa provo in profondità? Come potrei dichiarare o dire a me stesso ciò che provo?). Una volta chiarite le nostre emozioni, dobbiamo ancora pensare a come esprimerle: stabilire un contatto senza essere invadenti, spiegare senza rimproverare o salire in cattedra, domandare senza aggredire... La reazione dell'altro è il barometro della nostra correttezza. O dei nostri eccessi.

2. PER LA NOSTRA APERTURA MENTALE: “Se qualcuno parla di argomenti spirituali, ascoltatelo come discepoli, con umiltà, e fate tesoro dei contenuti positivi che vi saranno detti
L'umiltà è al centro del messaggio di tutti i grandi mistici. Ridimensionare il proprio ego liberandolo di tutto ciò che ostacola l'incontro con Dio è il primo passo verso di Lui. Lo stesso accade nelle nostre interazioni umane. Quale relazione posso avere, se mi avvicino all'altro con la convinzione della mia superiorità e della mia verità? Santa Teresa considera questa regola di umiltà una priorità assoluta. Il suo messaggio non è rivolto solo ai credenti cattolici: scrive “spiritualità”, non “religione cattolica”. Non scrive neppure: “fate tesoro delle verità che vi saranno comunicate”, ma “dei contenuti positivi che vi saranno detti”. Cioè ciò che il cuore riconosce come giusto. È impossibile essere fanatici o chiusi nelle proprie certezze, se si applica questo consiglio.
In pratica: Prima di criticare, confutare o cercare di convincere, adottare una posizione di ascolto autentico, senza preconcetti o giudizi. Questo permette di aprire la mente ad altri modi di pensare, di arricchirsi di nuove conoscenze e di creare un clima favorevole agli scambi sereni e profondi.

3. PER VIVERE INSIEME: “Compiere ogni cosa come se Sua Maestà [Dio] fosse realmente visibile; in questo modo l'anima guadagna molto
Per Teresa Dio è l'Altro. Il radicalmente diverso. Per noi quest'altro è la “sede” in cui incontriamo l'essere umano, di fronte a noi, accanto a noi. Quello che pensiamo di conoscere è accessibile solo nello scambio che possiamo avere con lui. A condizione di riconoscere e accettare la sua “alterità”. Compiere ogni cosa “come se l'Altro fosse realmente visibile” significa concepire l'alterità come intelligente (ti riconosco come altro) e arricchente (tu mi porti qualcosa). Vale per Dio e per tutti coloro con cui ci incontriamo. Questa posizione è la base di un vivere insieme rispettoso e fecondo. Nei rapporti privati come nelle relazioni sociali.
In pratica: Accettare di essere disturbati, destabilizzati nelle nostre certezze e nelle nostre convinzioni. Mettere in discussione questa difficoltà e accettare dall'altro ciò che può arricchire la nostra conoscenza di noi stessi, oltre alle nostre competenze. Non accontentarsi dell'illusione comoda ma pericolosa (soprattutto nei rapporti affettivi) di “sapere tutto dell'altro” al contrario, amare e rispettare la differenza tra noi che, in famiglia, con i nostri amici o colleghi, rende il rapporto vivo.

4. PER L'APERTURA DEL CUORE: “Prendete l'abitudine di compiere molti gesti d'amore: rendono l'anima ardente e dolce
Il messaggio di Teresa è chiaro: non dobbiamo aspettare di voler “compiere atti d'amore” per amare. Perché? Perché se ci lasciamo trasportare soltanto dalla nostra spontaneità, l'amore rischia di essere il grande abbandonato delle nostre vite e dei nostri cuori. Compiendo invece un atto di volontà, lo inseriamo nella nostra vita quotidiana, lo rendiamo ordinario per noi. E questo cambia tutto. L'altro messaggio contenuto in questo consiglio è il dono gratuito: dare prima di ricevere è la peculiarità del cuore amorevole.
In pratica: Con l'espressione “atti d'amore” Teresa d'Avila si riferiva all'attenzione verso gli altri, ai piccoli gesti di gentilezza, al sostegno, al conforto, all'ascolto amorevole. Cominciando da coloro che si trovano vicino a noi. Tanti piccoli gesti d'amore volontariamente abituali che rendono il cuore capace di aprirsi, di amare meglio, ma anche di ricevere meglio.

5. PER LA COSCIENZA DI SÉ: “Dedicate grande attenzione all'esame di coscienza di ogni sera
L'esame di coscienza è un “classico” della religione cattolica. Lo scopo di questa immersione dentro di sé è cercare di comprendere che cosa ostacoli l'apertura del cuore e dell'anima, o almeno avvicinarsi a questa consapevolezza. Quali paure, quali dubbi, quali dinieghi ci impediscano di avere fiducia, di andare incontro al nostro desiderio o di sostenerlo. Questo esame di coscienza è anche un invito ad ascoltare l'inconscio in noi, le realtà difficili, dolorose, vergognose, per non nascondere nulla che ci disturbi o ci ferisca. Tutto alla luce delle parole di Dio che sono nella Bibbia e nel Vangelo di Gesù.
In pratica: Perché faccio o ho fatto questo? Dove sto andando? Queste due domande permettono di accedere a una più profonda coscienza di sé e mettono in questione il fine delle nostre azioni. Se Gesù fosse qui adesso seduto accanto a me, che cosa mi direbbe?